Itinerari attorno ai Festival:Ogliastra Teatro

Ogliastra Teatro – Ogliastra

Immagine da Ogliastra Teatro

 

La Storia del Festival

Ogliastra Teatro – Festival dei tacchi è  Teatro contemporaneo e narrazione, ma anche letteratura e musica.   L’undicesima edizione di Ogliastra Teatro – festival dei Tacchi,  si è svolta dal 4 al 9 agosto 2010 a Jerzu e Ulassai. Un cartellone ricco di eventi con ospiti prestigiosi fra cui emergono Paolo Rossi, Marco Paolini, Don Andrea Gallo e tanti altri, che presenteranno i propri lavori nei palcoscenici all’aperto allestiti nella Cantina Antichi Poderi di Jerzu, nella Stazione dell’Arte di Ulassai, nel Liceo Scientifico di Jerzu, ma anche nei Canyon e nei boschi, sotto le stelle nei paesaggi naturali dei Tacchi d’Ogliastra. 

L’Ogliastra Teatro è un progetto speciale dell’associazione Cada die Teatro.

l Cada die Teatro nasce a Cagliari nel 1982. La compagnia, lavorando per un teatro che fosse il più vicino possibile alla realtà, ha individuato nella centralità dell'attore l' elemento principale della sua poetica teatrale. Per il cada die teatro "ricerca" ha significato trattare temi forti e vicini al proprio vissuto con linguaggi semplici e comprensibili, nel tentativo di costruire un teatro che fosse popolare senza per questo smettere di ricercare nuove forme di comunicazione. La sperimentazione di nuovi linguaggi scenici, la cura per il lavoro dell'attore inteso come pratica quotidiana, l'interesse per la narrazione orale, per le "lingue" concepite come linguaggio scenico contemporaneo per parlare "al presente", hanno caratterizzato il percorso artistico di questi anni. Una continuità poetica si coglie anche nelle produzioni per il teatro-ragazzi. E' sempre stato forte il desiderio di confrontarsi con una comunità, quella dei bambini e dei ragazzi, eccezionale per l'attitudine all'ascolto e per l'immediatezza delle risposte.
È nata perciò l'esigenza di dedicare degli spettacoli principalmente a loro, in un lavoro che trova nella scrittura di fiabe originali e nelle tecniche di narrazione i fulcri della ricerca della compagnia. Il cada die teatro è una delle compagnie italiane riconosciute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come compagnia di teatro di ricerca.

 L’Ogliastra

L' Ogliastra è sicuramente una tra le zone più belle e suggestive della Sardegna. E' un territorio vario, tutto da scoprire, percorrendo il quale si potranno ammirare sia le impervie e affascinanti montagne del meraviglioso massiccio del Gennargentu sia una costa straordinaria, ricca di cale e spiagge dalla bellezza unica. Tutta la regione appare come un anfiteatro immenso rivolto verso il Mar Tirreno, delimitato dal Supramonte e dal fiume Codula di Luna, a nord, e dai rilievi tabulari di Jerzu e dalle colline del salto di Quirra, a sud. Il suo territorio, di 1.838 Kmq, è caratterizzato da pianure, altipiani e montagne vertiginose che rendono il paesaggio molto suggestivo. La presenza di panorami indimenticabili, quindi, da quelli di montagna a quelli costieri, risponde alle esigenze di tutti i turisti, sia di coloro che preferiscono trascorrere le vacanze con relax e tranquillità tra il profondo silenzio dei monti, sia di chi adora distendersi sulla sabbia dorata delle splendide spiagge sotto un sole cocente.  La fascia costiera è caratterizzata da lunghe sequenze di scogliere alte e rettilinee, da vaste insenature senza approdi e da fondali pressochè bassi e sabbiosi, mentre l'entroterra è ricco di vasti boschi di lecci, castagni, tassi, querce, ulivi millenari e pini marittimi, all'interno dei quali trovano l'habitat naturale daini, cervi, mufloni, cinghiali, lepri, conigli, pernici e quaglie. Varia e ricca è anche la fauna ittica: mentre i fiumi abbondano di trote e carpe, i mari sono pescosissimi di aragoste, orate, cernie, polpi, ricciole, saraghi, spigole e altri.  L'Ogliastra, inoltre, è una terra di formazione geologica molto antica, risalente alle Ere del Mesozoico e del Giurassico (circa 155 milioni di anni fa); è ricchissima di minerali, di rocce basaltiche e di particolari filoni quarziferi di porfido rosso, unici al mondo. Grazie soprattutto alle sue caratteristiche ambientali e, naturalmente, alla presenza di un porto attrezzato, quello di Arbatax, e del piccolo aeroporto di Tortolì, da diversi anni la zona ogliastrina è in continuo sviluppo turistico. Migliaia di villeggianti sbarcano nell'isola per visitare i centri più rappresentativi della zona, venendo a conoscenza delle loro tradizioni, usi, costumi e soprattutto di due realtà economiche molto differenti: quella pastorale, tipicamente montana, e quella agricola dell'area costiera, la quale beneficia di un clima favorevole a tutte le colture, mite d'inverno e caldo d'estate.

