I sogni e le parole. Miro' colora Cagliari

Martedì, 14 Giugno, 2011

Immagine

Il Comune di Cagliari e il Consorzio Camu' presentano  

Miró colora Cagliari.  I sogni e le parole.

 Cagliari, 12 giugno – 25 settembre 2011

Centri comunali d’arte Castello San Michele, Exma’, Il Ghetto

Inaugurazione: 11 giugno ore 18.30 Centro comunale Exmà

 La mostra, curata dalla storica dell’arte Simona Campus, presenta un eccezionale corpus di oltre 250 opere, articolate in 9 serie, di Joan Miró (1893-1983), protagonista del Surrealismo e di tutta la cultura figurativa del XX secolo. Si tratta del più grande omaggio che la città di Cagliari abbia mai dedicato al grande maestro catalano che per primo ha dato colore ai sogni.

Dal 12 giugno al 22 settembre le sale dei Centri comunali d’arte Castello San Michele, Exmà e Il Ghetto esporranno opere grafiche ideate per preziosi libri d’artista, ispirati dall’immenso amore di Miró per la poesia - un amore nutrito dalla frequentazione, a Parigi, degli intellettuali e scrittori del circolo di André Breton.

In questi libri, nati dalla collaborazione con i più importanti editori e stampatori del ‘900, la grafica non è semplice illustrazione del testo, ma nasce dalla ricerca del legame profondo tra parole e immagini. Con l’utilizzo sapiente e rivoluzionario delle tecniche incisorie, le invenzioni di Miró appaiono come l’eco profonda del suono e del significato della scrittura, e con essa vivono sulla carta in perfetta simbiosi.

Presenti in mostra, tra gli altri, due capolavori assoluti, non soltanto nell’ambito della produzione di Miró, ma di tutta la storia dell’editoria d’arte. Si tratta di Parler seul – opera pubblicata nel 1950 da Aimé Maeght e costituita da oltre settanta litografie che dialogano con i versi elaborati da Tristan Tzara nel 1945 durante la degenza in un ospedale psichiatrico – e delle due serie intitolate Ubu Roi, pubblicate nel 1966 da Tériade rispettivamente a colori e in bianco e nero, dedicate all’omonimo dramma grottesco composto nel 1896 da Alfred Jarry.

  • La mostra offrirà inoltre la possibilità di uno straordinario confronto, quello fra Miró e Pablo Picasso, del quale saranno esposte, all’Exmà,  le tavole realizzate nel 1966, con la tecnica dell’acquatinta, per il poema Sable mouvant di Pierre Reverdy.
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  • Tutte le opere provengono dalle Collezioni ArtCamù.
  • DIDATTICA
  • In ognuna delle sedi espositive sono in programma attività specifiche per i più piccoli (fra i 6 e i 13 anni), legate alla mostra.
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  • Al Ghetto, animali e forme fantastiche, ispireranno i bambini nelle opere, derivate dalle parole illustrate. Il laboratorio può essere svolto singolarmente o in gruppo, dedicando ciascuno la propria attenzione ad un elemento in particolare e unendo poi i lavori in un grande puzzle surrealista.

Nel Castello San Michele, le incisioni del famoso poema Ubu Roi saranno selezionate e scelte e poi usate come modello per riprodurre in maniera semplice e giocosa la litografia. Sulla carta lucida i bambini produrranno i disegni con pastelli a cera ispirandosi alle forme colorate e morbide di Miró. Il  disegno nelle parti libere dalla materia grassa, sarà colorato con le tempere e passato sul cartoncino, per riprodurre l'immagine come in una tecnica incisoria.

