A Berchidda tutto pronto per la prima edizione di Monumenti Aperti di Sabato 20 e domenica 21 ottobre 2012

Giovedì, 18 Ottobre, 2012

Image previewMonumenti Aperti a Berchidda: visista guidata al Monte AcutoTutto pronto per la prima edizione di Monumenti Aperti a Berchidda. Sabato 20 e domenica 21 Berchidda entra nella rete della manifestazione con ben 8 siti da visitare. Uno dei siti più interessanti è sicuramente il Monte Acuto, evocatore di miti e leggende. La visita del Monte Acuto, curata dalla cooperativa Tourism Sardinia, consisterà in un’unica visita guidata di oltre 2 ore. L’appuntamento è sabato pomeriggio alle 15 in piazza del Popolo. Un solo itinerario per 15 posti disponibili. È obbligatoria la prenotazione contattando la cooperativa al numero 3408208482 o info@tourismsardinia.com Berchidda e il suo territorio

 

Berchidda è un paesino di poco meno di 3.000 abitanti, incastonato in un ambiente di pianura, collina e montagna, con un territorio che si estende per 20.188 ettari. Ricca è la flora, tipicamente mediterranea, che la caratterizza. L’economia è costituita principalmente dall’allevamento del bestiame (ovini e bovini) e dall’agricoltura (in particolare vite e olivo) che consentono importanti attività nel settore lattiero-caseario e vitivinicolo, dall’artigianato e dal commercio. Numerose sono le testimonianze storiche risalenti al periodo prenuragico e nuragico: dolmen, menihir e nuraghi. Risalgono invece al periodo medievale i resti del Castello di Monte Acuto, chiamato dagli abitanti “Casteddu”. Anticamente, il paese sorgeva ai piedi del Monte Ruinas, fino a quando, in seguito ad una frana e ad una violenta pestilenza, gli abitanti furono costretti a spostarsi al di là del “Rio Zocculu” e a ricostruirlo dove si trova attualmente. Caratteristica è la Piazza del Popolo, recentemente ristrutturata, che, oltre ad offrire un bellissimo panorama che spazia sul territorio circostante, vedeva affacciarsi, caso unico in Sardegna, tre chiese, una delle quali ormai sconsacrata. Da alcune cronache parrocchiali, risalenti alla fine del ‘700, sappiamo che i berchiddesi erano un popolo molto laborioso, ma poco istruito e, purtroppo, dedito alla violenzae alla vendetta, piaghe che contribuivano fortemente ad alimentare la povertà; ma, fortunatamente, con l’istruzione e la civilizzazione le cose cambiarono, tanto che il paese ha raggiunto, nel corso degli anni, un discreto benessere sia economico che sociale. Numerose sono le chiese campestri presenti nel territorio: Santa Caterina d’Alessandria, Sant’Andrea e San Michele, situate a est del paese e risalenti, probabilmente, tutte allo stesso periodo, il ‘600, e tutte di costruzione povera e grezza; San Marco, a ovest, è stata invece arricchita (probabilmente essendo vicina al Monte Acuto), con alcuni capitelli, con un prezioso Retablo e con una bellissima e preziosa statua, a grandezza naturale, del Santo; pochissimi sono i ruderi, invece, delle chiese di San Pietro e San Gavino; si hanno inoltre notizia della chiesa di Santa Barbara, che pare sorgesse nei pressi dell’attuale scuola media e che fu demolita per costruire un’abitazione privata. Tra i personaggi che hanno dato lustro al paese vanno ricordati Francesco Alvaro Mannu, il sacerdote Giuliano Fresu. Figura di spicco fu, tra i politici, Giangiorgio Casu, assessore all’agricoltura nella prima Giunta regionale. Sicuramente la figura più illustre è quella del Canonico Pietro Casu. Tra i personaggi di quest’ultimo periodo vanno ricordati Antonio Rossi, stimato poeta e vincitore di numerosi premi in ambito regionale e nazionale e Paolo Fresu, musicista jazz di fama internazionale, ideatore e direttore artistico del rinomato Festival Time in Jazz.