 

 Le zona costiera e le spiagge

 Tortolì

Tra le cittadine della costa più importanti ed interessanti da visitare è necessario citare Tortolì, oggi il più grande centro ogliastrino. Grazie alla presenza, nei suoi pressi, del famoso porto di Arbatax e grazie allo sviluppo di un'economia del settore terziario, Tortolì è diventato anche il centro balneare più importante d'Ogliastra.

 

Arbatax

Il piccolo centro di Arbatax, frazione del Comune di Tortolì, sorge alla base dell' imponente Capo Bellavista, completamente rivestito da una fitta macchia mediterranea e sormontato da uno splendido faro e dalla pittoresca Torre di Arbatax, costruzione spagnola del XVII secolo. Presso il porto è possibile ammirare delle fantastiche e suggestive rocce rosse, degli scogli affioranti dal mare; invece, sul lato nord-orientale del promontorio di Capo Bellavista, si trova una bellissima terrazza panoramica sulla splendida Cala Moresca, presso la quale sorge un omonimo villaggio turistico.

Tra le località marine della zona meridionale di Arbatax si devono citare la spiaggia di S. Gemiliano, situata alla base del Promontorio di S. Gemiliano, in cui si trova anche una piccola torre spagnola, e la caratteristica spiaggia di Porto Frailis, dalla sabbia candida e dal mare incantevole e trasparentissimo. Sempre verso sud sarà possibile raggiungere anche la splendida spiaggia di Orrì, la quale si unisce alle altre piccole spiaggette di Punta Musculedda. Percorrendo, in auto, un breve tratto della strada Orientale Sarda, la S.S. 125, sarà possibile visitare anche la bellissima spiaggia di Cea - Is Scoglius Arrubius, così definita per la presenza di due suggestive guglie di porfido rosso che emergono dall'acqua, e la piccola Baia di Cea, situata nei pressi di Barisardo.

 

Barisardo

Il centro di Barisardo si trova sud di Tortolì. Il paese vero e proprio non è sul mare ma a breve distanza dalla costa, a causa dell'antico pericolo delle invasioni piratesche. In ogni modo, la sua zona più interessante è proprio la costa stessa, raggiungibile in auto in pochi minuti. Si potrà ammirare la bellissima Marina di Barì, un agglomerato di costruzioni alberghiere e turistiche, in cui si trova la suggestiva spiaggia di Barì, formata da piccoli ciottoli coloratissimi e dominata dall'omonima torre secentesca. Ancora verso sud, inoltre, sarà possibile visitare la vastissima spiaggia Tramalitza, la quale si estende sino al territorio del comune di Cardedu.

 

Cardedu

Cardedu, paese situato a breve distanza da Barisardo, ha avuto un modesto sviluppo grazie al turismo. Famoso per la presenza, nei suoi pressi, della bellissima e antica chiesa campestre di Nostra Signora di Buoncammino, il centro vanta una costa fantastica, con spiagge lunghe dalla sabbia candida e finissima. E' di grande interesse, quindi, la Marina di Cardedu, con la grande spiaggia omonima che si ricollega al territorio di Barisardo, e la fantastica strada costiera posta sulla sinistra della chiesa campestre, dalla quale è possibile ammirare dei panorami indimenticabili. La strada conduce alla bella Marina di Gairo o Marina Sa Perda Pera, in cui si trova la spiaggia di Sa Perda Pera, sormontata dal maestoso e affascinante Nuraghe omonimo. Se si prosegue verso sud, si potranno visitare delle splendide calette di granito rosa, dominate dal Monte Cartucceddu, di 598 m., e, ancora più a meridione, dalle fitte distese del Monte Ferru di Tertenia e dal promontorio di Capo s'Asta, dalle rocce color rossastro. Quest'ultimo si affaccia sulla meravigliosa spiaggia di Capo s'Asta, appartenente al Comune di Gairo. Dopo aver superato le propaggini settentrionali del Monte Ferru, si giungerà alla valle del Rio Gattiu, un modesto fiumiccattolo che sfocia presso la spiaggia Coccorrocci, uno dei luoghi più suggestivi della Sardegna poichè è formata da ciottoli ben levigati dalla forza del mare.

