Itinerari attorno ai Festival:Time in Jazz

 Time in Jazz

Immagine da Time inJazz

Time in Jazz è un’associazione culturale senza fini di lucro, costituita nel dicembre 1997. I soci fondatori sono i volontari che per dieci anni, dal 1988 al 1997, hanno composto lo staff organizzativo del festival Internazionale Time in Jazz di Berchidda.

La scelta di fondare un’associazione, con sede a Berchidda, è stata dettata da esigenze di carattere organizzativo e gestionale in una struttura meglio definita. Time in Jazz ha potuto godere così di un riconoscimento dell’attività culturale svolta da parte delle istituzioni locali e nazionali.

Oltre all'organizzazione e al coordinamento del festival internazionale Time in Jazz, l'associazione ha allargato nel corso degli anni il proprio ventaglio di proposte, creando al suo interno specifiche aree di attività culturali. Nel 1998 nasce la rassegna Altri Tempi, incentrata sul cinema (in particolare sardo), il teatro e la musica. Lo stesso anno prende il via Aprile non dormire, dedicata alla presentazione di opere editoriali e teatrali. A giugno è poi il momento della Festa della Musica, il primo appuntamento musicale dell'estate, prima del grande festival ferragostano.

E' inoltre di proprietà dell'associazione una collezione privata permanente di arte contemporanea in Sardegna, oggi ospitata dal Museo del Vino/Enoteca Regionale di Berchidda, e la rivista quadrimestrale di arte e cultura contemporanea Ziqqurat, diretta da Giannella Demuro.

A queste  attività  si  aggiunge  quella  di  archiviazione del  materiale prodotto nel corso degli anni. Un prezioso patrimonio di documenti e testimonianze che compongono la memoria storica di Time in Jazz - registrazioni audio e video, ritagli di giornali, fotografie, disegni, manifesti - per la promozione di tutte le attività culturali che i linguaggi della musica e dell'arte in genere possono suggerire. In questo senso, l’associazione è un vero e proprio laboratorio di idee e progetti culturali che stimolano l’interazione fra le diverse attività artistico-creative. Riflesso diretto di questa attività di archiviazione, la pubblicazione di cinque cd tratti da altrettanti concerti di recenti edizioni del festival. Presidente e direttore artistico di Time in Jazz è Paolo Fresu.[1]

 

PAV

Curato da Giannella Demuro e Antonello Fresu, il P.A.V. (Progetto Arti Visive) organizza le iniziative artistiche dell’associazione Time in Jazz, e tra i suoi obiettivi ha lo studio, la promozione e la documentazione dei fenomeni artistici che sono espressione della ricerca più avanzata nel campo delle arti visive in Sardegna. Il P.A.V. si propone così come occasione di incontro e riferimento per la cultura artistica nell’Isola, grazie anche alla risonanza internazionale acquisita dal Festival e dall’associazione nel corso degli anni. Dall’agosto 1997 ad oggi, il P.A.V. ha prodotto numerose manifestazioni artistiche coinvolgendo la maggior parte dei più noti e impegnati artisti locali, ma anche molti artisti nazionali e internazionali. Il sempre maggiore coinvolgimento dell’associazione Time in Jazz nell’ambito della ricerca visiva e il crescente successo e apprezzamento del pubblico e degli operatori del settore hanno portato alla definizione di un programma di lavoro articolato in numerose sezioni e alla realizzazione di due iniziative stabili: la Collezione di Arte contemporanea e Semida - Museo all’aperto del Monte Limbara, nel territorio della Foresta Demaniale "Monte Limbara Sud" di Berchidda, dove vengono realizzati interventi di arte ambientale. Di anno in anno, inoltre, nuove iniziative artistiche vengono progettate e realizzate dai responsabili del P.A.V. e dai curatori chiamati a collaborare al fine di creare nuove occasioni di incontri culturali e opportunità diversificate per la diffusione di un turismo culturale.

Tutti gli eventi del Progetto Arti Visive sono accompagnati dalla pubblicazione di cataloghi corredati da apparato critico e iconografico, uno strumento culturale che consente la storicizzazione e la divulgazione degli eventi realizzati, a disposizione del pubblico e degli operatori del settore.

 

 
Berchidda

L'abitato di Berchidda è ubicato nella parte centro - orientale della Provincia di Sassari, al confine fra Logudoro e Gallura. Confina con i centri di Tempio Pausania, Calangianus, Monti, Alà dei Sardi, Buddusò ed Oschiri. Il territorio del Comune è di complessivi 20.000 ettari, e si sviluppa, in altitudine, dai 164 mt. del Lago del Coghinas ai 1.362 mt. di Punta "Sa Berretta" sul massiccio del Limbara al confine con il Comune di Tempio Pausania. L'economia del centro è prevalentemente basata anche oggi sul settore agro-pastorale e l'artigianato. Notevole è stata in questi ultimi anni l'integrazione tra i vari settori economici e l'iniziativa dei suoi addetti; sono infatti presenti aziende di trasformazione dei prodotti agricoli, gestiti in forma cooperativistica (vedi la cantina sociale del vino "Giogantino", la cantina sociale del latte "La Berchiddese", l'oleificio), che hanno assunto un ruolo importante nel settore agro - alimentare dell'intera provincia ed anche oltre. L'artigianato inoltre è presente oltre che nei settori tradizionali della lavorazione del ferro e del legno, anche nel settore sugheriero, settore che negli ultimi anni sta assumendo un ruolo molto importante nell'economia del paese, con lo sviluppo di alcune aziende di lavorazione di questo materiale di medie dimensioni. Notevole sviluppo sta avendo anche il settore terziario, con particolare riferimento al turismo, con la nascita di alcune aziende di ricettività, come ristoranti, hotel, un campeggio attrezzato/camper service per il periodo estivo con annessa piscina all'aperto.

