Itinerari attorno ai luoghi: i riti della Settimana Santa di Orosei

La settimana santa di Orosei

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Durante le celebrazioni della Settimana Santa tutte le chiese di Orosei vengono decorate con fiori, palme, rami d'ulivo e i caratteristici nenneros, i piatti su cui vengono fatti germogliare al buio chicchi di grano o di legumi che formano steli d'erba chiara. Così vengono preparati i Sepolcri, Sos Sepurcros, e le chiese restano aperte alle visite dei corfarios, i membri delle Confraternite della Santa Croce, delle Anime e del Rosario, ma anche di tutta la popolazione.

Le tuniche bianche delle tre confraternite animano le vie della cittadina nelle due principali processioni della Settimana Santa: il Venerdì Santo si svolge Su Brossolu, i cui protagonisti sono la Vergine Dolente e il Cristo Deposto dalla Croce; mentre la domenica mattina, ai piedi della scalinata in basalto della chiesa principale del paese, avviene S'Incontru l'incontro tra Gesù Risorto e Maria. Alla mestizia dei riti del venerdì si contrappone la festosità delle celebrazioni della domenica che avvengono tra l'esultanza della folla, accompagnate dal Magnificat eseguito dal coro polifonico locale Su Concordu.

 Orosei

Comune della Sardegna nord-orientale, Orosei è situato nell'immediato entroterra del Golfo a cui dà il nome, nella bassa valle del Cedrino, tra il fiume e il monte Tuttavista.

Lo stagno Su Petrosu, originato da uno dei due rami in cui si divide il Cedrino al momento di sfociare in mare, è una zona umida di grande interesse naturalistico, in quanto ospita molte specie di uccelli: avocette, cavalieri d'Italia, aironi cinerini e garzette dove l'acqua è più bassa, ma anche folaghe, gallinelle, germani reali ed in particolare il pollo sultano.

Il territorio del comune si distingue quindi per la sua costa a soli 18 km di distanza, le belle spiagge e la particolarità degli habitat naturali, ma anche per il contrasto con la morfologia dell'entroterra, dove si apre la valle del Cedrino con i caratteristici agrumeti, le colline e la mole calcarea del  monte Tuttavista.

Un po’ di storia

Nel luogo in cui era situata la romana Fanum Carisii, centro di una certa importanza sin dal III e II secolo a.C. fino ad epoca tardo imperiale, sorge Orosei le cui origini si possono far risalire con ogni probabilità al Medioevo. Secondo varie testimonianze storiche in questo periodo la cittadina era parte del Giudicato di Gallura: divenne un'importante centro militare furono costruiti il castello e il porto. In particolare Orosei ebbe il suo momento di maggior prosperità sotto la dominazione pisana: in questo periodo i baroni Guiso ne fecero un importante porto commerciale, con ancoraggi sul fiume Cedrino.

Durante la dominazione aragonese  iniziò la decadenza di Orosei infatti il paese fu colpito da un’epidemia di malaria, fu razziato dalle incursioni dei pirati e il fiume si insabbiò.

Nel 1449, con alterne vicende, il paese perse di importanza anche per il malgoverno dei feudatari.

Solo nel Settecento, quando Orosei riuscì a liberarsi dal vincolo feudale, venne messa in atto una politica di rilancio delle attività produttive, incentrate soprattutto sull'agricoltura, praticata nel ricco e fertile entroterra. Le alterne vicende del fiume Cedrino hanno condizionato la storia di questa cittadina  nel XX secolo, quando la pianura antistante subì numerose inondazioni e fu devastata dalla malaria debellata solo grazie alla realizzazione di grandi opere di bonifica.