 

Tertenia

Verso il confine ogliastrino con la provincia di Cagliari, sempre a sud, è possibile visitare anche la bella Marina di Tertenia, la quale comprende le fantastiche spiagge di Foxi Manna, con nei pressi un piccolo agglomerato turistico, a sua volta circondato dai bellissimi nuraghi di Aleri, Longu e Nastasi, e quella di San Giovanni di Sarrala, sormontata da un omonima torre.  Anche la zona settentrionale di Tortolì è molto suggestiva ed interessante, ricca di paesaggi, spiagge e cale che non hanno niente da invidiare a quelle finora citate.

 

Baunei – Santa Maria Navarrese

La zona costiera di Baunei - Santa Maria Navarrese è caratterizzata da due centri molto suggestivi e pittoreschi per la presenza di spiagge incantevoli, come quella di Santa Maria Navarrese, situata di fronte all'omonimo borgo, che si allunga, verso nord, sino a congiungersi alla spiaggia di Lotzorai o spiaggia delle Rose, appartenente al vicino Comune di Lotzorai. Di fronte alla spiaggia si potrà notare la presenza di un bellissimo isolotto, l'isola di Ogliastra, in granito rossastro.

A nord di Santa Maria Navarrese, la costa appare sempre più selvaggia, con rocce che si affacciano a picco sul mare o, addirittura, emergono dalle acque. Tra di esse, il famosissimo Faraglione della Pedra Longa o Agugliastra, una guglia calcarea che ha dato il nome alla stessa regione dell'Ogliastra.

La costa bauneese, poi, si ricongiunge allo splendido Golfo di Orosei, ricco di insenature e grotte nascoste, falesie e spiaggette dalla bellezza indescrivibile.

 

Golfo di Orosei

Tra le cale e spiagge più interessanti e suggestive vi sono la Cala Goloritzè, dominata dallo spettacolare Monte Caroddi o Aguglia, un enorme pinnacolo di circa 100 m., la Cala Mariolu o Ispuligidenìe (così chiamata dagli abitanti di Baunei), dal mare trasparentissimo con degli incantevoli riflessi blu e verdi, e la magica Cala Luna, una spiaggia da sogno immersa nella natura più selvaggia, con una sabbia candidissima, un mare blu intenso, e per questo amata da tutti i turisti per il suo fascino. La cala è circondata da una falesia calcarea traforata da sei enormi caverne che si aprono sulla spiaggia e termina per lasciare spazio al vallone che ha generato l'arenile. Una meravigliosa duna di sabbia e ciottoli unisce la parete dei grottoni all'imponente roccione di Su Masongiu, spettacolare per i suoi blocchi di roccia che precipitano sul mare, i quali formano, a loro volta, l'altissima Punta Lastroni.

Appena dietro la duna di sabbia, si estende un rigoglioso bosco di oleandri che si colora di rosa nei mesi estivi. Proseguendo a nord, verso il centro di Cala Gonone, facente parte del Comune di Dorgali, si potranno incontrare la splendida Cala Fuili, sovrastata da una imponente falesia, regno degli amanti del free-climbing, e la Costa del Bue Marino, ove si rifugiano gli ultimi esemplari della rarissima foca monaca, mammifero a grande rischio di estinzione. Verso sud, invece, oltrepassando le Grotte del Bue Marino, maestose cavità dal fascino unico, e la Cala Luna, si trova la deliziosa Cala Sisine, la cui spiaggia, con il suo archetto di roccia naturale, è circondata da un omonimo bosco molto rigoglioso e da altissime guglie che si affacciano sul mare. Più a sud, poi, sarà possibile visitare la notevole Cala Biriola, posta a ridosso dell'imponente massiccio della Codula di Luna, da cui si potrà ammirare un paesaggio meraviglioso e indimenticabile su tutto il Golfo di Orosei sino alla costa dell'Ogliastra. Le alte pareti sull'arenile conferiscono a questo luogo un singolare aspetto di montagna, soprattutto per la presenza di foreste di alberi secolari di carrubo e di leccio. I fondali del mare, invece, sono caratterizzati da dune di minuscoli ciottoli dagli splendidi colori nelle varie tonalità dell'azzurro e del verde.

