Itinerari attorno ai luoghi: i riti della Settimana Santa di Oliena

La settimana santa di Oliena

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In uno sfavillio di colori e di suoni nel giorno di Pasqua ad Oliena si celebra il rito di "S'Incontru". E' l'appuntamento di fede più alto e sentito di questa comunità, che ogni anno la tramanda con rinnovato entusiasmo.

Il rito di Su Incontru, fu introdotto dagli Spagnoli nel Quattrocento, per rappresentare l’incontro tra Gesù risorto e la Madonna.  Le confraternite che curano i riti della Settimana Santa sono quelle di Santa Maria, Santa Croce e San Francesco.

Il rito più significativo si svolge la mattina di Pasqua: per le vie del paese si snodano diverse processioni in cui la statua della Madonna vestita a lutto va simbolicamente alla ricerca del figlio; le due statue, quella della Madonna ricoperta di ex voto in oro e quella del Cristo con lo stendardo pieno di monili, escono, rispettivamente dalla chiesa di S. Francesco da Paola e dalla chiesa di Santa Croce, accompagnate dai fedeli che indossano l’abito tradizionale: le donne sfoggiano abiti ricchi di seta e fili d’oro e d’argento, gli uomini indossano sa berritta e su carcione il gonnellino d’orbace nero o i calzoni di tela bianca.

I due simulacri si incontrano nella piazza dinnanzi alla chiesa di Santa Maria, giungendovi dai lati opposti: la Madonna parte dalla chiesa di S. Francesco mentre il Cristo si avvia dalla chiesa di Santa Croce.

Prima dell’incontro tra Gesù risorto e la Madonna, la gente si dispone ai due lati del corteo e dai balconi si spara a salve per festeggiare. Poco prima che i due cortei s’incontrino cala un assoluto silenzio, il parroco è al centro della piazza, i portatori delle statue compiono tre genuflessioni (sos indrinucones): se i due gruppi si inginocchiano contemporaneamente sarà considerato di buon auspicio per l’abbondanza del raccolto. Una canna portata in processione sarà utilizzata per togliere il velo nero del lutto della Madonna per mostrare l’abito azzurro che manifesta la gioia della Resurrezione.

Avvenuto l’incontro riprendono gli si spara e suonano le campane, anche quella della chiesa di Santa Maria che durante l’anno rimane silenziosa.

In piazza i due cortei si uniscono per dirigersi verso la chiesa di Sant’Ignazio dove sarà celebrata la messa.

Dopo la celebrazione nel rispetto della tradizione si eseguono i caratteristici balli e a tutti viene offerto il vino e i dolci, in segno di ospitalità e di accoglienza fraterna.

 

 Oliena

Oliena sorge ai piedi del Supramonte e digrada ad oriente verso il Golfo di Orosei. Grazie anche all’abbondanza di acqua tutto intorno al paese si sviluppano i vigneti, per cui si ricorda il Cannonau, gli uliveti e i frutteti ai quali si alternano ampi pascoli per l’allevamento dei bovini e degli ovini.

Partendo dal rifugio di Monte Maccione, è possibile effettuare varie escursioni su per le rocce del Supramonte alla scoperta di domus de janas, menhir e nuraghi. Scendendo nella valle di Lanaittu, è possibile ammirare le grotte di Sa Oche, Su Bentu, Elihes Artas e la grotta Corbeddu. Dalla valle di Lanaiuttu si accede, tramite un ripidissimo sentiero, alla gola del massiccio di Tiscali, ricoperta da una folta vegetazione in cui vivono animali come il mulfone, il cinghiale, la martora, la volpe, la donnola e il gatto selvatico. Tra i volatili vanno ricordati il grifone, l’aquila reale, il falco pellegrino, la poiana e l’astore. La flora comprende lecci, ginepri, l’Acero Trilobo, il Terebinto, il Biancospino e il Corbezzolo. Inoltre qui crescono moltissime piante officinali come il timo e il rosmarino, fiori come la peonia del Supramonte e il Pancrazio Illirico, il giglio che cresce sulle spiagge. Una pianta che cresce solo qui ma che ha origini boreali è il ribes sardo.

Attraverso una grande grotta, in parte crollata, si accede ai villaggi di Tiscali e Iscali, ultimi baluardi della difesa barbaricina contro le invasioni romane. 

A qualche chilometro da Oliena, presso la riva destra del fiume Cedrino, si trova la sorgente di Su Gologone la principale fonte carsica della Sardegna. La sua imponente massa d’acqua sgorga sgorga da una gola calcarea profonda piàù di cento metri e, unitamente al fiume Sa Vena, confluisce nel fiume Cedrino.

Infine, va ricordato il monte Corrasi alto 1463 metri, la vetta Carabidda alle cui pendici sorge Oliena, Sos Nidos dove nidifcano i rapaci del Supramonte, Su Cusidore che domina la valle di Guthiddai.