  

Museo del Vino

Il Museo del Vino di Berchidda è la prima struttura multimediale in Italia dedicata al vino. Straordinario contenitore dall’architettura ardita, consente di tracciare l’affascinante storia del vino nel Monte Acuto e in Sardegna all’interno di una serie di testimonianze che raccontano la vita materiale dei Sardi nel corso dei secoli. Diverse fonti storiche citano la particolare vocazione per la produzione del vino, che per le sue caratteristiche organolettiche, determinate dal clima e dalla conformazione del territorio, ha delle distinguibili unicità.  Nel museo di Berchidda, articolato in diverse sale, sono esposti gli attrezzi utilizzati anticamente, in differenti epoche e territori, per la lavorazione dei vigneti e delle uve: tini, vasche per la pigiatura, torchi con base di granito, ecc. È nella sintesi il punto di forza di questa struttura: formidabile spazio culturale ma anche una grande vetrina che espone e vende tutti i prodotti dell’enologia sarda; tempio consacrato al rito di Bacco ma anche efficace contenitore di eventi culturali diversi; suggestivo raccoglitore della memoria storica di Berchidda ma anche luogo dedicato al confronto di culture e enologiche diverse attraverso Internet, i software interattivi e le immagini virtuali. La visita al Museo del vino di Berchidda si estende al vigneto didattico che, immerso nel verde della macchia mediterranea e nei lecci, filliree, ginestre, mirti e corbezzolo, fa da meravigliosa cornice alla struttura.

 

 

 Siti archeologici

 

Dolmen di Monte Acuto

Si tratta di uno dei più grandi dolmen presenti nella zona. Orientato a SO, è stato realizzato sfruttando un affioramento granitico.  La sepoltura, a pianta rettangolare (largh. m 1,30/1,50; prof. m 3,50-4,00; alt. m 1,00-1,50), è delimitata lateralmente da due ortostati con facce interne ben lavorate, mentre sul fondo è chiusa da un paramento murario realizzato con pietre di grandi dimensioni.  La struttura è coperta da un lastrone poligonale spezzato in due parti (lungh. m 4,00 circa; largh. m 2,80 circa) e mostra sulla lastra d. una coppella emisferica, mentre altre otto coppelle sono presenti su uno dei frammenti della copertura.  L'area circolare antistante il monumento, in corrispondenza del dirupo, è delimitata da un muro e da affioramenti rocciosi. Sul lato d. dell'ingresso, presso i resti di una struttura muraria, è individuabile un menhir aniconico rovesciato.  Il monumento è databile al Neolitico finale-Eneolitico. Il sito fu frequentato durante l’età del Bronzo e in periodo medievale.

 

 

Percorsi nel verde nei dintorni di Berchidda

 Luogosanto

Parco Naturale di Fonte La Filetta sul Monte Casteddu

Dall' interno del paese parte la strada asfaltata che conduce al piccolo Parco Naturale di Fonte La Filetta, verdeggiante di lecci e sughere intorno alla sorgente omonima e, le cui acque sono rinomate per loro proprietà oligominerali e diuretiche. Il parco è attrezzato per picnic e passeggiate.

 

Luogosanto è un villaggio sorto durante il medioevo, periodo in cui nacquero gran parte degli attuali paesi dell'isola. Durante la dominazione aragonese, i suoi abitanti si opposero fieramente alle prepotenze dei feudatari, colpevoli di malgoverno ed eccessiva pressione fiscale, soprattutto in una terra dimessa come la Gallura. Dopo decenni di scontri, alla metà del XV secolo, il paese si spopolò.

Per la rinascita del paese ci vollero oltre duecento anni, quando alcuni pastori iniziarono ad edificare i loro stazzi in queste terre. In questo periodo il paese fu interessato anche dalla grave piaga del banditismo e del contrabbando, trovandosi proprio nella rotta tra Tempio e Santa Teresa di Gallura, storico porto di traffici illeciti con la Corsica. Agli inizi del XX secolo le buone terre di questo paese iniziarono a dare i loro frutti, viticoltura e pastorizia erano i settori trainanti, per una rinascita che, nel 1947, rese l'autonomia comunale a Luogosanto.

Luogosanto ha circa 2000 abitanti e ben dodici chiese, per cui nessun nome poteva essere così azzeccato per un paese. In realtà il nome deriverebbe dalla scoperta delle reliquie dei santi Nicola e Trano, che sarebbero vissuti nei pressi della chiesa innalzata in onore di quest'ultimo. Il santuario si trova a sud, poco distante dal paese, sopra un rilievo granitico con splendida vista panoramica sulle Bocche di Bonifacio. Nella grotticella in cui vennero recuperate le ossa dei beati, custodita tra le mura della chiesa, è stato inserito un altare ricavato da un unico blocco di pietra.