Sempre verso sud si potranno incontrare la bellissima Cala Mariolu, formata da due insenature separate da un candido promontorio di roccia che si affaccia su un mare dal limpido colore azzurro, la suggestiva Cala dei Gabbiani, con uno specchio di mare dalle incredibili trasparenze, ricco di piccoli scogli di roccia bianca che affiorano in superficie, e la stupenda Cala Goloritzè, caratterizzata da un magnifico pinnacolo di roccia sovrastante la spiaggia, luogo ideale per coloro che praticano il free-climbing, dalla quale è possibile ammirare un esclusivo panorama sul golfo. Inoltre, si potrà proseguire sino alla punta estrema di Capo Monte Santu, dove si trovano due piccole insenature che si addentrano nella montagna offrendo riparo dai venti di tramontana.

 

 

Monumenti Naturali dell’Ogliastra

 

Punta Perda ‘e Liana - Gairo

La punta Perda 'e Liana, nel territorio di Gairo, costituisce un inequivocabile riferimento della nostra isola, visibile da grandi distanze e dominante il paesaggio. La troviamo a sud del Flumendosa, che separa la mole del massiccio del Gennargentu dalla regione dei Tacchi e dei Tonneri. Essa è in linea con la muraglia che costituisce il limite settentrionale del tavolato calcareo del Monte Tonneri (Seui), col quale, in epoche passate, componeva un'unica formazione. La Perda condivide la stessa origine di tutti gli altri tacchi della zona, è il risultato di lunghe azioni erosive che hanno condotto fin quasi alla completa disgregazione del tavolato originario. A testimoniare questi processi, ancora in atto, rimangono lungo le falde ed ai piedi di Perda ‘e Liana enormi massi rotolati a seguito del crollo perimetrale di cospicue sezioni della struttura calcareo-dolomitica. Il basamento, di forma troncoconica, è sovrastato da un imponente torrione che raggiunge quota 1293 metri. Le pareti di quest'ultimo si innalzano per circa 50 metri ed il diametro misura un centinaio di metri. La parete geologicamente più recente è proprio il torrione terminale, la cui struttura calcareo-dolomitica ha avuto origine nel giurassico (130-150 milioni di anni fa), attraverso un processo di sedimentazione in ambiente marino. Lo sviluppo stratigrafico più consistente spetta alla parte basale del blocco troncoconico della montagna, formato da scisti del paleozoico (360-500 milioni di anni fa). La risalita verso la Perda consente di valutare da vicino la consistenza delle formazioni vegetali che appaiono prive della componente arborea. Le più diffuse sono le macchie a corbezzolo ed erica arborea che, in ampie aree, lasciano il posto a garighe di carattere montano ed a formazioni ad arbusti prostrati. L'impressione generale è che le specie vegetano in uno stato di degrado, probabilmente a causa dei ripetuti incendi e dell’eccessivo pascolamento. Nonostante tutto è possibile ritrovare specie rare ed endemiche anche all'interno delle formazioni rupicole (ranno alpino, sorbo montano, acero minore, campanula di Forsyth, sassifraga sardo-corsa, issopo di Sardegna, orchidea maschia della Sardegna, ofride di Moris, ed altre ancora). Solo quando si giunge ai piedi del torrione si possono apprezzare la maestosità  e la peculiarità delle rocce che compongono le pareti. Appare subito impossibile raggiungere la vetta se non con tecniche alpinistiche. Da qui si può ammirare uno dei più ampi panorami, arcaico e solenne, di questa parte della Sardegna. Vi si accede dalla S.S. 198 tra Seui e Ussassai.