 

I monumenti

Chiesa di San Giacomo Maggiore

La chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore è uno degli esempi più rappresentativi di barocco di tutta l'isola: le prime notizie risalgono al XIV secolo, ma la struttura attuale è il risultato dei lavori di ampliamento iniziati durante il XVII secolo e terminati nel 1794. Alla chiesa, situata in posizione dominante rispetto alla sottostante piazza del Popolo, si accede grazie ad una scalinata.  Dal punto di vista architettonico presenta una particolare soluzione con la facciata sul lato destro e, intorno alla cupola centrale, una particolare articolazione di una serie di cappelle presbiteriali anch'esse cupolate: questo tipo di utilizzo delle cupole, diffuse in molti edifici dell'isola, rappresenta la testimonianze di un vero e proprio mutamento, avvenuto nel XVIII secolo, nel gusto architettonico sardo.

La presenza delle cupole crea, anche all'interno, un interessante gioco di moltiplicazione degli spazi nell'area del presbiterio. La facciata, candida e lineare, è suddivisa  in due ordini: quello superiore, coronato da un timpano triangolare, è raccordato a quello sottostante da due volute.

Particolare è il contrasto tra la facciata chiara e liscia e il movimento creato dalle cupole, coperte con tegole di cotto, e dal campanile.

Chiesa del Rosario

Di fronte alla Chiesa di San Giacomo, sul lato opposto della centrale piazza del Popolo, si trova la Chiesa del Rosario. Risalente al XVII secolo e caratterizzata da una facciata in stile barocco, la chiesa è sede dell'antica Confraternita del Rosario che con le altre confraternite locali anima le feste religiose e soprattutto i riti della Settimana Santa.

Oratorio delle Anime

L'Oratorio delle Anime è situato nella parte antica di Orosei e si affaccia sulla centrale Piazza del Popolo. La chiesa è sede della Confraternita delle Anime che partecipa attivamente alle celebrazioni delle feste religiose del paese e in particolar modo ai riti della Settimana Santa.

 Chiesa di Sant’ Antonio Abate e Torre Pisana

L'antica chiesetta di Sant'Antonio Abate, un tempo chiesa campestre ma oggi inglobata nell'abitato di Orosei, venne edificata in pietra vulcanica nel XIV secolo. L'interno, a navata unica con copertura in legno, ha pareti decorate da affreschi  che raffigurano episodi della vita di Gesù. Questa piccola chiesa, molto cara agli abitanti di Orosei, era molto venerata anche in passato, infatti è circondata dalle cumbessias per la sosta dei fedeli.

La torre pisana a pianta quadrata che prende il nome dalla chiesa adiacente ed è situata all'interno del recinto formato dalle cumbessias, è anch'essa di epoca medievale, ma nel corso dei secoli ha subito notevoli rimaneggiamenti; oggi è sede di un'esposizione di artigianato locale.

 

Castello Giudicale e Quartiere di Palatzos Betzos

Nel cuore di Orosei si trovano i resti dell'antico Castello Giudicale, di cui oggi rimane parte della cinta muraria di epoca medievale e il mastio. Attorno alla torre del castello si sviluppa il centro storico, il cosiddetto quartiere di Palatzos Betzos, caratterizzato dai vicoli, dalle scalette e dai sottopassi, ma soprattutto dalle antiche abitazioni medievali e da una serie di interessanti palazzi del XVI - XVII secolo. Oltre all'edificio di Palatzos Betzos, visitabile di norma solo durante la manifestazione “Cortes Apertas”, si segnalano tra i tanti il palazzo secentesco in precedenza sede della Caserma dei Reali Carabinieri che dopo aver subito un accurato restauro sotto la direzione del noto architetto Vittorio Gregotti, è stato adibito di recente a sede del Museo Comunale Don Giovanni Guiso.

 

Sas Prejones

Tra piazza del Popolo e piazza delle Poste è situato l'antico carcere di epoca giudicale, Sas prejones, visitabile di norma solo durante la manifestazione “Cortes Apertas”.