La chiesa più importante del paese è Nostra Signora di Luogosanto, edificata nel XIII secolo in forme romaniche. Secondo la leggenda sarebbe stata edificata da dei francescani, nello stesso luogo in cui gli apparve la Madonna per indicargli dove si trovassero le reliquie dei santi Trano e Nicola. Un'altra leggende è legata alla statua all'interno della Basilica, che sarebbe stata ritrovata nelle spiagge di Arzachena. Nostra Signora di Luogo Santo ebbe comunque il privilegio avere in dote la Porta Santa, per volere del Papa Onorio III°. Come tutte le porte del suo genere può essere aperta ogni sette anni e lo resta per un anno intero, periodo in cui il santuario diviene una meta di pellegrinaggio per migliaia di fedeli. Ben tre santuari si trovano in regione Balaina e sono quello della Madonna del Rimedio, quella di San Salvatore, costruita interamente in granito e quella di Santu Baingio di Li Coddi, con una singolare copertura di ginepro.Nella strada per Arzachena si trova il castello di Balaiana, costruito in epoca giudicale pare come residenza estiva dei re del Giudicato Gallurese. Il fortilizio subì gravi danni durante gli scontri con gli aragonesi, altri danni glieli causò l'incuria, seppure sono rimasti intatti diversi ambienti. Annessa al castello si trova la chiesa di San Leonardo, probabilmente inglobata col tempo nelle mura, un edificio costruito completamente in granito. Il complesso è raggiungibile dopo una apprezzabile scalinata con qualche "centinaio" di gradini.

Sulla strada per Santa Teresa, dopo pochi chilometri sulla destra, sorge invece il Castello di Re Baldo (o Palazzu di Baldu). In realtà l'edificio, era probabilmente l'abitazione di un governatore, infatti risulta essere privo di fortificazioni. Il palazzo sorge in zona Santo Stefano, dove esisteva l'omonimo paese medioevale e dove resiste la chiesa dedicata sempre al santo, edificata nel XVII secolo, probabilmente sui ruderi del paese.

 

 

Sant'Antonio di Gallura

Monte Santo

Da Luogosanto si prende la provinciale per Arzachena e Sant'Antonio di Gallura, bella strada panoramica che in circa 17 chilometri di saliscendi, attraversata da ultimo la valle del Liscia, conduce all'innesto della statale 427: qui si svolterà a destra verso Sant'Antonio di Gallura ma, pochi chilometri prima dell'abitato e in corrispondenza della chiesetta campestre di La Crucitta (che è sulla destra della strada), si infilerà a sinistra un lungo sterrato che dopo una decina di chilometri conduce al Monte Santo (619 metri), una delle cime più elevate dei Monti Ultana. La sua caratteristica preminente è data dal colore rosa dei graniti affioranti, che contrasta col verde della fitta vegetazione: vi prevalgono il cisto, il lentisco, il corbezzolo, (olivastro, il pero selvatico. La macchia è dimora abituale di gatti selvatici, volpi, donnole, lepri e cinghiali.

 

 

Calangianus

Valle del Rio Catala e Altipiano di Li Conchi

La bellissima strada (la statale 427) che, al ritorno da Monte Santo, ci conduce dapprima a Sant'Antonio di Gallura e poi in direzione di Tempio attraversa, circa sei chilometri prima di raggiungere Calangianus,dove si apre la suggestiva Valle del Rio Catala.

La Valle del Rio Catala è una splendida sughereta che dilaga sui rilievi circostanti, lasciando scoperti solo i roccioni isolati e più alti, e scende verso il basso fino a lambire le limpide acque del torrente. Raggiunta Calangianus, si prende la statale 127 in direzione di Olbia, se ne percorrono circa quattro chilometri e si svolta quindi a destra in uno sterrato che s'inoltra nel lussureggiante altipiano di Li Conchi, ad una altezza superiore ai mille metri, in mezzo a una foltissima vegetazione di sughere e lecci. Verso sud - est si sussegue una serie di una ventina di cime aguzze e inaccessibili, di altezze comprese fra i 1080 e i 1120 metri, mentre l'aspetto selvaggio del paesaggio è mitigato dalla presenza di numerose sorgenti. Ritornati poi sulla statale 127, si svolta a destra e si rientra a Tempio in circa un quarto d'ora.