 

Scala di San Giorgio di Osini

Lungo la serie di pareti che delimitano ad oriente il vastissimo tavolato calcareo del taccu di Osini, si apre la Scala di San Giorgio. Per scala la gente del posto intende un accesso ripido ed accidentato attraverso una balza rocciosa. Nel caso specifico si tratta di una gola molto angusta, delimitata da alte muraglie di natura calcarea e dolomitica ed atrraversata da uno stretto nastro d'asfalto proveniente dal vicino abitato di Osini. Il suo superamento consente l'accesso al taccu, l'unico per chilometri ad essere agevole. La gola è il risultato di un insieme di fratture verticali delle masse rocciose, senza apprezzabile spostamento delle parti generate. Tale fenomeno, prodotto da cause di tipo meccanico, è noto in geologia col termine di diaclasi. Una di queste, conosciuta col nome di Sa Brecca 'e Usala, è davvero impressionante. La fenditura attraversa per intero, in senso verticale, la parte ovest della gola, sprofondando con uno sviluppo complessivo di quasi 100 metri. Essa è scrutabile, senza uso di tecniche speleologiche, seguendo una gradinata che ne consente l'accesso ad un'apertura laterale, oppure dall'alto, guadagnando la sommità  delle pareti con un sentiero proveniente dall'altipiano. L'aspetto della gola, singolare e maestoso, suscita grande suggestione per l'altezza delle pareti e per la breve distanza che intercorre tra esse. Nel suo punto più profondo la verticalità  può superare i cinquanta metri. Un breve viottolo in salita, inframmezzato da gradini, consente di raggiungere uno spettacolare punto panoramico posto sulla parete est del monumento naturale. Da qui la vista può spaziare sul vasto scenario del Rio Pardu, dove si scorgono pascoli, boschi e macchie, coltivi, piccoli borghi e, all'orizzonte, anche il mare. Nel caso dei comuni di Gairo e Osini, è facile distinguere i loro vecchi abitati abbandonati nel dopoguerra a causa di fenomeni franosi ed oggi deserti e di aspetto malinconico. Volgendo lo sguardo ai piedi della rupe sono interessanti da osservare grossi blocchi di roccia che hanno subito il distacco ed il crollo delle pareti sovrastanti, sia in epoche remote, sia in tempi recenti. Il sito, che gode di una posizione dominante, è ancora oggi chiamato Su Casteddu. Il toponimo prende origine dalla tradizione popolare che narra dell'esistenza di un'antica fortezza a guardia del passo. Ad oggi, però, non è stato mai dimostrato nulla in proposito. Al più il ritrovamento di monete di diversi imperatori romani, consente di ipotizzare la presenza di una postazione romana. Anche l'origine del nome Scala di San Giorgio affonda le proprie radici nella leggenda che racconta un miracolo operato dal Santo vescovo di Suelli, di nome Giorgio, che giunto da Seui sul far della sera, in prossimità  delle alte pareti che sovrastano Osini, ordinò alla montagna di aprirsi per agevolare il suo passaggio nell'abitato. Il vasto territorio interno, a cui si accede dalla gola, è interessato da fenomeni carsici presenti sia in superficie sia in profondità . Lo testimoniano le forme di erosione visibili ovunque, la ricchezza di sorgenti e le numerose grotte distribuite anche nei territori limitrofi. La più nota è la grotta Su Marmuri (Ulassai), si apre a breve distanza dall'abitato ed è attrezzata per le visite del pubblico. Si estende per quasi un chilometro ed è caratterizzata da ampie sale che possono raggiungere un'altezza di cinquanta metri e che ospitano gigantesche stalattiti e stalagmiti. Bisogna invece allontanarsi di sette chilometri per ammirare le alte cascate Lequarci, poco distanti dalla chiesetta campestre di Santa Barbara di Glassai. Un ulteriore apporto alla naturalità  dei luoghi è dato dalla vegetazione che, nelle sue diverse composizioni, interessa l'intero territorio. Ai boschi di leccio, maturi ed ombrosi, si accompagnano macchie folte e intricate, garighe e formazioni rupicole. Non manca la presenza di specie rare ed endemiche, nonché una nutrita schiera di orchidee spontanee di pregio (Orchis macula ichnusae, Orchis brancifortii, Ophrys holoserica annae, Ophrys scolopax conradiae, Epipactis tremolsii). Anche il monumento naturale è il luogo di presenze notevoli sotto l'aspetto botanico. Nell'ombrosità  della gola e nei siti freschi e riparati, il leccio vegeta insieme al carpino nero, mentre sulle rupi trovano ospitalità le endemiche Seseli bocconi praecox, Helichrysum saxatile, Potentilla caulescens nebrodensis e Micrometria cordata. Dal punto di vista archeologico, le numerose testimonianze della frequentazione nuragica costituiscono un tipico esempio di controllo di un comprensorio realizzato con numerosi nuraghi convenientemente ubicati. Quelli di Taccu avevano lo scopo di difendere le preziose e vitali risorse locali. Si citano tra tutti il nuraghe Serbissi, probabilmente il più importante, edificato a Punta su Scrau (1050m), i nuraghi Urceni, Mortu Marci, S'Aliverru e, nella piana di Troculu, i nuraghi Sanu e Orrutu.