 

 

Santuario della Madonna del Rimedio

Il Santuario della Madonna del Rimedio, un tempo situato in piena campagna mentre oggi parte integrante di Orosei, fu costruito nel Seicento.

È circondato dalle cumbessias che ospitano i pellegrini nei primi giorni di settembre, in occasione della festa in onore della Madonna che dura 18 giorni e coinvolge un numero notevole di fedeli.

                                     

Chiesa di Santa Maria 'e Mare

La Chiesa di Santa Maria 'e Mare, edificata per volere di una colonia di mercanti pisani nel XIII secolo, si trova a soli 3 km dal Orosei in prossimità della foce del fiume Cedrino.

Questa semplice chiesa campestre, intonacata di bianco, al suo interno custodisce un gran numero di ex voto ed è meta di un particolare pellegrinaggio: l'ultima domenica di maggio la statua della Madonna viene portata in processione lungo il fiume su una barca,  accompagnata da un corteo di barche di pescatori.

 

Museo Comunale  Don Giovanni Guiso

Il museo si trova in un palazzo del Seicento restaurato e ospita la collezione di oggetti donati alla città da Don Giovanni Guiso, notaio e mecenate nativo di Orosei.

Il museo presenta una collezione di 30 teatrini dal 1700 ad oggi: teatrini-giocattolo, riproduzioni in scala di teatri esistenti, teatrini professionali per spettacoli a pagamento e  diorami.

Di notevole interesse la collezione di disegni della Scuola Romana (1930-1945) di Raphaël, Scipione, Mafai ed altri. Oltre alla produzione letteraria completa della Deledda, il museo custodisce una raccolta di libri antichi e rari di argomento sardo: tra questi spicca l'unico esemplare esistente al mondo della “Costituzione de su Santiss. S. N. SISTU PAPA V contra sos chi esercitan d'Arte de s'Astrologia” del 1587 in lingua sarda. Nelle sale è ospitata, inoltre, una collezione di "abiti costume" dal 1880 ad oggi, composta da vestiti da maschera degli anni '30 del Novecento e capi femminili d'alta moda, donati da amiche e conoscenti al mecenate fondatore del museo.

La collezione di opere e mobili d'arte senese, invece, presenta tra i pezzi più significativi  il dipinto “Il sacrificio di Elia”, dell'artista seicentesco Raffaello Vanni ed un cassone nuziale opera di Baldassarre Peruzzi (1481-1536). 

 

I siti archeologici e percorsi naturalistici

Nuraghe GulunieIl nuraghe Gulunie, facilmente raggiungibile nonostante si trovi su un ciglione a strapiombo sul mare, è posizionato alla fine della spiaggia di Osala. Dei tanti nuraghi presenti in Sardegna è tra i pochissimi posti vicino al mare. Dal sito della torre tronco-conica a struttura megalitica, si può ammirare l'intero Golfo di Orosei.Villaggio Nuragico di Sa LinnartaTra i vari insediamenti che testimoniano la presenza della civiltà nuragica sul territorio circostante Orosei, si segnala per la sua estensione il villaggio di Sa Linnarta che occupa un'area di oltre 3 ettari.Il sito presenta una doppia cinta muraria posta a protezione della fortezza, costituita da un nuraghe polilobato. La presenza della fonte sacra, elemento fondamentale della religione in epoca nuragica, suggerisce che questo villaggio fosse al centro della vita della popolazione di tutta la zona circostante.Per la visita ai siti archeologici è necessario servirsi di una guida locale.