Centro Laber, BerchiddaImage preview

Il Centro Laber è un centro polifunzionale di produzione per lo spettacolo e le arti visive, musicali e performative. Il complesso, con oltre 3000 mq di spazi utilizzabili distribuiti su quattro livelli, è un luogo di lavoro, creazione e ricerca, versatile, attrezzato e polivalente, per la realizzazione di spettacoli teatrali, musicali e coreutici e di tutto ciò che ad essi è connesso (scenografie, costumi, colonne sonore, ecc.). Nato dalla riconversione, tuttora in corso, di un’imponente e suggestiva struttura industriale dismessa (l’ex-Caseificio la Berchiddese) il centro, acquisito dal Comune di Berchidda e gestito dall’associazione Time in Jazz, ospita dal 2009 compagnie nazionali ed internazionali di danza e teatro, residenze artistiche, concerti, mostre, stage e rassegne cinematografiche, all’interno di un unico progetto di sperimentazione, divulgazione e promozione culturale in continua evoluzione. Il fermento e l’attenzione nati in pochi anni attorno al centro, le produzioni realizzate, la partecipazione del pubblico alle attività promosse, dimostrano come il Laber trovi in Berchidda e nel territorio circostante l’ambiente ideale in cui operare e con cui interagire. In questo senso il radicamento di Time in Jazz nel territorio ed il suo essere contemporaneamente un veicolo di promozione culturale internazionalmente riconosciuto, rappresentano uno dei punti di forza del centro e una delle ragioni della sua unicità.

Chiesa campestre di Santa Caterina d’Alessandria

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La chiesa campestre di S. Caterina d’Alessandria, martire della chiesa bizantina del IV secolo, è situata nel territorio a Nord-Est di Berchidda a circa 4,5 Km dall’abitato (partendo dalla Piazza del Popolo, passando per il cimitero e proseguendo verso la strada per Calangianus). Sorge sul colle della tanca omonima in una zona protetta dal monte Limbara, favorita quindi da condizioni climatiche adatte agli insediamenti umani fin dai tempi più remoti . La natura, ricca di flora mediterranea, un tempo abbondava di greggi, coltivazioni, selvaggina e arnie di api. Attorno alla chiesa, fanno ancora buona sentinella gli olivastri secolari, sotto i quali si apparecchiano i tavoli il giorno della festa popolare (il primo sabato di Giugno). Questo territorio viene definito “zona di interesse archeologico” per la presenza di dolmen: “tavola di pietra” e “allèe couverte” (in francese corridoio coperto), tombe risalenti alla religione neolitica recente e megalitica (3000 a.C.). Altra traccia importante dell’ Epoca antica sarda, relativa alla Sardegna romana (238 a.C.-476 d.C.), è il ritrovamento, in regione “Sa Contrizzola”, del tesoro “su siddadu”, consistente in circa 1400 antiche monete romane. Tale tesoro è stato scoperto dai fratelli Demuro nel 1918, durante i lavori di aratura. Dopo un periodo di relativa prosperità vissuta nell’isola nei primi secoli del secondo millennio, tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo, si evidenzia l’ abbandono di numerosi centri abitati. Scompare così la maggior parte dei centri rurali. Secondo la tesi di laurea della dottoressa A. Maria Taras, “I centri scomparsi del Monte Acuto”, di questi insediamenti sono rimaste solo le chiese attorno alle quali si svolgeva la vita religiosa; tra queste Santa Caterina, Sant’Andrea, San Michele, ristrutturate negli anni ottanta e aperte per le rispettive feste; mentre restano scarsi ruderi di S. Pietro e S. Gavino. Di Santa Caterina d’Alessandria, (festa liturgica il 25 Novembre), la Passio greca del VI – VIII secolo narra il suo rifiuto a compiere sacrifici agli dei, secondo quanto impartito dall’ imperatore Massenzio( o Massimino); fu condannata al supplizio della ruota dentata che però gli angeli riuscirono a spezzare e fu uccisa pertanto con la spada. È stata dipinta dai più grandi pittori: Raffaello, Tiziano, Correggio. Un’associazione, il cui presidente viene eletto ogni tre anni, organizza la relativa festa campestre con una messa e un pranzo offerto a tutti i partecipanti.

 

