Carnevale di Lodè 2011

Giovedì, 3 Marzo, 2011

ImmagineA Lodè il 6 e 13 marzo 2011 sono in programma sfilate di maschere e carri allegorici. Le maschere tradizionali lodeine sono sas Mascheras nettas, sas Mascheras bruttas, sos Marratzaios, Issocadores e su Maimone. ( informazione  tratta dal sito della Regione Autonoma Sardegna http://www.sardegnaturismo.it )

Gli altri partecipanti alla sfilata si vestono con abiti tipicamente locali ( le  donne con gonna – blusa –scialle e fazzoletto in testa “ su mucatore “ mentre gli uomimini vestono abiti di velluto – cappello – “ cambales “ o  scarponi ) Balli sardi in piazza , con  fave e lardo e “gatthas”( frittelle tipiche locali ).

Per Informazioni e verifica del programma  
Pro loco, presidente Luciano Corosu tel. +39 349 6723863

L'Assessorato al Turismo della Regione  invita  a verificare i programmi definitivi  con le amministrazioni comunali interessate o attraverso i recapiti sopra  indicati.

Il sito del Comune è    http://www.comunedilode.it

Scheda del Carnevale di Lodè

Carraseccare Lodeinu
A Lodè, piccolo centro situato tra i territori della Barbagia e delle Baronie ai piedi del Monte Albo nella costa orientale dell'Isola, ha luogo un carnevale caratterizzato dalla sfilata di maschere tipiche: Sas Mascaras Nettas e Sas Mascaras Bruttas.

Il Carnevale lodeino
Grazie alle testimonianze tramandate dagli anziani, da alcuni anni il paese ha operato un recupero dell'antico Carnevale lodeino caratterizzato da sas Mascaras Nettas, tradizionalmente contrapposte a sas Mascaras Bruttas.

In particolare sas Mascaras Nettas (maschere pulite) sono mute e, pur indossando indumenti sia maschili che femminili, possono essere rappresentate solo da uomini. L'abbigliamento è composto da "sa kamisa", "sas kalzas biancas" e "sa berritta" (camicia, calze bianche e copricapo), elementi propri del costume maschile e da "su kuritu", "su zakru" e "su mukkatore" (corsetto e fazzoletto) caratteristici invece dell'abbigliamento femminile. Particolarmente originali sono il variopinto corpetto, indossato al contrario, e il copricapo tradizionalmente riempito di stracci o di carta ed abbellito da un ampio scialle, le cui frange vengono lasciate scendere fino a coprire il volto. Un ulteriore mukkatore viene legato in vita, facendo cadere le frange sulla parte superiore delle gambe.

Sono maschere intrise di storia e di cultura che si presentano belle ed eleganti; fin dalle origini la loro azione ha la duplice funzione di enfatizzare gli usi e i rituali quotidiani da un lato e di rendere leciti alcuni comportamenti trasgressivi dall’altro.

Nella tradizione lodeina, sas Mascaras Nettas, girano in coppia accompagnate da su Marrazzaju (il suonatore di campanacci) con lo scopo di "arrestare" una persona di volta in volta individuata tra la folla. Se viene seguito un uomo, questo deve tentare di fuggire fino a casa o fino ad un determinato traguardo e se ci riesce può considerarsi libero. Viceversa, se viene individuata una donna, inizia un rituale che è da considerarsi un grande onore. Infatti, mentre sas Mascaras Nettas si fermano a qualche metro dalla ragazza, su Marrazzaju, agitando i campanacci, le fa tre giri intorno e le si ferma davanti inchinando la testa in segno di apprezzamento. A quel punto la prescelta viene presa sottobraccio ed accompagnata dalle tre maschere fino a casa, dove offre loro vino e dolci, prima di essere riaccompagnata nel medesimo punto in cui era stata prelevata.

Altra figura caratteristica del Carnevale lodeino è su Maimone, fantoccio fatto di stracci, paglia, sughero e altri materiali al cui interno è inserita una damigiana collegata alla bocca da una pompa di gomma. A seconda delle dimensioni, due o quattro persone conducono il fantoccio di casa in casa per raccogliere al suo interno il vino che successivamente sarà bevuto in piazza da tutta la comunità in festa. La tradizione popolare considera su Maimone simbolo di abbondanza, pertanto la gente del paese è lieta di contribuire al riempimento della damigiana nella speranza di una ricca produzione di buon vino locale per l'anno successivo.

Storia dell'evento
Secondo alcune testimonianze, fino alla fine del Settecento molte maschere barbaricine presentavano ancora caratteristiche tipiche della tradizione pagana.

Alcune, in luogo dei campanacci, avevano legate sulle spalle ossa di animali che producevano un suono cupo quando venivano agitate, altre portavano sul capo la testa di una capra o di un cervo; tutte, in osservanza del culto dionisiaco, attraverso Su Maimone raffiguravano la morte della vegetazione seguita dalla rinascita con la vita che perennemente si rinnova.

Lodè, come altri paesi sardi, era caratterizzato in particolare dalla presenza di Sas Mascaras Bruttas, travestimento di gran parte della popolazione che si ricopriva di stracci e di vecchi abiti.

Durante il processo di evangelizzazione della Sardegna centrale, la Chiesa vietò, pena la scomunica, i travestimenti in forma animalesca collegati a Dioniso Mainoles. Fu così che in alcune località sarde iniziarono a sorgere le cosiddette Mascaras Nettas in contrapposizione alle Mascaras Bruttas

http://www.sardegnagrandieventi.it

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