 

 

I graniti di Istiotta e Biderrosa

La frazione di Sos Alinos, piccolo borgo frazione di Orosei, con le località turistiche di Cala Liberotto e Cala Ginepro, è chiusa a Ovest da un’imponente quinta montuosa dal profilo frastagliato. Questa catena parte dai rilievi che fanno capo a Punta Su Nuraghe (m 348 s.l.m.) e Punta Vrangone (m 278), dove i graniti sono a contatto con i basalti effusi dal centro eruttivo di S’Abbanoa, e, raggiunta la massima altezza nella punta di Istiotta (m 440), degrada quindi fino a Capo Comino, circoscrivendo una splendida conca nella località di Biderrosa, delimitata da Monte Urcatu (m 125), da Monte Biderrosa (m 176), dalle cime chiamate Frades Sagheddos (intorno ai 150 m) e dal mare. Tra una cima e l’altra si aprono delle valli tortuose e strette sul cui fondo scorrono, nel periodo delle piogge, alcuni rigagnoli che formano degli stagni di grande interesse paesaggistico ed ecologico. Il paesaggio è caratterizzato dal bel colore rosa degli enormi massi granitici sferoidali, isolati o accatastati, erosi dagli agenti atmosferici in bizzarre figure. Assai suggestive le erosioni cosiddette a tafone generate dall'azione del vento combinata con quella dell'acqua salata. Il patrimonio boschivo si compone essenzialmente di lecci, ginepri, corbezzoli associati a mirti, eriche, cisti, ginestre e, qua e là, alla rara palma nana. Frequentatori abituali di questo ambiente sono cinghiali, lepri, volpi, martore, pernici sarde, colombi, ghiandaie, varie specie di rapaci, tra cui l’astore, e numerose altre specie minori di volatili.

 

 

Monte Tuttavista

Il monte Tuttavista si erge isolato e maestoso sui sottostanti tavolati basaltici incisi dalla profonda valle del Cedrino. Con i suoi 806 m s.l.m. costituisce il rilievo più notevole di tutto il territorio baroniese, secondo solo all’eminenza granitica di Monte ‘e Senes (m 863), in territorio di Irgoli. Esso dalla più alta cima degrada dolcemente fino a m 718 di Punta Conca Niedda, per scendere bruscamente ai m 552 di Punta Fraigada. Si può arrivare in cima utilizzando le due strade che con una serie di tornanti risalgono le due valli di Su Catran e di Su Lidonargiu; altri percorsi, pur praticabili con l’ausilio di una guida esperta, presentano difficoltà maggiori e richiedono perciò un notevole dispendio di energie.

L’inconveniente di questo monte è la pressoché assoluta mancanza d’acqua sorgiva, che ha ostacolato nel passato la presenza stabile dell’uomo. Pur presente, il carsismo non offre tuttavia formazioni molto appariscenti, se si eccettuano, nel versante nord-orientale, la cavità di Sa Conca Rula e la voragine di Lemuritha (200 m ca. a S della S.S. N. 129, al km 5), ben individuabile quest’ultima dalla chioma di un fico che ne occulta completamente l’ingresso, e a S, quasi a metà salita del sentiero carreggiabile che conduce sulla cima principale, l’enorme masso formante un arco naturale, chiamato per la sua forma Sa Petra Istampada (cioè: pietra bucata). Nonostante l’aridità del suolo calcareo, la vegetazione del Tuttavista, analogamente a quelle del Monte Albo e dei monti di Oliena, è di grande interesse botanico, presentando ben 224 specie, molte delle quali endemiche, come la palma nana, le cui foglie palmate venivano usate in passato per la confezione di scope. Benché diradata da alcuni incendi, si presenta ancora abbastanza rigogliosa soprattutto lungo le vallette ed i canaloni dove predomina l’associazione boschiva a Quercus Ilex mista con la macchia composta in prevalenza da corbezzolo, rosmarino, cisto, lentisco, fillirea e ginepro. A questa vegetazione spontanea si affianca, soprattutto alle falde del monte, la pineta, diffusa dal recente rimboschimento forestale. A causa della già lamentata scarsità d’acqua, la fauna non è molto ricca; non mancano tuttavia cinghiali, lepri, volpi, pernici, falchi e colombi.
 