Chiesa di San Sebastiano - Altare ligneo e Chiesetta del Rosario, BerchiddaImage preview In Piazza del Popolo si affacciavano, caso unico in Sardegna, tre chiese: la chiesa parrocchiale, dedicata a San Sebastiano, la chiesa di Nostra Signora del Rosario e la chiesa di Santa Croce, ormai sconsacrata e trasformata in cinema teatro. Intorno alla seconda metà del ‘600, i berchiddesi abbandonarono il culto di San Sisto (sino ad allora patrono del paese), la cui chiesa, che sorgeva alle pendici del Monte Ruinas, fu smantellata e le pietre recuperate per realizzare la chiesa di San Sebastiano e la chiesetta del Rosario. Il culto di San Sisto fu così sostituito con quello di San Sebastiano, protettore delle popolazioni contro le epidemie della peste, proprio in occasione della fine della devastante epidemia di peste del 1652 che, oltre ad aver decimato la popolazione, aveva provocato lo spostamento del paese dalla zona intorno al Monte Ruinas a quella attuale. Una leggenda, tramandata oralmente, narra che la nuova chiesa fu edificata nel punto esatto in cui si fermarono i buoi che trasportavano la statua del Santo. La chiesa era leggermente più lunga, più larga e più alta dell’adiacente chiesetta del Rosario e vi si accedeva tramite due ingressi; all’interno, ai lati , erano presenti alcune cappelle. La vecchia chiesa fu demolita nel 1976 e ricostruita in stile moderno: è un edificio ampio, con grandi vetrate istoriate e conserva al suo interno numerose opere di artisti locali e un importante monumento artistico e storico, l’Altare Ligneo del ‘700, solo recentemente restituito alla parrocchia. Si tratta di un Altare Ligneo policromo, pare commissionato da una facoltosa famiglia del luogo e realizzato, probabilmente nella prima metà del ‘700, da un esperto artigiano sassarese di cui non si conosce il nome. Nel corso degli anni, ha subito diverse fasi di restauro sia di consolidamento strutturale che di 20 berchidda carattere estetico. Nelle tre nicchie sono collocate, a sinistra, la statua di San Sebastiano, a destra, la statua di Santa Lucia e al centro il Cristo Risorto. Il quadro che sormonta l’altare raffigura il Padreterno; nel paramento centrale è collocata la Croce dell’Ordine di Malta. A fianco della chiesa parrocchiale, si trova la Chiesetta del Rosario, un edificio dalle belle linee seicentesche, sottoposta qualche anno fa a operazioni di restauro. Al suo interno, sono custodite alcune delle statue, tra le meglio conservate, delle vecchie cappelle; tra queste, il trittico formato dalla Madonna del Rosario, San Domenico e Santa Caterina, e la preziosa statua di San Marco. Vi sono inoltre conservate le campane della vecchia chiesa e il Crocifisso snodabile, utilizzato nei riti della Settimana Santa,portato in processione e deposto al termine nella chiesetta.

 

Monte Acuto, BerchiddaImage preview Berchidda conserva ancora dei luoghi e delle tradizioni che meritano di essere scoperte e visitate. Dai siti archeologici, ai fantastici paesaggi mozzafiato, dall’enogastronomia alla tipica accoglienza del luogo. Uno dei siti più interessanti è sicuramente il Monte Acuto. Evocatore di miti e leggende, parte essenziale della tradizione orale berchiddese. In questo monte tanto decantato, trova dimora e ospitalità un importante insediamento archeologico, che attraversa il tempo e la storia, per presentarsi a noi in veste mistica. La recente scoperta di un dolmen, di numerosissimi tafoni e ripari sotto roccia, il rinvenimento per tutto il colle di oggetti d’uso, di frammenti di ossidiana, di cocci di ceramica variamente lavorata, di una matrice di fusione per metalli e di un bracciale di epoca nuragica, riportano ad una arco cronologico esteso dagli insediamenti più antichi, preistorici, ad altri più recenti, di epoca storica, antica o medioevale. La fortezza appartenne ad Adelasia di Torres e al marito Ubaldo Visconti, poi ai Doria e ai Malaspina ed infine ai giudici di Arborea. Rimangono, in rovina, tratti di mura, resti di una torre e una cisterna. Il sentiero che porta alla cima del monte riproduce perfettamente li temporali sopra descritte, dal periodo nuragico al periodo medioevale del quale oggi rimangono i ruderi del castello, la fortezza del Monte Acuto. Il tutto contornato fa forti emozioni paesaggistiche e naturalistiche, con una visuale a trecentosessanta gradi sull’intero territorio.

 

