L'energia di Guidi sul palco del teatro comunale. Oggi si chiude con il Cala Gonone Jazz Trad

Martedì, 30 Luglio, 2013

XXVI Edizione Cala Gonone Jazz Festival 2013
Dal 25 al 30 luglio Cala Gonone (Dorgali)

Stasera si chiude nel segno della tradizione alla Cantina di Dorgali
degustazioni e concerto finale del Cala Gonone Jazz Trad

Danza con il pianoforte Giovanni Guidi. Le dita si muovono veloci sui tasti bianchi e neri, mentre Giovanni suona e volteggia in un abbraccio totale col jazz mentre sensazioni frenetiche animano ogni parte del suo corpo come in un viaggio dall’animo onirico e incontrollabile, trascinando in questo vortice un pubblico assorto. Con lui lunedì sera sul palco del teatro comunale di Cala Gonone, Enrico Morello alla batteria e Francesco Ponticelli al contrabbasso, in un’esibizione incentrata sul nuovo progetto “On the brink”. Il trio di Giovanni Guidi ha suonato per due ore nella penultima serata del Cala Gonone Jazz Festival. Classe '85, il giovanissimo musicista di Foligno, compagno di tutte le avventure degli ultimi anni di Enrico Rava, Gianluca Petrella, Fabrizio Sferra, Roberto Cecchetto, Lello Pareti, si conferma un artista di alto livello tra i più originali del jazz contemporaneo. Le trame dei pezzi sono apparentemente semplici, lucide e coerenti, sia in quelli aggressivi, nervosi e sorretti da una tensione sempre vibrante e ricchi di una tumultuosa energia, sia in quelli che si abbandonano ad aperture liriche e notturne, che esaltano la vena melodica e cantabile di Guidi. “C'è molto scambio con i maestri del jazz. Tante le collaborazioni con Rava”, spiega il musicista di Foligno. “Questo confronto tra le generazioni di musicisti arricchisce tutti, con informazioni, culture, ascolti diversi".
Il concerto è stato preceduto dalla prima del docu-film “Hope. “Le nuove migrazioni – Sardi a New York” di Alex Kroke e Gianluca Vassallo. Tante le testimonianze e gli spunti di riflessione in questa pellicola, un progetto di format/documentario, un’indagine sulla nuova emigrazione, sulle ragioni che hanno spinto migliaia di “Migranti della Conoscenza” a lasciare i propri confini per trovare l’opportunità di trasformare il percorso formativo e le attitudini in uno strumento di reddito e crescita.

Quando l’arte sposa la sostenibilità. La magia della natura e quella del jazz si sono fuse cullate dal rumore del mare. Sono stati un successo i tre concerti che il Cala Gonone Jazz Festival 2013 ha deciso di tenere nelle Grotte del Bue Marino per celebrare la ventiseiesima edizione: dall'esibizione a cappella degli Echos Vocal Ensemble, alla magistrale interpretazione di Gershwin del Karel Quartet che sulle note degli archi ha dato nuova linfa vitale alle musiche del compositore americano, fino all'ipnotico duetto delle chitarre di Battista Giordano e Stochelo Rosenberg protagoniste dell’ultimo magico concerto nelle Grotte del Bue Marino lunedì mattina. I due chitarristi hanno catalizzato l’attenzione sulle loro magnifiche chitarre e sui sorrisi complici, comunicando attraverso un linguaggio comprensibile a tutti: la musica. Le diversità stilistiche sono riuscite a fondersi grazie agli spiriti affini e le abilità tecniche dei musicisti, determinanti per portare in scena una miscela di sonorità mediterranee unica, un concerto inedito, un incontro tra differenti radici culturali e musicali che si sviluppano in un crescendo armonico di travolgenti strimpellate esotiche e mediterranee. Un esperimento riuscito quello di portare la musica dentro le Grotte, un’esperienza irripetibile per gli artisti e per gli spettatori che unisce il fascino del jazz a una location naturale ricca di suggestioni.

E questa sera cala il sipario sul Cala Gonone Jazz Festival. Lo scenario per la serata conclusiva sarà la cantina di Dorgali. Alle 21,30 la rassegna si chiuderà con un tuffo nella tradizione, dai sapori tipici alla musica. Si parte con “Humus – i sensi e l’arte”, con le degustazioni guidate di vini e formaggi di Dorgali, poi il testimone passa al Calagonone Jazz Trad protagonista di un concerto con un’interessante rivisitazione delle radici musicali sarde che vede riconfermata la presenza di Gavino Murgia al sassofono e come tenore. La ricerca della tradizione, rielaborata nella musica contemporanea, utilizza gli strumenti tipici senza che questi impongano la loro naturale predisposizione alla spasmodica ricerca del folklore ad ogni costo. Ogni musicista saprà invece rendersi interprete delle radici evocate dalle sonorità proposte dall’organeddu, le launeddas, su sulittu e sa chiterra - massimi rappresentanti del costume sardo, insieme al canto a tenore - unendole alle proprie esperienze artistiche, e dunque, a nuove e aperte sperimentazioni. Protagonisti: Carlo Boeddu, organeddu, Carlo Crisponi, boche, Fabio Calzia chiterra, Gianmichele Lai, boche e trunfa, Giuseppe Cillara, percussioni, Giacomo Longoni, launeddas e pipiaiolu, Fabrizio Bandinu, chiterra, Giovanni Magrini, boche, Gavino Murgia sax. Tenore Goine Antonello Mura boche e mesuboche, Francesco Pintori boche e mesuboche, Giovanni Mossa contra, Gavino Murgia bassu.