 

 

Aggius

Valle della Luna e Strada panoramica di Aggius

Uscendo da Tempio sulla SS 127, appena fuori dalla città si prende la provinciale 127 che dopo 4 km arriva ad Aggius. Percorsi altri 7 km circa  ci si trova immersi in un paesaggio brullo e sassoso: una vasta pianura punteggiata di rocce granitiche isolate o a gruppi, enormi massi rotolati a valle in tempi immemorabili dai monti circostanti, in seguito a qualche cataclisma di portata apocalittica. È la Piana dei Grandi Sassi, o Valle della Luna. Il profondo silenzio, le forme bizzarre delle rocce e i loro colori cangianti al variare della luce e dell'incidenza dei raggi del sole danno al paesaggio un aspetto irreale. La vegetazione è sporadica: qua e là si vedono isolati alberi di leccio e querce da sughero, mentre più rigogliosa è la macchia bassa di erica e cisto. A destra della strada appare una grande roccia detta per la sua forma 'Testa di Platone". La piana è ricca di tafoni, rocce granitiche scavate dagli agenti atmosferici e utilizzate come ripari naturali in epoca preistorica. Da una cupola di granito il Nuraghe Li Parisi domina la piana. Poco prima di raggiungere

Intorno al paese di Aggius si sviluppa la strada panoramica dei Monti di Aggius, (irta catena situata proprio alle spalle dell'abitato e chiamata per la sua linea seghettata il "Resegone sardo". Benché infatti ('altezza di questi rilievi sia piuttosto modesta (la punta più elevata è il Monte Sozza, 788 metri), le vette sono frastagliate e brulle e tra i massicci granitici si aprono aspri dirupi. Dalla strada si ammira un paesaggio ancora intatto, con rigogliosi boschi di sughere, il laghetto di Santa Degna e l' intera vallata che guarda verso Tempio.

 

 

Bortigiadas

Fiume Coghinas e Lago artificiale di Casteldoria

Da Tempio si imbocca la statale 127 in direzione di Sassari, si lascia sulla destra l'abitato di Bortigiadas e si prosegue ancora per circa nove chilometri: alla biforcazione, anziché infilare la direttissima per Sassari, si piega a destra sulla stessa statale 127 che costeggia per un tratto il Coghinas. Percorsi ancora poco meno di due chilometri si svolta nuovamente a destra in una strada secondaria in direzione di Tisiennari, dalla quale si diramano sulla sinistra vari sentieri che portano sulla riva del fiume Coghinas, particolarmente suggestivo, sia per la ricchezza della vegetazione che si assiepa lungo le sue rive sia per il gran numero di nuraghi che ne punteggiano le sponde. Poco più avanti, dopo aver ricevuto le acque del Rio Giobaduras, uno dei suoi principali affluenti, il fiume lambisce (presso una località chiamata appunto per questa ragione Pont'Ezzi, cioè Ponte Vecchio) le rovine di un ponte romano. Lungo la stessa strada si può poi raggiungere (deviando a destra dopo circa cinque chilometri dal bivio della statale) la frazione di Scopaggiu, dal cui piccolo abitato si prenderà un sentiero pedonale che conduce al Lago artificiale di Casteldoria, un invaso di modeste dimensioni, creato nel 1926 a scopo soprattutto di produzione di energia elettrica e di irrigazione. Il lago, la cui sponda destra ricade in territorio di Bortigiadas mentre la sinistra appartiene al comune di Perfugas, è frequentato da nutriti gruppi di uccelli palustri ed è ricco di pesce. Da Scopaggiu si può poi spingersi un paio di chilometri verso nord, fino a veder apparire il massiccio granitico del Monte Ruiu (Monte Rosso, per il colore rosato della roccia), sulla cui cima svettano due guglie che, per il loro curioso aspetto, sono chiamate dalla gente del luogo Su Padre e Sa Monza: infatti, soprattutto al tramonto, sembrano stagliarsi nitide sullo sfondo del cielo le immagini di un frate incappucciato e di una suora.

 

 

 Le spiagge

1) Alcune delle spiagge del golfo di Olbia

 

Spiaggia di Bados

La spiaggia si trova nella località di Bados, nel comune di Olbia. L'arenile è costituito da un fondo di sabbia chiara e sottile, dalle tonalità tendenti al grigio, con scogli affioranti.
Primo delle spiagge del comune di Olbia, il lungo arenile, esteso per circa 300 metri, è occupato, in parte, da uno stabilimento balneare. La spiaggia è caratterizzata da un basso fondale che rende agevole il gioco dei bambini.

 

Baia Corallina

La spiaggia di Baia Corallina si trova nella località Costa Corallina, nel comune di Olbia. L'arenile è costituito da un fondo di sabbia chiara finissima, dalle sfumature grigiastre.  Divisa in due parti da una fascia di scogli, la spiaggia è ben riparata e dotata di un porticciolo adatto alla sosta delle piccole imbarcazioni da diporto. Con vista sulle Coste di Capo Ceraso, Baia Corallina è inserita in una bellissima cornice naturale, tra il chiaro della sabbia, il rosa degli scogli, il verde della macchia e l'azzurro-turchese delle acque. Oltre il canale è possibile visitare un'altra suggestiva e minuscola spiaggetta.

 

La Playa

La Playa si trova nel Lido di Pittulongu, nel comune di Olbia. L'arenile è costituito da un fondo di sabbia candida, molto fine, alternata a tratti di conchiglie e ghiaia. La spiaggia, detta anche di Puntale Lungo si presenta a forma di mezzaluna bianca, tra Punta Muriscinu e Punta Filiu, ricca di attrezzature turistiche e balneari.