 

Foce del Cedrino e stagno Su Petrosu

La regolamentazione delle acque del Cedrino, iniziata negli anni venti con la costruzione degli argini, ha cambiato radicalmente volto all’intera pianura. Le frequenti piene, soprattutto invernali, straripavano facilmente dall’alveo fluviale, procurando terribili inondazioni che raggiungevano livelli assai elevati a causa del cordone sabbioso che impediva alle acque melmose di riversarsi direttamente a mare. Quando lo sbarramento veniva rotto le acque defluivano lentamente lasciando però vaste zone paludose e circoscrivendo persino degli isolotti, testimoniati ancora oggi dai toponimi S’Isula e S’Isula ‘e Mesu. La superficie attualmente ricoperta dalle acque anche se notevolmente ridotta, è sede di numerose specie dell’avifauna palustre.

Lo specchio d’acqua del Cedrino è caratterizzato da rigogliosa vegetazione sviluppantesi sia al centro dove forma delle autentiche isolette ricoperte di salici e tamerici, che sulle rive, segnate da una barriera di carici, tife e canneggiole. All’altezza della chiesetta di Santa Maria del Mare il fiume si allarga biforcando in due rami quello meridionale dà vita allo stagno costiero di Su Petrosu. Questo, corre parallelo alla spiaggia e a metà percorso si allarga sensibilmente ramificandosi in mezzo alle dune sabbiose e nelle ampie spianate ricoperte da giunchi e salicornie.

In questo ambiente tipicamente palustre l’avifauna è costituita da stormi di folaghe e gallinelle d’acqua, germa reali, moriglioni, morette e mestoloni; raro il pollo sultano. Dove l’acqua si fa più bassa, è possibile scorgere numerosi limicoli, avocette e cavalieri d’Italia, ma aironi cenerini, garzette e fenicotteri rosa. L’occhio più esperto potrà anche cogliere le evoluzioni del falco di palude o del falco pescatore.

 

Il parco di Biderrosa e gli stagni di Sa Curcurica e Biderrosa

Il parco di Biderrosa è un’ampio quadrilatero compreso tra la S.S.125 e il mare. Prende il nome da un antico ovile denominato cuilaria biderrosa, situato all'interno del parco. Si estende per poco più di 800 ettari in gran parte rimboschiti a pini ed eucalipti, ma non manca la tipica vegetazione spontanea. Qui monti, valli, stagni, spiagge e mare si fondono in un insieme armonico di incomparabile bellezza. Ha importanti particolari di rilievo geologico e florofaunistico. E’ circondato in parte da due perle di incomparabile bellezza, gli stagni di Sa Curcurica e Biderrosa, posti rispettivamente a sud e a nord est di Monte Urcatu. La tipica vegetazione palustre di acqua salmastra, salicornie, statici, artrocnemi, tamerici e qualche canneggiola, si estende lungo le loro sponde. Molte specie in via d'estinzione trovano qui un giusto habitat: fenicotteri, garzette, folaghe e cormorani. Trova il suo massimo splendore in primavera con la fioritura, una vera sinfonia di colori.

Sa Curcurica (gallinella d’acqua) occupa circa 38 ettari. Due rigagnoli di acqua dolce gli consentono livelli costanti, assicurati anche dal canale artificiale di collegamento col mare. Un’attrezzata peschiera sfrutta l’abbondante produzione ittica, costituita in prevalenza da anguille, spigole, orate, mormore, sogliole e cefali. L’avifauna palustre che qui trova ospitalità, è composta da aironi cenerini, garzette, folaghe, cormorani, gabbiani e altre specie; raro anche il falco pescatore, attirato certamente dall’abbondanza di pesce. Biderrosa, invece, assai più piccolo, dispone solo di una foce intermittente e, non essendo alimentato a sufficienza, è soggetto a prosciugamento quasi totale, soprattutto in estate e autunno.

