La Settimana Santa a Santu Lussurgiu

Domenica, 24 Marzo, 2013

Image preview

Dal 24 al 31 Marzo 2013 I Riti della Settimana Santa a Santu Lussurgiu

- La settimana che precede la Domenica delle Palme, il coro della Confraternita dell'Addolorata durante le sue funzioni esegue il canto della "Novena", e con questi canti ci si prepara all'atmosfera quaresimale.

- Lavorazione della palma durante la settimana che precede la Domenica delle Palme. Per questa occasione nella sacrestia della Confraternita del Rosario si intrecciano le foglie di palma, e i cantori ufficiali fanno le prove, inserendo nel coro di tanto in tanto anche dei giovani, trasformando cosi questa attività in una vera e propria scuola di canto.

- La Domenica delle Palme è caratterizzata dalla benedizione e distribuzione al popolo delle palme lavorate e dei mazzetti di ulivo con le foglie di palma, durante la S. Messa, che viene cantata dal coro de 'Su Cuncordu 'e Santa Rughe', (coro della Confraternita di Santa Croce).

- Il Martedì Santo la Arciconfraternita di Santa Croce è titolare della funzione de "Su Nazarenu", consistente nella via Crucis all'interno della omonima chiesetta di Santa Croce, eseguendo i canti del Miserere e della Novena da parte del proprio coro.

- Mercoledì Santo la Confraternita del Rosario prepara il simulacro del Cristo morto sulla croce, che verrà esposto al pubblico fino alla partenza della processione del Giovedì con tutti gli oggetti per la cerimonia del giorno successivo, corde e cunei di legno (sas cotzas), le scale per le funi (iscalas de arrambu), si puliscono i lampioni processionali, mentre le Prioresse vestono la statua della Madonna Addolorata.

- Prima che la Confraternita del Rosario chiedesse il permesso al Vescovo di poter svolgere i riti della Settimana Santa nei due giorni separati, tutte le funzioni si facevano nel solo giorno del Venerdì come da Sacra Scrittura sino agli inizi degli anni sessanta. Quindi il giorno del Giovedì era pressoché libero, prima della messa in Coena Domini.

A Santu Lussurgiu subito dopo pranzo si svolgevano 'sas Criccas'. Consisteva in una processione, che partendo dalla sede della Confraternita più antica, quella di Santa Croce, si recava alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, sede della Confraternita del Rosario, per proseguire poi al Carmine, sede della omonima Confraternita, e facendo l'ingresso solenne nella chiesa Parrocchiale di San Pietro dove aspettava l'ultima Confraternita in ordine di erezione, quella dell'Addolorata, con sede a San Pietro.

Alla presenza di tutte le confraternite riunite si dava inizio alla santa messa in Coena Domini (Missa 'e Gloria).

Di questi tempi, nel pomeriggio del Giovedì si prepara il tavolo per la cerimonia del lavabo (lavanda dei piedi) che si svolge durante la celebrazione della messa, nella chiesa parrocchiale di san Pietro.

Il tavolo viene coperto dalla tovaglia ricamata con lo stemma della Confraternita, imbandendo il tavolo con il pesce, il pane , il vino, la lattuga e l'arancio o il carciofo, a seconda della qualità d'annata dei due prodotti.

Prima della celebrazione le Prioresse aiutano a sistemare le fasce e gli asciugamani ai Priori e consiglieri, incaricati nelle mansioni del rito. Subito dopo la celebrazione della S. Messa la Confraternita del Rosario, coadiuvata dagli altri sodalizi, prepara l'altare maggiore della stessa chiesa, sgomberando tutto quello che si trova nel presbiterio, compreso l'altare mobile, per creare più spazio possibile alla cerimonia successiva. Appena arrivato il sacerdote, o il delegato per esso, la processione parte dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli, "su Cunventu(1)"; in questo momento la portantina (s'andia) con il simulacro della Madonna Addolorata viene portata in questo giorno dalla Confraternita del Carmine, mentre la Confraternita dell'Addolorata chiude il corteo prima della folla.

Durante il tragitto con la croce del Cristo Morto che da li a poco verrà inalberata, su Cuncordu 'e su Rosariu, (della Conf. del Rosario) canta nelle soste stabilite versetti del Miserere (salmo 50). Dentro la chiesa Parrocchiale, durante la fase dell'inalberamento della croce – in sardo detto Incravamentu - il coro esegue il versetto del Miserere, che gli anziani per la sua lunga durata avevano soprannominato: Miserere longu, «Tunc apcetabit sacrificium justitiæ (...) super altare tuum vitulos» (vv. 21-22).

Dopo la breve riflessione del predicatore, la sacra rappresentazione termina con una strofa della Novena in lingua sarda, che nella nostra tradizione vocale - diversamente a quanto accade nella maggior parte dei centri dell'Isola - sostituisce lo Stabat Mater in latino: «A pes de s'agonizzante / autore de sa vida / de dolore isconsumida / pianghe sa mama amante».

- Il giorno del Venerdì Santo al pomeriggio, si prepara la lettiga con i fiori e le candeline che dovranno essere accese al rientro del corteo. Si esegue l'arrotolamento particolare delle fasce, si prepara il vassoio con i martelli e le pinze, si puliscono le scale per il discendimento della croce – s'Iscravamentu - constatandone la stabilità, mentre le Prioresse collaborano alla vestizione, preparando le fasce colorate che distinguono i quattro confratelli incaricati de s'Iscravamentu.