 

Lo Squalo

Nel lido di Pittulongu, in comune di Olbia, si giunge al lungo e non molto largo arenile de Lo Squalo, costituito da un fondo di sabbia grigia molto fine. Separato dalla spiaggia di La Playa da una lingua rocciosa, è costituito da lunga fascia di sabbia, circondata dal verde della vegetazione e bagnata da acque limpidissime. La spiaggia Lo Squalo è caratterizzata da un basso fondale che rende agevole la balneazione e il gioco dei bambini.

 

 

Mare e Rocce

Si trova nella località Pittulongu, nel comune di Olbia. L'arenile è costituito da un fondo di sabbia chiara e sottile, dalle tonalità tendenti al grigio, con scogli affioranti.  Primo tratto di arenile della località Pittulongu, è diviso dalla spiaggia Il Pellicano da una lingua rocciosa e da un sentiero.

 

 

Marina di Cugnana

Si trova nella località detta Marina di Cugnana, nel comune di Olbia. L'arenile è caratterizzato dalla presenza di sassi e sassolini. La spiaggia è piccola ma le acque cristalline e la suggestiva vegetazione mediterranea che fa da contorno alla spiaggia rende questo un angolo di paradiso di assoluta bellezza.

 

 

Pellicano

Pellicano si trova nel Lido di Pittulongu, nel comune di Olbia. L'arenile è costituito da un fondo di sabbia chiara e sottile, dalle tonalità tendenti al grigio, con scogli affioranti. L'arenile, che si estende per circa 200 metri, è caratterizzato dalla presenza di comode strutture balneari. Da qui si può arrivare alla spiaggia di Mare e rocce, attraverso un bel sentiero, fiancheggiato da un muro di recinzione. La spiaggia del Pellicano è caratterizzata da un basso fondale che rende agevole la balneazione e il gioco dei bambini.

 

 

Porto Istana

Alla base di Capo Ceraso, Porto Istana si presenta come una caletta limitata dagli scogli e dalla ricca vegetazione composta dalla macchia mediterranea; sul lato destro è separata da fasce rocciose da altre tre spiaggette, numerate come la prima, la seconda, la terza e la quarta spiaggia, partendo da nord.
L'arenile è costituito da un fondo di sabbia bianca finissima che unendosi ai riflessi di luce sull'acqua trasforma questa cala in un vero paradiso di colori.

 

Punta delle Saline

Punta delle Saline si trova nella località di Olbia, nell'omonimo comune. L'arenile è costituito da un fondo di sabbia chiara, piuttosto grossa, alternata a tratti di ghiaietta. Situata intorno ad un villaggio turistico e frequentata spesso da pescatori, la località di Punta delle Saline è formata da tre spiaggette, tra cespugli di lentisco, eringio e gigli di mare, da cui si può ammirare un bellissimo panorama del Golfo di Olbia, tra Capo Figari e Capo Ceraso.

 

 

Rena Bianca

Si trova nella località Portisco, nel comune di Olbia.  L'arenile bianco presenta una sabbia molto fine. Il gioco di cromatismi che offre questa spiaggia, movimentata da qualche duna, apre la vista ad un paesaggio di grande bellezza, che alterna la spiaggia brillante al rosa delle rocce affioranti, al verde della macchia che la circonda e all'azzurro-turchese del mare limpidissimo.

 

 

2) Le spiagge della Costa Smeralda

 

Cala di Volpe

Nel cuore della Costa Smeralda si apre la bella spiaggia di Cala di Volpe, dove in assoluta armonia con la lussureggiante natura della Gallura sorge l'omonimo hotel famoso in tutto il mondo e frequentato dall'alta società internazionale. La spiaggia si stende all'interno di un golfo protetto dai venti e coronato da una verdeggiante macchia mediterranea che profuma di ginepro, corbezzolo e lentisco. Vicino alla battigia la sabbia si tinge di un caldo colore rosato, che contrasta meravigliosamente con le acque color smeraldo di questo splendido mare.

Spiaggia del Pevero

L'ampia spiaggia formata da dune di rena si affaccia su uno specchio d'acqua che ha tonalità che sfumano dal blu intenso all'azzurro al verde chiaro.

 

Liscia Ruja

Questo tratto di costa, raggiungibile solo su strada sterrata si affaccia sulle acque di Cala di Volpe e racchiude tra graniti e ginepri numerose spiagge e spiaggette affollate da bagnanti e frequentate da numerose imbarcazioni. La spiaggia Liscia Ruja e' la più estesa del Comune di Arzachena e le sue dimensioni la rendono unica nel panorama costiero della costa Smeralda. AL termine della spiaggia un promontorio granitico la separa da un altro bellissimo arenile, Petra Ruja, che delimita il confine tra Arzachena ed Olbia.