 

I monumenti

 Chiesa di Sant'Ignazio

Alla chiesa, isolata nella piazza del Collegio, si accede mediante una doppia scalinata appoggiata alla maestosa facciata, suddivisa verticalmente e orizzontalmente in tre parti da lesene e cornici. Concluso da un timpano curvilineo, il prospetto ha finestra e portale in asse. Il vasto spazio interno ha una navata con tre cappelle per lato intercomunicanti, separate da pilastri reggenti un cornicione aggettante, che serve di imposta alla volta a botte rinforzata di copertura. Un arco trionfale immette nel presbiterio sopraelevato con un altare neoclassico in centro. Ai lati del presbiterio alcuni ambienti voltati collegano la chiesa all'ex-collegio, oggi canonica. A sinistra si erge il campanile a canna quadrata conclusa da una cupola. Esternamente sono visibili i grossi contrafforti che individuano, mediante alti setti murari, la separazione fra le cappelle. I Gesuiti, arrivati in Sardegna nel 1559, avevano nel 1588 già quattro collegi (Sassari Cagliari Iglesias Alghero), cui si aggiunse a partire dalla seconda metà del Seicento quello di Oliena, fondato grazie al legato testamento di due olianesi. I religiosi favorirono la diffusione capillare dell'istruzione nel circondario tanto che con la soppressione della Compagnia di Gesù (1773), la scuola continuò a funzionare (inizialmente con i Gesuiti rimasti e secolarizzati) fino al 1844. Abbandonando chiese e collegi, i Gesuiti li lasciarono incompiuti: nel 1791 la chiesa divenne la nuova parrocchiale ed il collegio fu usato nell'Ottocento anche dai Carabinieri. La presenza dei Gesuiti nel paese fu determinante anche per l'economia, data la diffusione della coltura del gelso (di cui fino a circa vent'anni fa potevano vedersi alcuni esemplari, poi abbattuti nella piazza) e della irrigazione. È dunque comprensibile che il consiglio civico nel 1842 richiedesse, pur senza esito, il ritorno della Compagnia, ripristinata da Pio VII nel 1814.

 
Chiesa di Santa Maria

L'aspetto attuale della chiesa è il risultato di profondi rimaneggiamenti, cominciati a partire dagli anni Venti del nostro secolo con la sopraelevazione del campanile, poggiante su un basamento a scarpa di età medioevale. Il confronto con foto d'epoca consente di vedere i radicali mutamenti subiti dalla chiesa, che oggi mostra una veste neo romanico-gotico, mescolando con disinvoltura archi a tutto sesto e acuti.
L'edificio, isolato nella piazza e un tempo circondato dal cimitero, è di forme tanto semplici da sembrare «false», scandite per l'intero perimetro da grossi contrafforti, che divengono obliqui in corrispondenza delle testate del transetto e del presbiterio. Un alto campanile sorge sul lato destro, concluso da una cuspide. Malgrado le trasformazioni e le pesanti ridipinture, anche in colori contrastanti, dell'interno, è possibile «leggere» nella planimetria lo schema gotico-catalano, diffusosi in Sardegna dopo la conquista aragonese: navata con archi di rinforzo e contrafforti (che contenevano eventuali cappelle) e presbiterio (capilla mayor) più stretto e più basso.

 

Chiesa di Santa Croce

L'oratorio, situato in uno slargo, è sede della confraternita fondata il 16 giugno 1580, ma la sua costruzione può collocarsi nel primo Seicento. Ha un prospetto molto semplice, animato da un coronamento «ondulato» con piccole croci e culminante con un campanile a vela a tre aperture. L'interno rientra nello schema già ricordato con campate separate da archi a sesto acuto e travature in legno e incannucciato. I contrafforti, visibili anche all'esterno, sono in parte oculati, a destra, da un portico ritenuto ricovero per i poveri. Un bel Crocifisso ligneo sovrasta, nell'altare, un'altra statua lignea del Cristo deposto, usata per i riti della Settimana Santa. Vi è poi un tabernacolo ligneo, a base semipoligonale, di gusto seicentesco, scandito da colonnine raccordate con volute recanti teste umane. Oltre all'"Agnus Dei", compaiono rosette decorative in rilievo. È un bell'esempio di arredo sacro il cui uso è da mettere in relazione con la rinnovata importanza data all'Eucaristia dopo il Concilio di Trento.

 

 

I siti archeologici

Localita’ Jumpadu – Domus De Janas

Tramite il portello di ingresso si accede ad un’anti –cella rettangolare e parzialmente interrata, con pareti perpendicolari al pavimento e il soffitto a doppio spiovente a imitazione dei tetti delle capanne. Nella parete di ingresso, sopra il portello, sono presenti due solchi orizzontali e paralleli; nella parete di fronte l’ingresso si trova un’apertura rettangolare che diventa conica verso l’interno della camera e attraverso la quale si accede ad un vano con pianta vagamente ovale, pareti concave e soffitto piatto. Accanto all’ingesso è presente una nicchia rettangolare e da una delle pareti dell’ anti – cella si accede ad una camera rettangolare, con pareti perpendicolari al pavimento e con soffitto piano. Su una delle pareti è scavata una nicchia di sezione tronco – ogivale.

 

 

Grotta Curbeddu

Situata nella Valle di Lanaittu, prende il nome dal bandito sardo Giovanni Corbeddu vissuto verso la metà dell’Ottocento.

