Itinerari attorno ai luoghi: i riti della Settimana Santa di Castelsardo

 La settimana santa di Castelsardo - Lunissanti (Lunedì Santo)

 

Settimana Santa di Castelsardo

Il rito più importante si celebra Lu Lunissanti, il lunedì santo. Si tratta di una rappresentazione sacra che dura l'intera giornata, divisa però in quattro momenti diversi. La prima fase si svolge all'alba nella basilica rurale di Santa Maria di Tergu, a circa otto chilometri da Castelsardo: si celebra la prima messa e vengono presentati i Misteri. Quindi sfila una lunga processione che, giunta fino al bastione del Castello, fa poi nuovamente ritorno alla chiesa. Intorno a mezzogiorno, i fedeli, che nel frattempo sono diventati una vera e propria folla, banchettano nei campi attorno alla basilica. L'atmosfera è quella allegra e piacevole di una festa campestre. A metà pomeriggio si fa ritorno a Castelsardo: nell'ora del tramonto, dalla zona più bassa del borgo si snoda una processione che attraversa il bellissimo centro storico d'età medievale. Le strade sono illuminate solo da lampade ad olio: la semioscurità, gli abiti dei confratelli e i canti polifonici regalano uno spettacolo veramente suggestivo. Dopo il rientro nella chiesa di Santa Maria di Tergu, i cantori regalano altre struggenti melodie in un crescendo di emozioni.

 Probabilmente le origini di questa festa risalgono al periodo medievale, come confermerebbe la presenza dei canti polifonici. A organizzare tutte le fasi della processione sono i 24 membri della Confraternita di S. Croce, che si dividono in due gruppi distinti: gli Apostuli e Li Cantori. Questi sono riusciti a conservare per secoli gli aspetti più profondi del sentimento cristiano nell'Isola. In atmosfere cariche di mistero e sacralità si snodano i cortei composti da confratelli e devoti che, dalle prime ore dell'alba fino al crepuscolo, incedono nelle strade della città sostando nelle chiese.

 

Lunissanti (lunedì)

I rituali della Settimana Santa si aprono con Lu Lunissanti, il lunedì della Settimana Santa.

I membri della Confraternita dell'Oratorio della Santa Croce, prima dell’alba, si recano nella chiesa di Santa Maria dove si celebrano i riti religiosi. I membri della Confraternita si dividono in due gruppi: gli Apostuli e Li Cantori. I primi, vestiti con una tunica bianca stretta in vita da un cordone, prendono il nome di Misteri e hanno il compito di portare i simboli della passione, della crocifissione e della deposizione di Cristo. I secondi, suddivisi in tre “Cori” a quattro voci (Miserere, Stabat Mater e Jesu) e alternati ai Misteri, intonano canti di origine pre-gregoriana. Ogni gruppo porta con sé un oggetto simbolico: Il Coro del Miserere porta un teschio, il Coro dello Stabat un busto del Cristo e il Coro de Lu Jesus un crocifisso.

Terminata la messa, comincia la processione di Cori e Misteri verso la Basilica di Nostra Signora di Tergu; qui i Misteri vengono presentati alla Madonna, accompagnati dall'Attitu (canto funebre).

La Notti Santa

Con il calare della notte nel centro storico del paese, illuminato soltanto da Li Fiaccoli (fiaccole) rette da Li Fraddeddi (i confratelli) e Li Sureddi (le consorelle), ha inizio la fase più affascinante della processione; ad aprirla sono Li Appoltuli (gli apostoli) vestiti con l'Abbidu (abito bianco) e Lu Cappucciu (cappuccio conico) che trasportano i Misteri circondati da Li Sureddi. Gli apostoli sono accompagnati da tre Cori e dieci Misteri. Il primo coro Lu Miserere, recante il teschio di un castellanese ignoto, è seguito dal primo gruppo di cinque Misteri; il secondo Coro, Lu Stabat, recante la statua dell'Ecce Homo, precede il secondo gruppo di Misteri. Chiude la processione il coro de Lu Jesus, recante Lu Crocifissu.

Giovedì – La Prucissioni

Nelle prime ore della notte del Giovedì Santo ha inizio la processione con Lu Crucifissu e Maria di lu Pientu (simulacro dell'Addolorata) di origine medievale che ricorda l’incontro tra la Madonna e il Cristo agonizzante, quest’ultimo rappresentato da una statua lignea risalente al Trecento, una delle sculture sacre più antiche dell’Isola. La processione è accompagnata dai due cori della confraternita di Santa Croce, il Miserere e lo Stabat Mater.

Venerdì – Lu Icravamentu

Sacra rappresentazione della deposizione del Cristo della croce, in forma paraliturgica. Una cerimonia, anch’essa di origine medievale che presenta forti elementi barocchi, rendendola unica nel suo genere.