  • Soffia il vento del riciclo! All’Exmà i bambini costruiranno il loro aquilone e lo faranno volare: un nuovo momento di gioco, divertimento e accostamento al tema del riciclo. Con un sacchetto della spazzatura, piccole stecche di legno, filo di nylon, scotch, colla, carta e tantissima fantasia ciascun bambino potrà costruire, far volare e portare a casa un oggetto assolutamente unico, funzionale e decorato a mano. Le decorazioni saranno completamente ispirate alle forme e ai colori del fantastico mondo di Miró.
  • Curatrice mostra:
  • Simona Campus
  • Organizzazione:
  • Consorzio Camù
  • Ente Patrocinante:
  • Assessorato Alla Cultura del Comune di Cagliari
  • 12 febbraio /25 settembre 2011
  • Centri Comunali d’Arte Il Ghetto, Castello San Michele, Exmà
  • Orari d’apertura
  • 16.00 – 22.00 Castello San Michele
  • 10.00 – 13.00 / 17.00 – 22.00 Exma’
  • 10.00 – 22.00 Il Ghetto
  • Chiuso il lunedì
  • Biglietti in vendita nelle sedi espositive e nel circuito Box Office/ Green TicKet (www.boxofficesardegna.it)
  • informazioni e/o prenotazioni visite per singoli o gruppi.
  • Info www.camuweb.it, +39 342 3422010, +39 070 6670190
  • INGRESSO GRATUITO PER I POSSESSORI DELLA KARALIS CARD
  • BIOGRAFIA DI JOAN MIRÓ

  • 1893
  • Joan Miró Ferra nasce il 20 aprile a Barcellona, al n. 4 del pasaje del Crédito, uno stretto vicolo nel cuore della città vecchia. Il padre è un ricco orafo e orologiaio; la madre Dolores, originaria di Palma di Maiorca, è figlia di un ebanista.
  • 1907
  • Compiuta l’istruzione elementare e secondaria, per volontà del padre intraprende gli studi di tecnica commerciale. Frequenta, però, anche la Escuela de La Llonja, la stessa Accademia di Belle Arti che una dozzina d’anni prima aveva frequentato Pablo Picasso.
  • 1910-1911
  • All’età di diciassette anni, Joan accetta un posto come impiegato contabile in una ditta che commercia in prodotti chimici e ferramenta, ma la routine quotidiana lo rende talmente infelice da provocargli un collasso nervoso. Ammalatosi poi di febbre tifoidea, trascorre alcuni mesi di convalescenza nella fattoria di famiglia nei pressi di Montroig, una cittadina a sud di Tarragona.
  • 1912
  • Rientrato a Barcellona, ottiene il permesso di iscriversi alla Scuola d’Arte diretta da Francisc Galì. Questi, oltre a sostenerne i progressi nel disegno e nella pittura, lo introduce alla conoscenza della musica e della poesia. A partire dall’anno successivo, Miró segue, inoltre, i corsi di disegno del Cercle Artístic de Sant Lluc, dove si era formato Antoni Gaudì. Stringe amicizie destinate a durare tutta una vita con alcuni artisti catalani.
  • 1915-1917
  • Mentre adempie agli obblighi della leva militare, prestando servizio per tre mesi all’anno, legge le opere di Guillaume Apollinaire. Diviene sempre più consapevole della grande rivoluzione artistica che le avanguardie andavano compiendo, soprattutto a Parigi.
  • 1918
  • Dal 16 febbraio al 3 marzo tiene la prima personale nella galleria di Josep Dalmau a Barcellona.
  • 1920
  • Dagli inizi di marzo alla metà di giugno compie il suo primo viaggio a Parigi. Fa visita a Picasso. Il 26 maggio assiste al Festival Dada alla Salle Gaveau.
  • 1921
  • A Parigi, prende studio al n. 45 di rue Blomet, accanto ad André Masson. Attraverso Masson ha modo di confrontarsi con molti giovani poeti, tra i quali Tristan Tzara.
  • 1923
  • Incontra Ernest Hemingway, che avrebbe acquistato il dipinto La fattoria (1921-1922), Henry Miller, Jacques Prévert.
  • 1924-1925
  • Nell’anno della pubblicazione del Manifesto del Surrealismo, conosce Paul Éluard, André Breton e Louis Aragon. Importanti sodalizi umani e culturali, in particolare con Antonin Artaud e Robert Desnos. Dipinge il primo “quadro di sogni”. Nel novembre del 1925 espone Il Carnevale di Arlecchino nella mostra “La pittura surrealista” alla Galerie Pierre.
  • 1927-1928
  • Lascia gli amici di rue de Blomet e trasferisce il proprio atelier in rue de Tourlaque. I suoi nuovi vicini sono Max Ernst, René Magritte, Jean Arp e Paul Eluard. Realizza la prima illustrazione per un libro, il poema in prosa Gertrudis del poeta catalano Josep Vincenç Foix. Dopo un viaggio in Belgio e nei Paesi Bassi, nascono gli Interni olandesi.
  • 1929
  • Il 12 ottobre sposa Pilar Juncosa, appartenente a un’antica famiglia maiorchina. La coppia va ad abitare in un quartiere periferico di Parigi. Due anni più tardi nascerà Dolores.
  • 1930
  • Realizza le sue prime opere grafiche, le litografie per L’abre des voyageurs di Tzara.
  • 1936-1937
  • Dopo lo scoppio della Guerra Civile spagnola, è costretto a fermarsi a Parigi: riuscirà a tornare in patria solo nel 1940. Stampa il manifesto Aidez l’Espagne, nel quale un contadino catalano leva in alto un grande pugno serrato. Dipinge il grande murale (ora perduto) Il mietitore per il padiglione del governo repubblicano spagnolo, ideato dall’architetto Josep Lluis Sert, all’Esposizone Internazionale di Parigi. All’interno dello stesso padiglione Picasso espone Guernica. Poco distante si trovava Fontana di Mercurio, la scultura dell’amico Alexander Calder.
  • 1940-1941
  • Dipinge la serie intitolata Le Costellazioni. Al Museum of Modern Art di New York, il 18 novembre 1941, si inaugura la prima retrospettiva a lui dedicata.