La grotta ha un’ampiezza di circa 130 metri ed è divisa in tre ambienti. Scavi archeologici hanno portato alla luce diversi reperti che attestano la presenza dell’uomo in Sardegna nel Paleolitico superiore, reperti risalenti al Mesolitico ed altri ancora appartenenti al Neolitico antico.

I ritrovamenti risalenti al Paleolitico, ritrovati nella seconda “sala”, consistono in un osso temporale ed uno mascellare umani, appartenenti allo stesso individuo e risalenti a circa 13.500 anni fa. E’ stato ritrovato anche un frammento di falange che dovrebbe essere databile a 20.000 anni fa. Questi resti sono i più antichi resti umani rinvenuti nel Mediterraneo. Accanto a questi resti umani sono stati scoperti anche frammenti di ossa appartenenti ad alcune specie animali endemiche ma ormai estinte, il cervide “Megaceros cazioti” e il roditore “Prolagus sardus”.

Nella prima “sala” è stato scoperto un frammento di ulna appartenente ad un individuo diverso da quello a cui appartenenvano i frammenti di scatola cranica. Inoltre, sono stati ritrovati frammenti di carbone misti a frammenti di ossa animali con tracce di fuoco che possono essere datati a quasi 26.000 anni fa. Infine, gli scavi hanno portato alla luce utensili in pietra e osso come lame o bulini databili tra i 14.500 e i 12.000 anni fa.

 

Villaggio Nuragico di Tiscali

Vicino a Dorgali, il villaggio nuragico di Tiscali è facilmente raggiungibile da Orosei proseguendo da Galtellì in direzione di Nuoro fino al bivio con la S.P. 38 che costeggia il Lago Cedrino. Si seguono poi le indicazioni per Oliena e le sorgenti di Su Gologone che meritano una sosta. Prima del piazzale delle Sorgenti, si svolta a destra al cartello per la valle di Lanaittu fino al villaggio Sa Sedda e Sos Carros

a poche centinaia di metri da dove inizia il tratto a piedi in salita, a volte impervia, ma percorribile in un’ora e un quarto, e segnato da frecce rosse utili a chi non si avvale di guide. Il villaggio nuragico, invisibile dall’esterno e accessibile tramite una fenditura, è costruito all’interno di un’immensa dolina di origine carsica sulla cima del Monte Tiscali. Le capanne, circa 50, sono divise in due quartieri e sono addossate alle pareti della dolina. Esse sono in parte crollate soprattutto a causa di scavi clandestini all’inizio del Novecento. Le origini del villaggio, la cui tecnica costruttiva differisce da quella degli altri villaggi nuragici, sono ancore misteriose, anche se alcuni ritengono che la costruzione potrebbe coincidere con la conquista romana dell’isola. Al centro della cavità trova posto un’antico bosco di lecci e lentischi.

 

Fonte Su Gologone

A qualche chilometro dal paese di Oliena, sulle falde del Supramonte e presso la riva destra del fiume Cedrino, si trova la sorgente carsica de Su Cologone, da cui sgorgano le limpidissime acque oligominerali che nel corso dei millenni hanno scavato la loro via attraverso le rocce della montagna. Chi arriva in questo luogo si trova davanti uno spettacolo straordinario e fortemente scenografico grazie all'imponente massa d'acqua, che sgorga da una vasta e complessa gola calcarea e che durante le piene si trasforma in un torrente impetuoso che, dopo un breve percorso, confluisce nel Cedrino, costituendone nel periodo estivo l'unica fonte di alimentazione. Attorno a questa gelida fonte, fresca nei mesi estivi e travolgente durante le piene invernali (la portata media è di ben 300 l d'acqua al secondo, cifra che la pone al primo posto tra le sorgenti sarde), un verdeggiante e piacevole boschetto di eucalipti consente di effettuare tranquilli pic-nic lontano dalla calura.  Per esplorare le profondità della grotta sotterranea, sommersa da anni, gruppi di speleologi scendono ogni volta sempre più in profondità nelle viscere invase perennemente dall'acqua. La discesa più famosa è quella del francese Olivier Isler, che ha raggiunto la profondità di 108 m (ancora non superata), senza però raggiungere il fondo.  Dalla zona de Su Cologone si può poi proseguire per raggiungere non lontano la splendida valle di Lanaittu, ceduta nel 1993 insieme a tutto il Supramonte dal comune di Oliena all'Azienda Foreste Demaniali. Come arrivare Partendo da Oliena si segue la SP per Dorgali per circa 5,8 km; a quest'altezza si svolta a destra in una diramazione in lieve discesa, segnalata da cartelli che indicano la fonte e il famoso hotel-ristorante. Dopo circa 8 km si giunge in un ampio piazzale, da cui la sorgente è facilmente raggiungibile a piedi. La sorgente è continuamente oggetto di escursioni speleologiche, consigliate però a persone già esperte in questo genere di attività, vista la pericolosità delle gole interne.  Nelle vicinanze della sorgente, invece, possono essere effettuate numerose passeggiate o a piedi o a cavallo, immersi in una natura quasi incontaminata e di grande bellezza e suggestione.