La processione parte dalla Chiesa di Santa Maria ed accompagna in Cattedrale la Madonna Addolorata. Qui il Cristo viene liberato dalla corona di spine e dai chiodi, presentati al popolo ed offerti alla Madonna. La processione si conclude nella chiesa di Santa Maria con l'assalto ai fiori benedetti al contatto con il Corpo del Cristo.

 

Castelsardo

L’antico borgo medievale di Castelsardo si trova nel territorio dell’Anglona su un promontorio vulcanico che si affaccia sul golfo dell'Asinara da una parte e sulle montagne della Gallura dall'altra.

Il paesaggio offre un panorama di singolare bellezza è infatti caratterizzato da suggestive coste in cui spuntoni rocciosi dalla vegetazione selvaggia e incontaminata si alternano a bianchi arenili. Numerose le spiagge di sabbia finissima presenti nel comune di Castelsardo quali quella di  Baia Ostina, il cui mare riflette in superficie il colore verde della vegetazione circostante, quella di Cala La Vignaccia, vicinissima al centro abitato, ed ancora quelle di Cantareddi, di Lu Bagnu, di Marina di Castelsardo, di Pedraladda, di Punta La Capra e di Punta Li Paddimi tutte caratterizzate da uno splendido mare dove gli appassionati di sport possono praticare vela e windsurf.

Castelsardo conserva ancora oggi la fisionomia originale, caratterizzata dai bastioni che la circondano: dalla Pianedda (la parte più bassa del paese) parte la strada che, risalendo la ripida rupe, conduce al centro antico; qui, proseguendo a piedi, ci si ritrova immersi in uno splendido scenario caratterizzato da ripide e strette vie, lunghe scalinate, numerose chiese e monumenti di notevole interesse storico.

Il paese fu fondato dalla potente famiglia ligure dei Doria, al tempo della lunga contesa tra i genovesi e i pisani, nel 1102, prendendo il nome di Castel Genovese.

Brancaleone Doria, nel 1357, diventò signore di Castel Genovese e nel 1376 sposò Eleonora d'Arborea, famosa per aver emanato il codice di leggi civili e penali noto come la Carta de Logu, stilata in lingua logudorese e suddivisa in 198 capitoli, aventi come oggetto il diritto penale, l'ordinamento amministrativo dei giudicati e dei villaggi, i più significativi diritti e obblighi civili delle popolazioni, che rimase in vigore fino a tutto il 1700. Nel 1448 il paese prese il nome di Castell'Aragonese ed entrò a far parte dei possedimenti della corona d'Aragona, ottenendo il titolo di Città Regia.

In seguito i Doria tentarono più volte di riconquistare la rocca ma i loro duri attacchi furono respinti dalla popolazione. Nel 1708 al dominio aragonese-spagnolo subentrò quello austriaco. Nel 1717 i castellanesi  tornarono sotto la dominazione spagnola.

Nel 1720 ebbe inizio il periodo sabaudo, grazie al quale il paese visse un periodo di ripresa economica: furono costruite scuole ed infrastrutture quali la strada che collegava la città a Sassari. Nel 1769 Carlo Emanuele III ribattezza la città con il nome di Castelsardo.

 

I monumenti

 Castello dei Doria

Nel centro storico del paese, sono visibili i pochi resti del Castello, fortezza militare del XII secolo eretta dalla famiglia dei Doria. Un tempo, costituito da una serie di ambienti tra cui un vano centrale, residenza della famiglia Doria, dispense per i viveri, una cisterna, un avamposto di guardia per le truppe, oggi rimangono la torre e alcuni ambienti restaurati dove è stato allestito il museo dell'Intreccio mediterraneo.

 Cattedrale di S.Antonio Abate

Nel centro storico, sorge la Cattedrale di S. Antonio Abate (patrono della città). Sorta nel 1503, per volere del vescovo Giovanni Sanna, è affiancata da un campanile di trachite con cupola maiolicata, visibile dal mare. Al suo interno  conserva altari lignei, il più grande organo a canne del '700 del territorio, statue policrome dei santi, argenti e suppellettili liturgiche. Emerge l'opera Madonna in trono con Bambino e angeli, risalente al XV secolo, era parte di un retablo, ormai smembrato, realizzato dal pittore Maestro di Castelsardo. Proprio a questo artista è dedicato il museo Diocesano ospitato negli ambienti apogei, scoperti recentemente, sotto la Cattedrale di Sant'Antonio Abate.