  • 1944
  • Insieme all’amico Josep Llorens Artigas si dedica ai primi esperimenti con la ceramica.
  • Di poco successive le prime sculture in bronzo.

  • 1947
  • Si reca per la prima volta negli Stati Uniti; nello Studio 17 di Stanley Hayter, a New York, lavora alle tavole per l’Antitête di Tzara.
  • Partecipa alla “Esposizione Internazionale del Surrealismo” alla Galerie Maeght di Parigi. Con Aimè Maeght intraprende un rapporto professionale particolarmente significativo.

  • 1954
  • È premiato con il Gran Premio Internazionale per la Grafica alla Biennale di Venezia.
  • 1956
  • Si stabilisce a Palma di Maiorca, nella villa con il grande studio disegnato da Sert. Lavora con Artigas ai grandi murali in ceramica per il palazzo dell’UNESCO a Parigi, inaugurati nel 1958.

  • 1962
  • Grande retrospettiva al Musée National d’Art Moderne di Parigi.
  • 1964
  • Inaugurazione della Fondation Maeght a Saint-Paul-de-Vence, che ospita numerose sculture di Miró.

  • 1976
  • Inaugurazione della Fundació Joan Miró a Barcellona, nell’edificio progettato da Sert.

  • 1983
  • Miró muore il 25 dicembre a Palma di Maiorca.
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  • JOAN MIRÓ. I SOGNI E LE PAROLE
  • È stato detto che Miró è un «pittore di pittori»,
  • ma egli è stato anche un pittore dei musicisti
  • e soprattutto un pittore dei poeti.
  • Roland Penrose
  • Un testo di Simona Campus su Joan Miro' 
  • Nel 1925, a Parigi, Joan Miró espone il Carnevale di Arlecchino, capolavoro scaturito, nonostante l’apparire di leggerezza e solarità, da un’esperienza di vita e da un pensiero estetico complessi. «Per il Carnevale di Arlecchino», avrebbe poi raccontato l’artista catalano, protagonista del Surrealismo e di tutta la cultura figurativa del XX secolo, «ho fatto molti disegni in cui ho dato corpo alle allucinazioni provocate dalla fame. Rientravo a casa alla sera senza aver mangiato e prendevo nota delle mie sensazioni. Quell’anno frequentavo spesso dei poeti perché sentivo il bisogno di andare oltre la chose plastique per raggiungere la poesia».
  • Nello stesso periodo, Miró dipinge anche un altro dei suoi quadri più straordinari: un batuffolo di blu, ceruleo e profondo, adagiato morbidamente sullo sfondo bianco e vuoto della tela; in basso, quasi una didascalia, ceci est la couleur de mes rêves, «questo è il colore dei miei sogni». È il primo tra i “quadri di sogni”, essenziali, lirici, rarefatti. In questi quadri i sogni diventano macchie, non soltanto blu ma anche rosse, gialle o verdi, che abitano uno spazio dalla profondità infinita; accanto alle macchie e dentro alle macchie fluttuano segni enigmatici e leggeri, misteriosi e fragili come alfabeti. Talvolta appaiono, interamente, le parole.
