"La Locandiera" di Goldoni dal 19 gennaio 2011 al via la tournèe che toccherà Macomer, Sassari, Tempio e Nuoro

Lunedì, 17 Gennaio, 2011


  • XXXI Circuito Teatrale Regionale Sardo
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  • CTB Teatro Stabile di Brescia in collaborazione con Le Belle Bandiere
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  • La locandiera
  • di Carlo Goldoni
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  • progetto Elena Bucci e Marco Sgrosso
  • regia Elena Bucci
  • disegno luci Maurizio Viani
  • costumi Marta Benini
  • suono Raffaele Bassetti
  • parrucche Denia Donati
  • direttore di scena Giovanni Macis, Viviana Rella
  • assistenti all'allestimento Alessandro Sanmartin, Filippo Pagotto,
  • Giovanna Randi
  • foto Tommaso Le Pera
  • con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo,
  • Gaetano Colella, Nicoletta Fabbri, Roberto Marinelli

 

  • Il 19 gennaio 2011 dal  Teatro Costantino di  Macomer prenderà il via la tournée de La Locandiera di Goldoni, un progetto di e con Elena Bucci e Marco Sgrosso, regia di Elena Bucci.
  • In scena Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo, Gaetano Colella, Nicoletta Fabbri, Roberto Marinelli.
  • La tournée è inserita nella  XXXI edizione del Circuito Teatrale Regionale Sardo organizzato dal Ce.D.A.C. Sardegna.
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  • Il 19 gennaio 2011 alle ore 12.00 la compagnia incontrerà gli studenti del Liceo scientifico Galileo Galilei di Macomer.
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  • Biglietti Teatro Costantino
  • primi posti: intero €15 – ridotto €13
  • secondi posti: intero €13 – ridotto €10
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  • Image preview
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  • Il 20 gennaio 2011 (in replica il 21 gennaio 2011) lo spettacolo sarà al Teatro Verdi di Sassari (biglietti primi posti: intero €18 – ridotto €15 ; secondi  posti: intero €15 – ridotto €13)
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  • Il 22 gennaio 2011 sarà la volta de  Teatro del Carmine a Tempio Pausania (biglietti platea: intero €15 – ridotto €13; galleria centrale €15 – galleria laterale €13; loggione €6; riduzioni Acli, Cral Aziendali, Endas, under 25, over 65).
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  • La tournèe si concluderà il 23 gennaio 2011 al Teatro Eliseo di  Nuoro (biglietti primi posti: intero €16 – ridotto €14; secondi  posti: intero €14 – ridotto €11).
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  • Addetto Pubbliche Relazioni Cedac
  • Francesca Falchi
  • ffalchi@tiscali.it
  • 3332579020
  • LO SPETTACOLO
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  • L’enorme fortuna di questo testo, studiato nelle scuole e messo in scena da moltissime compagnie, rischia di rendere muti. Possiamo però raccontare di quanto ci siamo divertiti a metterlo in scena, ritrovando le radici della più lucida commedia all’italiana del ‘900, spiando, attraverso un Goldoni che di certo ne è stato un avido testimone oculare, i segreti dei comici dell’Arte, dei quali sappiamo poco o nulla.
  • Abbiamo provato ad uscire dalla strada comoda della corretta dizione italiana per avventurarci nelle consapevoli sporcature del dialetto, che hanno immediatamente reso più concrete le battute e più vive le situazioni. Di certo, quando scriveva Goldoni, l’italiano era ancora più colorato di ora.
  • La scenografia è in gran parte evocata dalle luci di Maurizio Viani, che trasformano un mutevole ma semplice tavolo in una locanda, in una stireria, in una sala d’attesa del crollo di un mondo e del suo modo di vivere, in un vento forte che distrugge e ridimensiona i sogni di libertà e felicità di tutti i personaggi.