 

Baia di Romazzino

Nella Baia di Romazzino, sorge l’omonimo pittoresco hotel, con davanti una bella spiaggia dalle acque limpidissime. Poco più a sud s’incontra Piccolo Romazzino, un agglomerato staccato rispetto all’insediamento principale, sorto presso l’insenatura Lu Imbarcatoio; vi si segnalano alcune belle spiagge, circondate dai dolci profili di verdeggianti colline. Tra i due insediamenti, un tratto di strada litoranea molto panoramico per le affascinanti vedute sulle vicine scogliere e sulle isole di Soffi e Mortorio, consente di raggiungere con una breve deviazione il Portu di Li Coggi, la spiaggetta forse più bella della Costa Smeralda. Conosciuta anche come spiaggia del Principe, è decisamente da visitare, poiché le più entusiastiche descrizioni e le più spettacolari fotografie appaiono incapaci di comunicare l’incanto di questa splendida insenatura. I fondali sabbiosi, estesi per molte decine di metri, conferiscono alle acque colori e riflessi meravigliosi. L’isola Mortorio si staglia con il suo caratteristico profilo proprio davanti a Romazzino. Scoscesa e rocciosa, dunque diversa dall’isola Soffi, più piatta, consente per la disposizione delle sue due cale (l’orientale e l’occidentale) di fare il bagno in acque sempre calme, con qualunque vento.

 

Cala Razza di Giunco

Le ultime cinque spiagge si aprono nella Cala Razza di Giunco e sono abbastanza diverse fra di loro, anche se accomunate dallo splendido mare cristallino che le bagna. Da segnalare, in particolare, a ridosso della seconda e della terza cala, la presenza di stagnetti retrodunali, sempre incorniciati da una bella vegetazione di piante palustri, e circondati dalla fitta macchia mediterranea. Si tratta di spiagge meno frequentate in quanto non facilmente raggiungibili via terra, ed anche abbastanza lontane dai principali approdi della costa; non è raro quindi poterne godere da soli o con pochi altri fortunati estimatori di questa natura stupenda. Le più belle sono la Cala Suaredda, che risulta la più settentrionale, e la spiaggia Rena Bianca, la più meridionale. Quest’ultima appartiene ad Olbia ed è facilmente accessibile perché vicina alla strada, mentre le altre, come tutto il rimanente territorio della Costa Smeralda, ricadono nel comune di Arzachena.

3) L’Arcipelago della Maddalena

Parco dell’Arcipelago della Maddalena

Sorto nel paleozoico sulla depressione del sistema sardo-corso, l’arcipelago comprende le isole di Maddalena, l’unica abitata, Caprera, Spargi, Santo Stefano, Budelli, Razzoli, Santa Maria ed altri isolotti (Mortorio, Soffi, Nibani). Offre scenari naturali di eccezionale bellezza: Porto di Madonna, Spiaggia Rosa, Cala Coticciu, Cala del Relitto, Cala Corsara, Cala Connari, Cala Granara, Cala Lunga, Cala Santa Maria. I litorali sono caratterizzati da un andamento frastagliato in cui sono frequenti rias e falesie; le spiagge sono di dimensioni limitate e in alcuni casi, come nella spiaggia rosa di Budelli, le sabbie sono arricchite da resti organici biodetritici che danno luogo a particolari colorazioni. Il paesaggio dominante è roccioso, ma il granito, qua e là, lascia spazio alla vegetazione: soprattutto una folta macchia, dominata da ginepro, corbezzolo, fillirea, lentisco, mirto, erica, calicotome, cisto ed euforbia; particolarmente ricca di vegetazione l’isola di Caprera, già riserva naturale orientata, dove sono presenti anche pinete, boschi di leccio e ginepreti. Il patrimonio floristico dell’arcipelago comprende circa 750 entità, di cui 56 endemiche. L’ambiente marino è ricco di habitat e specie, alcune di queste molto rare e protette, come l’alga rossa Lithophyllum lichenoides e la patella gigante Patella ferruginea, presenti ai livelli più superficiali. Nei fondali si estendono praterie di Posidonia oceanica.  Per quanto riguarda l’itticofauna e la cetofauna, l’area dell’arciperlago e, più in generale delle Bocche di Bonifacio è tra le più ricche del Mediterraneo, con popolazioni stanziali di cernie brune, corvine, saraghi, stenelle e tursiopi. Per queste due ultime importanti presenze il parco è incluso nel “Santuario dei cetacei”, spazio marino corso-ligure-provenzale di protezione di balene e mammiferi marini, recentemente istituito. Altrettanto ricca l’avifauna, che annovera specie rare, quali la berta maggiore, la berta minore, l’uccello delle tempeste, il cormorano dal ciuffo ed il gabbiano corso.  Interessata da rinvenimenti neolitici, la zona ha restituito abbondanti testimonianze di epoca ellenistico-romana, soprattutto relitti di navi onerarie naufragate (relitto di Spargi, 120 a.C.). Il popolamento dell’arcipelago ebbe però inizio nel XVI secolo, ad opera di pastori corsi, mentre la bella cittadina di Maddalena fu fondata a fini di contrasto del contrabbando nel 1767. Questa divenne nel 1887 terza base navale dello Stato italiano e, più recentemente, sede della Marina militare americana e di Ammiragliato. L’isola di Caprera è invece in particolare legata al ricordo di Giuseppe Garibaldi, che vi visse dal 1854 al 1882, anno di morte. L’eroe iniziò il rimboschimento dell’isola impiantandovi migliaia di pini.La “casa bianca ” dell’eroe costituisce oggi il fulcro di un suggestivo compendio museale statale.