  • Nelle opere degli anni Venti c’è già, pertanto, tutto l’immenso amore di Miró per la poesia. In rue de Blomet, dove lavora in un piccolo studio accanto a quello di André Masson, l’artista conosce i poeti dell’avanguardia, impegnati a distruggere i canoni della tradizione letteraria, e grazie alla loro influenza si immerge nella lettura dei versi di Arthur Rimbaud, Lautréamont, Alfred Jarry. «Masson», avrebbe detto ancora Miró, «leggeva moltissimo ed era sempre pieno di idee. Tra i suoi amici vi erano in pratica tutti i giovani poeti del momento. Tramite Masson entrai in contatto con loro, tramite loro sentii parlare di poesia. I poeti che Masson mi presentò mi interessavano più dei pittori che avevo incontrato a Parigi. Fui entusiasmato dalle loro nuove idee e specialmente dalle poesie di cui discutevano».
  • Del Surrealismo Miró condivide soprattutto la necessità di creare un legame, una fusione tra l’espressione letteraria e l’espressione figurativa; si convince che poesia e pittura sono inseparabili. Nei decenni successivi approfondisce la ricerca sulla simbiosi di colori, sogni e segni, avvalendosi soprattutto delle opere grafiche, in particolare di quelle ideate per essere parte integrante di alcuni libri d’artista, tra i più importanti e preziosi del XX secolo. Si tratta delle opere grafiche esposte in mostra: non semplici illustrazioni, né decorazioni, ma l’eco profonda del suono e del significato della scrittura, accordo perfetto di calligrafia e disegno.

Miró si dedica alla stampa d’arte a partire dal 1930, quando realizza le sue prime litografie per il volume L’arbre des voyageurs dell’amico Tristan Tzara. Progressivamente sperimenta pressoché tutte le tecniche: xilografia e litografia, serigrafia, acquaforte e acquatinta, puntasecca, bulino. Di ogni tecnica indaga le prerogative specifiche, sceglie con accuratezza i materiali, reinventando ogni volta la superficie della carta. Ne deriva una produzione portentosa, momento imprescindibile e strumento privilegiato di una sterminata immaginazione creativa.

Inoltre, attraverso le opere grafiche (ma anche attraverso gli interventi monumentali negli spazi pubblici) Miró supera la concezione elitaria dell’arte, fruibile soltanto da pochi all’interno dei musei e delle gallerie, per offrire il suo genio e il suo talento alla comunità. I suoi libri d’artista nascono da un lavoro esso stesso comunitario, intellettuale e artigianale insieme, dalla collaborazione con letterati, editori e stampatori. Per i tipi di Aimé Meght, di Tériade o di Louis Broder, per citare solo i più prestigiosi, e con il supporto dei migliori tecnici, Miró dialoga con Jarry e con Tzara, con Robert Desnos, Rafael Alberti e infiniti altri, francesi e catalani. In Le lézard aux plumes d’or, pubblicato nel 1971, dopo oltre dieci anni di gestazione, compone in prima persona i testi, facendosi anch’egli poeta di parole, oltre che d’immagini, in un’unità totale d’ispirazione e progettazione, e con risultati di raffinato equilibrio.

Le tavole per i libri si contraddistinguono per originalità compositiva ed esuberanza cromatica: le linee si animano come personaggi che fanno capolino tra i colori, e i colori sono liberi di vivere una vita propria, sparsi dappertutto o all’interno di campiture ugualmente libere. Può capitare che sia il nero a prevalere, quel nero deciso e perentorio, caratteristico dell’incisione. Ma il nero in Miró, come in Goya e come in Picasso, sembra racchiudere tutti colori di Spagna e dell’universo.

Simona Campus