  • L’uso delle ombre invece, senza osare avvicinarsi ai maestri di quest’arte, è per noi nostalgia, mistero, medianica vicinanza con un mondo lontano del quale ci restano immagini, documenti, dipinti, opere, ma che non possiamo più sentire nella sua complessità.
  • Il suono accompagna lo scorrere delle battute e le pause dei cambi scena come fosse anch’esso scenografia, evocando ambienti opposti a quelli che vediamo, amplificando le stanze e moltiplicando gli attori.
  • Ci suggerisce lo scricchiolio di una grande nave alla deriva, che forse è anche il nostro mondo d’Occidente.
  • Le ombre e i suoni denunciano la nostra temporale distanza e la nostra umana vicinanza.
  • Ancora oggi, un’energica rilettura di questo testo ce ne fa comprendere la fortuna e la perplessità del pubblico che lo vide in scena la prima volta.
  • Il suo meccanismo perfetto, che muove a tratti la commozione pur facendola brillare tra le risate, non dà alcuna soluzione, ma pone continue domande.
  • Perché una donna non può realizzare il suo desiderio di autonomia fondandosi sulla sua capacità lavorativa e sull’indipendenza dei sentimenti?
  • Sono proprio tanto diverse le donne dagli uomini, sarà sempre guerra tra loro?
  • Quanto ancora durerà l’illusione di una felicità costruita sulla ricchezza e sul benessere?
  • Cosa significa accogliere davvero i viaggiatori del mondo?
  • Svelare le illusioni d’amore ci rende più forti e felici o ci consegna ad un’inestinguibile nostalgia? E quanto ci protegge dal dolore?
  • Quanto osservare con spietata ironia i limiti nostri ed altrui ci aiuta a perdonare e ad accettare?
  • Quanto abbiamo perduto sacrificando una visione del mondo al femminile a favore di una visione del mondo al maschile?
  • Con intelligenza, civetteria e determinazione, Mirandolina intesse una sottile trama di gesti che confortano grandi paure attraverso la soddisfazione di semplici bisogni quotidiani, nell’illusione di poter ricreare un ordine del mondo a partire dal luogo da lei animato e abitato. Il suo servire ha la dignità e l’incedere di una regina senza titoli, tranne quello che le deriva dalla coscienza della sua capacità imprenditoriale e dallo sguardo attento e libero su quanto la circonda.
  • E l’ostinata, lucidissima, quasi tenera misoginia del Cavaliere è destinata a sgretolarsi per celebrare il trionfo di un’affascinante donna d’affari la cui grazia è freddo mestiere e che non riesce a salvare il suo sogno di libertà dalle necessità della reputazione e dell’interesse. Si respira la smisurata solitudine di personaggi in balIa delle proprie ossessioni, non soltanto quella volontaria e misantropa del Cavaliere, ma anche quelle del Marchese e del Conte, amici-nemici-rivali pronti ad improvvisi e fatui cambi di alleanze, o quella attonita di Fabrizio, la cui cieca abnegazione alla padrona avrà per premio un matrimonio senza amore. Con le comiche Deianira ed Ortensia poi - scivolate per ingenuità o disgrazia ad interpretare una femminilità schiava ed interessata - irrompe nell’intreccio l’ombra fascinosa del grande teatro guitto che Goldoni volle combattere, il teatro delle maschere e dello strapotere degli attori, delle finzioni esagerate e della miseria.
  • Da una parte vediamo il mondo sicuro del benessere, dall’altro quello rischioso dell’avventura fuori dai canoni, ma entrambi stanno facendo lo stesso viaggio, su una grande nave che scricchiola e sempre più sbanda, sia essa la storia o la vita.
  • Nonostante la sua fama di ‘riformatore’ del teatro, nonostante i suoi inviti a guardarci dalle lusinghe d’amore, il signor Goldoni, volente o nolente, ci consegna un’opera dalla quale traspaiono insieme  tutte le umane complesse debolezze e  la disperata e anarchica vitalità del mondo della commedia dell’arte, e lo sguardo dell’autore, che pare condannarle o giudicarle, invece le abbraccia quasi silenzioso, con una lacrima di incanto che non vuole scendere né asciugarsi.

 

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