 


La Maddalena

La città di La Maddalena, si sviluppa lungo la costa meridionale dell'isola della Maddalena e rappresenta l'unico centro abitato dell'omonimo arcipelago. Il borgo fu fondato nel 1770. Nel 1793 una spedizione francese guidata da Napoleone Bonaparte sbarcò nell'isola e cercò di impossessarsi dell'arcipelago, ma fu respinto dalla coraggiosa reazione dei maddalenini.  Scelta nel 1887 come base della Marina Militare Italiana, La Maddalena fu un importante base navale sino alla fine della seconda guerra mondiale.  Particolarmente suggestivo è il centro storico, caratterizzato da scalinate e vicoli con strade lastricate in granito, su cui si affacciano graziosi edifici del'700 e dell'800. 

La parrocchia di S. Maria Maddalena, costruita nel 1814 su una pianta a navata unica can cappelle laterali, conserva nella sacrestia due candelabri ed una croce d'argento che l'Ammiraglio Nelson donò alla città. L'economia oggi è basata in gran parte sul turismo, sulla pesca e sulla presenza della Marina Militare. Cala Gavetta è il porto peschereccio e turistico situato nell’insenatura che chiude a occidente l’abitato della Maddalena.  In piazza XXIII febbraio si innalza una colonna di granito con l’effigie di Giuseppe Garibaldi, realizzata all’inizio del novecento dallo scultore Gallori. Interessante il Museo Navale Lamboglia, dedicato all’archeologia sottomarina che espone reperti recuperati da una nave oneraria romana, naufragata presso l’isola di Spargi alla fine del II secolo a.C. e della quale il museo ospita una ricostruzione.

 

 

Caprera e il Museo Garibaldino

Il compendio garibaldino costituisce l'insieme degli edifici, cimeli e pertinenze un tempo di proprietà di Giuseppe Garibaldi, ceduti allo Stato italiano che ne ha curato il restauro e la ristrutturazione, nel 1978. L'eroe in un momento particolarmente difficile della sua vita, dopo la disfatta della Repubblica Romana, la morte dell'amata Anita e l'abbandono dei figli, trovò nell'arcipelago maddalenino l'atmosfera migliore per riprendersi psicologicamente e riprogettare la propria vita. Si stabilì definitivamente a Caprera nel 1857 per morirvi il 2 giugno 1882. La visita del compendio ha inizio con la stalla per poi proseguire con la casa bianca, così articolata: dall'atrio (armi, vessilli, carrozzella dell'eroe) si raggiunge la camera da letto matrimoniale (in realtà vi dormiva Teresita, figlia di Anita morta nel 1903), con la scrivania e la pianola che testimoniano l'inclinazione di Garibaldi per la scrittura, la musica e il bel canto. Quindi si passa alla camera di Manlio, figlio della terza moglie e morto nel 1900, alla camera di Clelia ed alla cucina. Dalla stanza dei cimeli (oggetti personali del generale) si procede nel tinello (credenza primo 800 della madre di Garibaldi, famosi dipinti, armadio con abiti, oggetti ed un ciocca di capelli dell'eroe), nel salotto (notevole la poltrona con scrittoio-leggio regalata all'eroe dalla regina Margherita di Savoia) e nella stanza della morte (con il letto rivolto verso la Corsica, arredo originario e orologio di fabbricazione inglese fermo alle 18.20, ora della morte). Dalla casa bianca si può scendere fino alla tomba dell'eroe ed il piccolo cimitero familiare.  Nel capannone è custodita la barca che la Marina Sarda regalò al generale nel 1860 ed un'altra che fu donata al figlio Manlio nel 1881.

 

 

Spargi

L’isola fa parte dell’arcipelago della Maddalena ed è caratterizzata da insenature, boschetti di ginepro, calette e piccole spiagge che si aprono su uno spettacolare panorama marino con acque che assumono colorazioni incredibili. Sull’isola si possono visitare suggestive e panoramiche rovine militari in abbandono, con postazioni mimetizzate e collegate da cunicoli scavati nel granito.

 

 

Santo Stefano

L'isola di Santo Stefano, con i suoi 3 kmq, è la quarta dell'Arcipelago della Maddalena per estensione; è leggermente collinosa, con la punta più alta nel Monte Zucchero (101 m slm) e, come le altre dell'Arcipelago, circondata da un mare che incontrandosi con la roccia granitica crea riflessi cangianti di grande suggestione visiva.  Una parte dell'isola è oggi ancora occupata da una base militare della marina statunitense, che a breve verrà dismessa. Il resto dell'isola, abitata solo sulla porzione di costa destinata ad un villaggio vacanze, è sufficientemente selvaggio da dare perfettamente l'idea di come dovesse essere l’arcipelago maddalenino prima della sua "scoperta" da un punto di vista turistico.
Assai affascinanti i tafoni, nei quali l'uomo ha trovato riparo sin dall’epoca neolitica, e la cava di granito di Villamarina (una delle tante di queste isole), sfruttata fino alla seconda guerra mondiale, quando venne abbandonata. Al suo interno si trovano ancora blocchi di pietra semilavorati, tra cui un colossale busto di Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, gerarca fascista, vero monumento alla transitorietà e caducità del potere.  Tra le poche costruzioni dell'isola di Santo Stefano va ricordato il Forte San Giorgio (1773), conosciuto anche come Forte di Napoleone, perché da questo edificio il generale corso, nell'attacco portato all'arcipelago il 23 febbraio 1793, bersagliò il centro abitato di La Maddalena.