Subito dopo terminata l'azione liturgica, svoltasi nella chiesa parrocchiale di san Pietro, il sacerdote si reca alla chiesa 'de Cunventu' per dare il via al corteo processionale con la lettiga, attorniata da quattro confratelli, uno per ogni lato, che portano i lampioni spenti, e tutti gli oggetti sopra descritti.

Anche in questa fase della processione il coro de su Cuncordu 'e su Rosariu, canta i versetti del Miserere nelle tappe stabilite. Al momento dell'ingresso della lettiga nella chiesa Parrocchiale il coro intona la strofa della Novena cantata la sera prima, come a sancire una sorta di continuità nei due giorni di passione: «A pes de s'agonizzante».

Durante il racconto della passione esposto dal predicatore, su Cuncordu esegue un altro canto: «Cuntemplemus sos dolores / de sa tua soledade / o mama de piedade perdona su peccadore>. All'atto della morte in croce il canto cambia in questa strofa di novena: «Isconsolada e dolente / cun graves affannos mirat / s'unigenitu chi ispirat / pro ingrata barbara zente».

Dopo che il Cristo morto viene deposto e si presenta alla Madonna il canto è il seguente: «Gesu meu già defuntu / in sos brazzos de Maria / chelu e terra tottu juntu / bos piangan summa allegria».

Dopo di questo il simulacro viene portato in mezzo alla folla ed il coro esegue un'altra strofa della Novena: «de lagrimas largu mare / verset ogni peccadore / pianghinne su Salbadore / chi lu porten all'interrare»

A questo punto la confraternita di Santa Croce inizia il corteo processionale con la croce; i confratelli del Rosario prendono in consegna le scale, e tutti gli oggetti che abbiamo elencato in precedenza con l'aggiunta anche dei chiodi, la lettiga con il Cristo morto, e i lampioni ai quattro lati, ora accesi. Seguono i sacerdoti appresso alla lettiga, e subito dopo il coro de su Cuncordu 'e su Rosariu, che attraverso un tragitto più lungo del giorno precedente nelle viuzze del bellissimo centro storico cantano i versetti del Miserere nei punti stabiliti.

Appresso segue la portantina col simulacro della Vergine, recato dalla Confraternita della Madonna Addolorata, mentre il giorno precedente era affidato alla Confraternita del Carmine, che chiude definitivamente la processione davanti alla folla. Rientrati nella chiesa 'de Cunventu' la lettiga viene adagiata su una piattaforma in modo che la gente possa poter baciare i piedi del Cristo, e accarezzare con la mano l'abito della Madonna sistemata a poca distanza. Subito dopo, in sacrestia, gli appassionati della tradizione, possono cimentarsi nei canti, formando tanti cuncordos, che mischiati ai cantori ufficiali, proseguono le melodie fino a notte inoltrata, tenendo conto che fino alla mezzanotte il canto ufficiale è il sacro, per poter poi inserire, volendo, anche qualche esecuzione profana.

- Il Sabato Santo, nelle ore pomeridiane, nella sacrestia del Rosario fervono i preparativi per la Domenica di Pasqua. Si cambia il vestito nero di passione alla Madonna, con uno azzurro scintillante, viene sistemata sul capo la coroncina d'argento con sopra un velo nero che copre a metà il simulacro, e che verrà tolto al momento de s'Incontru nella piazza antistante della chiesa Parrocchiale. Al simulacro del Cristo risorto viene sistemata sulla testa una ghirlanda di fiori, che viene a sua volta coperta da un velo bianco, molto più corto di quello della Madonna; lo stesso verrà tolto durante la cerimonia de s'Incontru. Questa statua viene chiamata della 'Resurrezione'.

- La mattina del giorno di Pasqua, al suono delle campane (alligrizios de Pasca), i membri delle varie Confraternite si accingono a riunirsi nei punti stabiliti, per prepararsi a s'Incontru. La Confraternita del SS. Rosario e quella del Carmine si riuniscono nella chiesa de Cunventu. Con loro partirà la processione del simulacro della Madonna, recando le proprie insegne e i propri stendardi.

Nella chiesa Parrocchiale si riuniranno le Confraternite dell'Addolorata e la Arciconfraternita di Santa Croce, con la statua del Cristo Risorto. Al momento stabilito i due cortei usciranno dalle due chiese, incontrandosi nel piazzale della Parrocchia. Durante la cerimonia si canterà il "Regina Coeli", ed il Priore con il Vice Priore della Confraternita del Rosario, leveranno rispettivamente i veli della Madonna e del Gesus. Successivamente il corteo processionale, ormai riunito, si avvierà verso la chiesa del Convento, dove verrà celebrata la messa solenne di Pasqua, che secondo un'antica tradizione sarà cantata dal coro de su Cuncordu 'e su Rosariu.

- La tradizione orale non si identifica solo ed esclusivamente nel canto, ma in tutte quelle minuziose e varie forme di cerimoniale, non scritte, che caratterizzano l'organizzazione della nostra Settimana Santa.

(1)Viene chiamata in questo modo, dagli abitanti di Santu Lussurgiu, la chiesa di Santa Maria degli Angeli, in quanto faceva parte dell’antico Convento Francescano dei Frati Minori Osservanti fondato intorno al 1478. Una antica tradizione orale attribuiva al Beato Bernardino da Feltre la fondazione del convento.

(testo a cura di Mario Corona) tratto dal sito del Comune di Santu Lussurgiu

Image preview

Scarica la brochure illustrativa dei riti de "Sa Chida Santa" dal sito del Comune di Santulussurgiu http://www.comunesantulussurgiu.it