Chiesa di Santa Maria

Nella parte alta del paese sorge la Chiesa di Santa Maria, sede della Confraternita di Santa Croce . Risalente all'epoca medievale, fu trasformata nel '600; al suo interno custodisce la Pieddai, una statua di legno raffigurante la Madonna, e soprattutto il crocefisso ligneo del Cristo Nero, il più antico della Sardegna e realizzato dai benedettini nel trecento. Ancora oggi è portato in processione nella famosa festa del Lunissanti; sull'altare maggiore si trova un pregevole Ecce Homo seicentesco.

Chiesa di Nostra Signora di Tergu

Chiesa romanico pisana, fu costruita nel primo quarto del XIII sec., in conci di trachite rossastra intramezzati da pietre bianche di calcaree, accanto a un monastero di Benedettini di Montecassino del quale restano estese fondazioni di mura, un grande portale, un vano voltato e un pozzo. Dietro il transetto è presente un tozzo campanile il cui primo ordine ha un fregio ad archetti pensili. E’ particolarmente interessante la facciata di chiara derivazione pisana, che presenta nella parte inferiore tre arcate in pietra bianca che poggiano su larghe paraste terminanti con un ornato, mentre quella centrale, la più alta, è sostenuta da due lunghe ed esili semicolonnine con base e capitello decorati. La parte superiore è formata da un frontone rettangolare, che nasconde gli spioventi del tetto retrostante, animato da cinque arcate a doppia gola, decorate e sostenute da quattro colonnine bianche. Gli spazi sopra le arcate sono decorati da formelle intarsiate. Un rosone bianco a quattro lobi spicca sulla trachite rossastra. I fianchi, aperti da semplici monofore, sono corsi da un fregio di archetti romanici e spartiti da alte lesene. L’interno , a una sola navata, con paramento in conci di trachite a vista, ha una travatura di capriate pure a vista , coperta da un tetto adue spioventi con tegole alla romana. Il presbiterio è coperto da volta a botte.

 

Siti archeologici

 Roccia dell’Elefante

Il complesso di domus de janas della Roccia dell'Elefante (inquadrabile cronologicamente nel neolitico finale, 3200-2800 a.C.) è costituito da due tombe ipogeiche (I e II) scavate, su diversi livelli, all'interno di un masso erratico di trachite che gli agenti atmosferici hanno modellato rendendolo simile ad un elefante.
Dell'ipogeo superiore (tomba II), danneggiato dal cedimento della parte frontale della roccia, si conservano oggi tracce di tre vani, disposti sull'asse nord-ovest/sud-est e di modeste dimensioni. Non è improbabile che il gruppo di tre celle fosse preceduto da un padiglione coperto.  È possibile che la distruzione della sepoltura sia avvenuta già in antico ed abbia motivato la realizzazione di una nuova tomba sfruttando la superficie rocciosa sottostante.  La tomba I si caratterizza per la presenza di protomi taurine scolpite sulle pareti di uno dei vani interni.  L'ipogeo comprende oggi quattro piccoli vani; questi erano in origine preceduti da un breve corridoio a cielo aperto ("dromos") provvisto di gradino nel tratto finale.  Il portello di ingresso, a luce quadrangolare e con rincasso "a cornice", introduce in un vano subquadrangolare (m 1,37 x 1,40; alt. m 0,83) che conserva, scolpite in rilievo sulle pareti laterali, due protomi bovine con corna a mezzaluna e lunga testa trapezoidale.  Entrambe le protomi sono impostate su un basso zoccolo risparmiato nella roccia, mentre una banda è scolpita al di sopra delle corna, sotto la linea del soffitto.  La concentrazione di elementi simbolici e architettonico-decorativi nella cella a qualificano l'ambiente in senso sacro.  Sulla parete N della stanza si apre il portello quadrangolare d'ingresso al secondo vano (cella b); ai lati del portello sono realizzate due lesene che conservano la riproduzione della base e del capitello.  Sul vano b, di pianta subcircolare (m 1,30 x 1,48; alt. m 0,90) e oggi in comunicazione con l'esterno, si aprono gli ingressi ad altre due celle c e d, rispettivamente semicircolare e quadrangolare; il portello che comunica con il vano d, analogamente a quello precedente, era marginato da due lesene scolpite impostate su altrettante basi e sormontate da capitelli.

  

Muraglia Megalitica Preistorica di Monte Ossoni

Dista circa 20 km da Castelsardo e bisogna arrivare fino alla cima del monte Ossoni per poter trovare il monumento preistorico. Questa muraglia che è stata edificata con grandi massi, è lunga esattamente 58 m, e alta 2,4 m, orientata verso nord-est. Era probabilmente una muraglia che difendeva un villaggio preistorico, che si trovava al suo interno e di cui si vedono poche tracce. Si è potuto datare il sito solo perché al suo interno sono state trovate ceramiche attribuibili alla Cultura di Monte Claro, che risale circa alla metà del III° millennio a.C.