 

 

Budelli

Budelli, probabilmente la più famosa delle isole minori dell'arcipelago, è circondata da 11 km di costa incantevole, nella quale si apre la celebre Spiaggia Rosa, una tra le più belle e rinomate spiagge del Mediterraneo, vero gioiello di sabbia rosacea, lambita da un mare turchino dalle sfumature indescrivibili. Questo settore dell'isola è sottoposto a tutela integrale all'interno del Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, sono dunque proibiti l'accesso e la balneazione.  Ma a Budelli si trova anche un'altra spiaggia molto celebre dell'arcipelago, ossia il Porto della Madonna o Manto della Madonna, che reca tale nome per l'intensità dell'azzurro delle sue acque. Alle spalle di questa cala è uno stagno circondato da un cannetto che ospita uccelli stanziali e migratori, quali aironi cinerini, garzette, folaghe o germani reali.

 

 

Razzoli

Affacciata sulle Bocche di Bonifacio, l'isola di Razzoli, ampia 1500 mq, ha un aspetto particolarmente aspro per via della conformazione rocciosa delle alte coste granitiche e per la vegetazione stentata a causa della forza del vento. Sulla punta settentrionale si erge il faro ottocentesco a proteggere il passaggio delle Bocche: da qui si ammira un panorama spettacolare sulla Corsica e sulla Sardegna, così come dal monte Cappello (m 65), massima elevazione dell'isola.  Razzoli è separata dalla vicina Santa Maria da uno stretto di poche decine di metri, con un fondale molto basso, al punto che in passato potevano transitarvi gli asini con le provviste per il guardiano del faro e la sua famiglia nei giorni in cui il vento rendeva difficile l'attracco a Cala Lunga. Da qui il nome di Passo degli Asinelli. Tra le insenature, si segnala Cala Bove Marino, che prende il nome dalla presenza, testimoniata per l'ultima volta nel 1997 proprio in questo arcipelago, della foca monaca, uno dei più rari mammiferi nel Mediterraneo, in via d'estinzione.

 

 

Santa Maria

Situata tra Razzoli e Budelli, da cui è separata da stretti e bassi bracci di mare (il Passo degli Asinelli che la divide dalla prima è profondo circa 50 cm), l'isola di Santa Maria è l'unica abitata stabilmente dell'arcipelago oltre alle principali de La Maddalena e Caprera. Gli scarni resti dell'antico convento, edificato dai monaci Benedettini, primi ad insediarsi stabilmente nell'Arcipelago, nel XII secolo, sono stati inglobati nell'abitazione del pastore che risiede e lavora in quest'isola. Il toponimo deriva proprio dalla Madonna, cui era intitolata la chiesa annessa al convento.  Non lontano da qui, sulla costa meridionale di Santa Maria, si apre la spiaggia più rinomata e bella dell'isola, Cala Santa Maria, oltre 200 metri di sabbia bianchissima estremamente sottile, bagnata da acque cristalline dalle infinite variazioni cromatiche. Dietro la spiaggia è il Padule, una piccola palude di acqua salmastra in cui nidificano numerose specie avicole.  Dal faro di Punta Filetto, raggiungibile da un sentiero che si diparte da Cala Santa Maria, si gode di uno splendido panorama su tutto l’arcipelago e sulle Bocche di Bonifacio.

 

 

[1] Paolo Fresu è un sardo che ha conquistato il mondo. E’ nato e ha passato la sua vita, prima che la musica lo portasse via, in un piccolo paese del nord della Sardegna che ora, grazie a lui, è diventato la sede di un importante e frequentatissimo festival jazz estivo (“Time in jazz”), Berchidda. Paolo Fresu è un poeta della tromba ormai conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Ha scoperto il jazz nel 1980, ha iniziato la sua attività professionale nell’1982 e già nel 1990 ha vinto il premio “Top Jazz 1990” come miglior musicista italiano, miglior gruppo (il 'Paolo Fresu Quintet') e miglior disco (Live in Montpellier): pochi elementi, ma sufficienti a capire che Fresu è un tipo di quelli che bruciano le tappe. Inarrestabile, vulcanico. Al di là del territorio privilegiato del jazz, non c’è campo in cui non si sia cimentato: teatro, danza, cinema, televisione, canzone e musica leggera, arte, giornalismo, insegnamento.  Ha inciso oltre 180 dischi dei quali circa una ventina a proprio nome ed altri con collaborazioni internazionali, ha partecipato a innumerevoli festival, avuto riconoscimenti italiani e internazionali (uno su tutti, il “Django d’Or”, l’Oscar europeo della musica, vinto due volte, nel ‘96 come miglior musicista di jazz europeo, e nel 2001 come miglior musicista internazionale con l’opera Mélos edita dalla BMG Francia).