 

Parco Nazionale del golfo di Orosei e del Gennargentu

E’ stato istituito nel 1998 con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente sottraendolo al degrado imposto dall’uso disordinato e dall’incuria e, di dare avvio a una nuova corretta valorizzazione turistica.

Comprende aree tra le più suggestive e selvagge dell’intera isola. E’ sicuramente uno dei comprensori naturali più intatti dell'intero bacino del Mediterraneo. Il parco si estende per 70.000 ettari includendo i territori di ben 24 comuni. L’ area del parco del golfo di Orosei e del Gennargentu è parzialmente intatta, anche se non è stata risparmiata dalle scuni dei boscaloli infatti, il grande isolamento che l'aveva protetta per millenni finì nel secolo scorso, quando le sue foreste di lecci e roverelle furono in gran parte trasformate in carbone e traversine ferroviarie per l‘industrializzazione dell' Italia appena unificata.
Nonostante ciò questa parte di Sardegna conserva ancora un patrimonio naturalistico d'eccezione sia per le singole specie animali presenti, sia dal punto di vista dei paesaggi, tra i più belli della costa e della montagna mediterranea. I 40 chilometri del golfo di Orosei sono l'ultimo tratto di costa italiano senza insediamenti umani e senza strade, alle spalle del quale si trova un territorio selvaggio, difficile da percorrere anche a piedi. Sul mare tutta una successione di bianche scogliere calcaree, alte sino a 700 metri, forate da numerose grotte marine. Lungo questa costa, poco a sud di Cala Gonone, si apre la celebre Grotta del Bue Marino, nome che ricorda la presenza in passato della foca monaca.
Sulle falesie che si affacciano sul mare nidificano indisturbati il falco della Regina, il falco pellegrino e la rara aquila del Bonelli. Risalendo le 'codule', i letti del torrenti stagionali che sfociano su piccole spiaggette deserte, talvolta vere e proprie gole invase dagli oleandri, si penetra nell'interno. Qui regna incontrastata, con i secolari cespuglioni di ginepro sabino, la più fitta macchia mediterranea dove si nascondono cinghiali, mufloni, volpi, lepri e la rara donnola sarda. Il Supramonte, massiccio altopiano calcareo di ben 50 chilometri quadrati, è un pò il cuore della Sardegna più severa, chiusa e inaccessibile. E' costituito da una serie di montagne aspre e scoscese, separate da profondi valloni caratterizzati da imponenti fenomeni carsici. Qui si trova una delle più impressionanti gole italiane, quella di Su Gorropu, incassata tra pareti inaccessibili alte anche oltre 300 metri, e la celebre sorgente del Gologone. Ia più grande della Sardegna. Il Gennargentu è il massiccio più alto della Sardegna (1834 metri sulla Punta La Marmora). I suoi versanti sono stati duramente colpiti dai disboscamenti della seconda metà dell'Ottocento, bellissimi lembi di lecceta mista a corbezzolo e ginepro si sono però conservati intorno al paese di Desulo.
Salendo di quota, il leccio è sostituito da acero e roverella, accompagnati in alcuni punti da agrifogli e tassi, tutti alberi però che crescono isolati, mentre sulle pendici più alte, perennemente battute dal vento, sopravvivono solo arbusti ed erbe perenni. Gli avvoltoi, grifoni e avvoltoi monaci, un tempo molto abbondanti oggi sono solo occasionali. Sono invece in ripresa i mufloni e i ghiri. La grande aquila reale è presente con diverse coppie, insieme ai rapaci del bosco come la poiana, lo sparviere e l'astore. Il principale mammifero predatore dei boschi, insieme alla martora e alla volpe, è il gatto selvatico sardo, che probabilmente discende da gatti domestici portati in Sardegna millenni orsono e rinselvatichiti. A sud del massiccio principale è inclusa nel parco una parte della Barbagia di Seulo che deve a sua fama alla foresta di 1600 ettari di lecci secolari di Montarbu, una delle più belle della Sardegna.