Ascanio Celestini al Teatro Massimo di Cagliari nella Stagione di Prosa del Teatro Stabile della Sardegna

Martedì, 11 Ottobre, 2011

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Stagione di prosa 2011/2012 del Teatro Stabile della Sardegna al teatro Massimo

Fabbrica Srl / Teatro Stabile dell'Umbria

Pro patria

Senza prigioni, senza processi

uno spettacolo
di e con Ascanio Celestini

Teatro Massimo - Cagliari
dal 12 al 14 ottobre 2011 ore 21

***Giovedì 13 alle ore 18 al Minimax
incontro con Ascanio Celestini
 condotto da Cristina Lavino e Annamaria Monteverdi

 

Si apre con il nuovo spettacolo di Ascanio Celestini la seconda stagione di prosa curata dal Teatro Stabile della Sardegna al Teatro Massimo. Con Pro patria – Senza prigioni, senza processi l’attore romano ritorna a Cagliari fresco di debutto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, e dal 12 al 14 ottobre (inizio ore 21) porterà su palco cinque personaggi. Un narratore-personaggio che parla in prima persona. Con lui ci sono due padri, uno di sangue e uno ideale. Accanto si muovono due abitanti della prigione che è il luogo dell’azione. Sono un secondino detto l’intoccabile, padrone concreto della vita del carcere, e un immigrato africano che dorme cinque minuti ogni ora.
«I morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune, non temono i processi. I morti perché non possono finire in galera. Gli ergastolani perché dalla galera non escono più.

Prosegue dunque il nuovo corso dello Stabile della Sardegna che, diretto da Guido de Monticelli, continua a puntare su un cartellone che snocciola titoli e testi che narrano storie e avventure saldamente ancorate alla realtà, ma con il gusto di trasfigurarla con divertimento e intelligenza. Tocca a Celestini dare il benvenuto al pubblico con una storia che farà riecheggiare le gesta di alcuni giovanissimi italiani che nel 1849 gettarono le basi per idee democratiche che si sarebbero realizzate soltanto un secolo più tardi. Si chiamano Armellini, Mazzini, Saffi, Garibaldi, Mameli, alle prese con quel laboratorio politico e sociale che fu la Repubblica Romana.

E Ascanio Celestini terrà a battesimo anche il ciclo di incontri collaterali che accompagneranno alcuni degli spettacoli in cartellone. Si comincia giovedì 13 alle ore 18 al Minimax, il ridotto del Massimo. Conducono l’incontro Cristina Lavinio (Università di Cagliari) e Annamaria Monteverdi (critico e studioso di teatro contemporaneo). 

Lo spettacolo. Sul teatro di Ascanio Celestini si è detto molto e ogni suo debutto è salutato ormai come un vero evento. Narratore puro, si è imposto con grazia parlando di storie di semplici, di popolani, di lavoratori, di malati di mente. Il suo nuovo lavoro resta coerente con questa ispirazione, pur proiettandosi nella Storia con la esse maiuscola. Lo spettacolo prende spunto dalla vicenda esaltante e drammatica della Repubblica Romana, della durata di soli sei mesi, dal 9 febbraio al 4 luglio 1849, un momento fra i più significativi nella storia dell'unificazione italiana, durante il quale si misero alla prova le idee democratiche di stampo mazziniano (suffragio universale, abolizione della pena di morte, libertà di culto, restituzione dei beni ecclesiastici al popolo) che troveranno pieno compimento soltanto un secolo più tardi. Protagonisti di questa breve stagione di libertà furono i giovanissimi Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Giuseppe Garibaldi, Goffredo Mameli. «La mia intenzione però non è raccontare la storia di 150 anni fa - precisa l'attore - Non sono uno storico e non voglio fare una cronaca. Il vero protagonista è un detenuto di oggi, forse degli anni Settanta, che per le mani ha un solo libro da leggere, gli scritti di Mazzini. E così rifacendosi al suo pensiero cerca di ricostruire e dare un senso alla propria storia. I primi anni delle lotte risorgimentali sono stati di lotta armata e galera, Mazzini stesso ha affrontato la detenzione e l'esilio. Per molto tempo è stato ben altro che un eroe della patria, ma un nemico, un terrorista, un personaggio da eliminare. Ma anche un esule, un vagabondo, uno sconfitto. La memoria ci consegna spesso l'idea che i grandi protagonisti della storia siano stati eroi e vincenti, e tuttavia non è così». Il sottotitolo Senza prigioni, senza processi è una citazione mazziniana: nella Repubblica romana, anche se per poco, ci fu un governo democratico, si votò per la scuola pubblica e laica, per la libertà di culto e contro la religione di Stato, si sancì che il lavoro è un diritto e nacque la Costituzione che cento anni dopo diventerà quella della Repubblica italiana. Poi tornò il Papa e ripristinò censura e ghigliottina, stracciò la Costituzione e processò tremila cittadini. «Luigi Cardullo, ex direttore del super carcere dell'Asinara - ricorda Celestini - sosteneva che la prigione è il cuore dello Stato. E ne è anche lo specchio. Nelle carceri risorgimentali, così come negli anni Settanta, c'era, in qualche misura, una grande vitalità: circolavano idee, e queste idee mettevano in contatto strati sociali diversi. Oggi le nostre carceri ci parlano di immigrati, tossicodipendenti, problemi sanitari. Io le prigioni vorrei vederle vuote...»

Chi ruba una mela finisce in galera anche se molti pensano che rubare una mela è un reato da poco. E chi ruba due mele? Chi ne ruba cento? Quando il furto della mela diventa un reato? C'è un limite? C'entra con la qualità della mela? La legge è uguale per tutti e i giudici non si mettono a contare le mele. La statua della giustizia davanti al tribunale ha una bilancia in mano, ma entrambi i piatti sono vuoti. Non è una bilancia per pesare la frutta.

 Fabbrica Srl / Teatro Stabile dell'Umbria

Pro patria
Senza prigioni, senza processi

uno spettacolo
di e con Ascanio Celestini

Teatro Massimo - Cagliari
dal 12 al 14 ottobre 2011 ore 21

Informazioni sul sito http://www.teatrostabiledellasardegna.it    

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