Mostra Pietro Casu, BerchiddaImage preview Pietro Casu è nato a Berchidda il 13 Aprile 1878. Divenne parroco di Oschiri e poi di Berchidda, dove rimase fino alla morte avvenuta il 20 Gennaio del 1954. È stato teologo, filosofo, scrittore e ha insegnato lettere presso i seminari di Ozieri e Sassari. È stato sicuramente uno dei personaggi più importanti del primo Novecento sardo. Fu profondo conoscitore ed amante della Lingua Sarda che usò spesso anche nei discorsi ufficiali e nelle sue prediche; prediche che avevano un grande effetto sui fedeli sia per l’ottimo uso della lingua sarda che per le citazioni “classiche”che era solito fare e che sono state raccolte e pubblicate nel 1979 nel volume “Preigas”. Ha scritto anche diverse poesie e romanzi in Italiano, come “Aurora Sarda”, “La Voragine”, “Notte Sarda”considerato il suo capolavoro, “Ghermita al core”. Pietro Casu ha studiato ed effettuato ricerche sul Sardo Logudorese, realizzando un’opera manoscritta di oltre mille fogli, stampata nel 2002, il “Vocabolario Sardo Logudorese- Italiano”. Ha anche tradotto in sardo poesie italiane e straniere e ha curato la traduzione in Lingua Sarda Logudorese della Divina Commedia, pubblicata nel 1929 con il titolo “Sa Divina Cumedia de Dante in limba salda”. In suo onore si svolge, con cadenza biennale, da oltre vent’anni, grazie all’Associazione “Eredi Pietro Casu” e in collaborazione con il Comune di Berchidda, il Premio di poesia a lui intitolato, rivolto a tutti i poeti che possono partecipare con elaborati in lingua sarda nelle sue diverse varianti Museo del Vino, BerchiddaImage preview Museo del VinoIl Museo del Vino Enoteca Regionale della Sardegna, bene culturale Patrimonio della Regione Sardegna, è dedicato alla promozione e valorizzazione della cultura e tradizione del vino della nostra Isola. La struttura si sviluppa in due percorsi attraverso i quali si racconta l’evoluzione dell’enologia negli anni: esposizione museale iniziano la nostra storia le anfore vinarie, si prosegue con attrezzatura più recente, come gli aratri in legno e in ferro per la preparazione della terra che ospita il vigneto, su laccu la vasca in trachite per la prima pigiatura con i piedi (ritrovati nei nuraghi e riutilizzati in epoca romana); il torchio con base in granito, struttura in legno e utilizzato per la pressatura delle uve; In questo settore troviamo anche l’esposizione di alcune delle bottiglie di vino del mercato sardo risalenti agli anni ‘50, ’60 e ’70. Data l’importanza che il tappo di sughero riveste nella conservazione del vino, l’ultima parte del percorso museale è dedicata al sughero e alla sua lavorazione.Enoteca regionale in esposizione numerose bottiglie rappresentano la variegata produzione vitivinicola della Sardegna. È possibile acquistare e degustare i vini, abbinati ai prodotti dell’agroalimentare, creando delle armonie gustative. Inoltre è presente una selezione di infusi, distillati, dolci e miele. Banda Musicale , BerchiddaImage preview La Banda Musicale “Bernardo Demuro” nasce nell’estate del 1913 grazie all’allora parroco Don Pietro Casu che riunì alcuni suonatori del luogo. La Banda assunse da subito il nome del famoso tenore Bernardo Demuro, illustre cittadino tempiese, affermatosi nei maggiori teatri italiani e stranieri, in particolare in quelli spagnoli e sudamericani. La Banda esordì in pubblico nel 1914 con il Maestro Nuvoli di Bosa. Storicamente ha partecipato all’Inaugurazione dell’Ippodromo di Chilivani il 27 maggio del 1921 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III; al Giubileo del 2000 in cui la Banda si esibì in concerto all’Angelus a Castelgandolfo, a cui seguì un incontro con Giovanni Paolo II e con il Segretario di Stato Angelo Sodano; al bicentenario della Diocesi di Ozieri, nel 2003, dove incontrò, nell’Aula Nervi in Vaticano, Giovanni Paolo II. Diversi sono i Maestri che si sono succeduti alla Direzione: Nuvoli (il primo Maestro), De Biasi, Bezzi, Casu, Pinna, Busellu, Don Ruju, Campus, Piga, Fais, Grixoni, Demuru, Meloni e l’attuale Direttore Lucio Sebastiano Demuru. Tra i personaggi nati e cresciuti in Banda, non si può non citare Paolo Fresu, che ha iniziato la sua attività bandistica all’età di 11 anni “suonando musiche strane senza senso” (così dicono i bandisti un po’ avanti con gli anni e che lo hanno visto crescere) e che, ogniqualvolta rientra in paese, non perde occasione per suonare con la sua banda. La Banda ha partecipato e partecipa a diverse manifestazioni civili, religiose, raduni e concerti, non solo a Berchidda, ma anche in diversi centri della Sardegna e dell’Italia (nel 1989 a Folgaria, in Trentino, nel 1992 a Sella Nevea, in Friuli, nel 2002 a La Tour D’Aigues, in Francia); nel 2009 ha partecipato al programma televisivo su Rai2 Sereno Variabile condotto da Alberto Bevilacqua; ogni anno, partecipa attivamente, con un concerto, al Festival “Time in Jazz”. Attualmente la Banda è composta da circa 40 musicisti, la cui età varia dagli 11 agli ….81 anni. Ogni anno vengono organizzati dei corsi, finanziati dalla Regione Sardegna, dalla Provincia di Olbia - Tempio e dal Comune di Berchidda, che permettono l’inserimento in organico di nuovi soci e il perfezionamento degli stessi associati, avviando alla musica molti giovani e garantendone una continua partecipazione.

info: http://hwww.monumentiaperti.com