Il Cada Die Teatro a Milano con Laribiancos. Il 22 Paolo Fresu esegue le musiche dello spettacolo.

Giovedì, 17 Febbraio, 2011

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Il Cada Die Teatro presenterà a Milano dal 22 al 27 febbraio 2011  Laribiancos .  In anteprima il 22 febbraio alle 21:00 al Teatro Franco Parenti in scena, insieme a Pierpaolo Piludu, il musicista Paolo Fresu che eseguirà dal vivo le musiche composte per lo spettacolo.
Le repliche dal 23 al 27 si terranno presso il Teatro della Cooperativa, via Hermada 8 - Milano

L'iniziativa è promossa con la collaborazione del Centro Sociale Culturale Sardo di Milano e con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna

Laribiancos è un racconto epico scritto e interpretato da Pierpaolo Piludu, per la regia di Giancarlo Biffi, con all’attivo oltre 150 repliche rappresentate con successo in tutta Italia e all'estero. Tratto dal capolavoro di Francesco Masala "Quelli dalle labbra bianche" il monologo racconta la storia di dieci ragazzi di Arasolé, un piccolo paese della Sardegna, che un pomeriggio di sole del 1940 partirono per la campagna di Russia. Le storie dei protagonisti di Laribiancos superano i confini dell'isola, diventano simbolo dell'umanità che lottando tra fatiche e speranze, s'aggrappa alla vita, venendo ad essa strappata dalla inesorabile Storia che ne fa carne da macello per la guerra di turno.

 

Info:

http://www.cadadieteatro.it

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TEATRO DELLA COOPERATIVA Via Hermada, 8 - 20162, Milano
Telefono: 02 64749997 Fax: 02 6420761
e-mail: info@teatrodellacooperativa.it

 

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SOS LARIBIANCOS

FRAMMENTI DI RASSEGNA STAMPA 

“Pierpaolo Piludu, l’affabulatore sul palco, ha parlato con Masala, che forse ha parlato con Culubiancu o forse con se stesso, e ha creato uno spettacolo che è tra le cose migliori proposte in Sardegna negli ultimi tempi. Misurato, povero, intenso, coinvolgente. Davvero questo teatro a grado zero, se c’è chi lo sa fare, è un meraviglioso affronto all’ipertecnologia. (...) La narrazione è l’arma dei poveri, ha la dimensione di un’identità, non il lusso della letteratura. Ma chi racconta ha responsabilità per mille, per chi ha raccontato prima, per chi ha tramandato, per chi ascolta per raccontare ancora. Porta il peso di una civiltà.”

Roberto Cossu “L’Unione Sarda”

 

“Il racconto scivola con grazia, mescolando dialetto logudorese e italiano: sul palco vuoto si dipanano le vicende, si vedono i protagonisti, le loro donne, le madri. É un’epica minima, uno sguardo impietoso sulla povertà e sulla dignità, antica e popolare. (...) Sos Laribiancos lascia muti, come il dolore amaro di una ferita ancora aperta.”

Andrea Porcheddu  “Il Sole 24 ore”

 

“Lo spettacolo di Pierpaolo Piludu è fedele a “Sos Laribiancos” con la fedeltà speciale del racconto orale, che è libertà di aggiungere e sottrarre, di riflettere e di chiosare, di stamparsi sulla faccia l’espressione del personaggio per fargli ripetere la battuta come la direbbe solo lui e poi tornare narratori per guardarlo da fuori, guardarlo sospeso per un poco e richiamarlo, evocandolo all’istante con un gesto. Pierpaolo Piludu fa assaporare il racconto in ogni sua piega, sa esaltare con misura il momento epico e l’episodio apparentemente marginale, ma soprattutto riesce ad infondere la stessa dose di sapida levità al tragico come al comico, e non c’è forse requisito più auspicabile in un attore-narratore.”

Roberta Sanna  “La Nuova Sardegna”

 

“Marco Baliani, il caposcuola del teatro di narrazione, nell’assistere al monologo di Pierpaolo Piludu diretto da Giancarlo Biffi, ha paragonato “Sos Laribiancos” a “Cent’anni di solitudine” di Garcia Marquez. Arasolé come Macondo. (...) Sono pochi i racconti che restituiscono il senso di una storia collettiva. Il romanzo di Masala, da cui i Cada Die hanno tratto questo incisivo monologo, è uno di questi.”

Pier Giorgio Nosari “L’Eco di Bergamo”

 

“Le vicende dei laribiancos rivelano un frammento sconosciuto della storia sarda e, superando i confini dell’isola, diventano simbolo di quell’umanità che, lottando tra fatiche e speranze, s’aggrappa tenace alla vita, venendo a essa strappata dalla inesorabile Storia che ne fa carne da macello per la guerra di turno. La regia di Giancarlo Biffi e la recitazione di Piludu convergono in un misurato equilibrio in cui l’ironia stempera i toni del dramma senza cancellarli e l’emozione scaturisce intensa senza forzature retoriche. Perfetti risultano l’intreccio di italiano e sardo - che salva la comprensione e permette di gustare il sapore e l’espressività del dialetto - e la scelta di scandire la recitazione coi rintocchi che costringono anche il pubblico a non dimenticare”

Sandra Mansutti  “Il Gazzettino”

 

“Pierpaolo Piludu, bravissimo, ha tenuto la scena muovendosi, gesticolando, cambiando ripetutamente e repentinamente voce ed espressione. In più ha saputo mescolare il sardo all’italiano, senza creare problemi nella comprensione: il tutto si lascia anzi ascoltare e la fusione delle due lingue risulta non solo gradevole, ma anche un ottimo espediente per animare la narrazione.”           

Nicola Gambetti  “Alto Adige”

 

“Nel racconto schietto, pieno di colore di Piludu, il microcosmo di Arasolé si riscatta e vive in una lingua che molto teatralmente mescola l’italiano e la lingua sarda, in un concertato di voci duro e melodioso al tempo stesso, per meglio aiutarci a non “immentrigare”, a non dimenticare. Commosso e caloroso il lungo applauso che ha meritatamente siglato la serata.”

Mario Brandolin  “Messaggero Veneto”

 

“Un teatro di narrazione dove la parola recupera tradizione e contemporaneità e da sola concentra una forza drammaturgica totale che trova il suo fulcro in una attorialità efficace.

(…) di questi militi, che per noi non saranno più ignoti, Piludu risveglia un’acuta nostalgia.”

Anna Ceravolo   “La Prealpina”

Pierpalo Piludu ci ha raccontato ancora una volta la tragedia e la cieca bestialità della guerra, ci ha fatto ridere e commuovere. In piedi sul palco è stato un piccolo ometto curvo, poi una prostituta, poi un omone grande grosso, poi un gerarca fascista venuto da Cagliari, poi ancora uno strano individuo con pappagallo che vendeva la fortuna. E tanti altri ancora, passando dal logudorese all’italiano senza inciampi, sempre vestito come se dovesse andare a fare la spesa. E neanche quando a metà spettacolo tra il pubblico si è sentito squillare un telefonino, neanche in quel momento i nostri occhi e le nostre orecchie si sono potute distrarre da quell’uomo solo nel palco, in compagnia solo di qualche luce e di una bellissima storia..

Massimiliano Pani   “Godot quotidiano on-line”