 

Olivastri di Santa Maria Navarrese (Baunei)

Il monumento naturale botanico è ospitato all'interno del parco urbano di Santa Maria Navarrese, frazione co­stiera del comune di Baunei. La classificazione botanica lo identifica come Olea europaea L. var. sylvestris (Miller) Brot, meglio noto con il nome di olivastro. Il patriarca arboreo, di età  millenaria, fa ancora mostra della sua mole che è davvero ragguardevole. La sua chioma svetta oltre i nove metri e la circonferenza del fusto, misurata a m. 1,30 da terra, supera gli otto metri. Nell'ombra prodotta dalle fronde si scopre un possente e nodoso tronco che appare profondamente fessurato in senso verticale, per tutta la sua altezza. Il cavo porta ancora evidenti i segni di un incendio che lo colpì nel febbraio del 1968 interessando anche parte della chioma. Sono inoltre presenti tracce di carie. Nonostante tutto, il "grande vecchio", che per vetustà  e grandezza riveste importanza sia in campo regionale sia nazionale, conserva un generale stato di salute abbastanza buono. Nelle immediate vicinanze fanno da contorno altri olivastri, alcuni dei quali di dimensioni considerevoli seppur più ridotte rispetto al monumento naturale. Tutto il parco, inserito a ridosso di un'in­senatura di fronte all'Isola d'Ogliastra, gode di un clima particolarmente favorevole, grazie alla sua posizione riparata dai venti freddi. Ospita anche altre specie arboree, come carrubi e bagolari, che si possono considerare relitti dell'antica foresta mediterranea che vegetava lungo la costa in epoche passate. E' consuetudine molto comune associa­re alla presenza del grande olivastro quella della vicina bianca chiesetta di Santa Maria Navarrese, edificata in stile mediterraneo, che assieme formano un inscindibile binomio di apprezzato valo­re paesistico. La chiesetta fu eretta nell'anno 1052 da una delle figlie del re di Navarra che, per essere miracolosamente scampata ad un naufragio, volle dedicarla a Santa Maria di Navarra in segno di riconosci­mento. Questi fatti si sono mescolati nel tempo con la leggenda, ma rimangono attendibili alcuni documenti storici e taluni dati oggettivi come la particolare architettura, unica in Sardegna, che rimanda a quelle presenti in terra di Spagna, o il reliquiario di stile arabo-spagnolo custodito da secoli nell'altare maggiore e ritrovato durante le ultime modifiche apportate alla chiesetta (1959/60). Sono poi notevoli i tronchi in ginepro con cui sono costruite le capriate che sorreggono le falde del tetto. Appena a qualche metro dalla chiesa, poggiato su di un marciapiede e senza alcuna indicazione, è possibile osser­vare un grosso masso di granito sulla cui superficie è visibile una serie di coppelle (sorta di concavità  simboleggianti in negativo i segni della Dea Madre) che gli archeologi fanno risalire al prenuragico. Un'ultima testimonianza del passato è rappresentata dalla torre spagnola che chiude a nord la spiaggia di Santa Maria Navarrese. Essa fa parte di quel sistema di torri costiere fatte erigere nel sedicesimo secolo da Filippo II re di Spagna, per difendere l'Isola dalle incursioni dei corsari barbareschi.

 

Su Sterru – Il Golgo

"Su Sterru" è la più profonda voragine a campata d'Europa, situata nella valle del Golgo che si estende sopra l'abitato di Baunei, ad una quota media di 400 metri. L'ampia conca del Golgo, lunga oltre sette chilometri, è circondata da una serie di rilievi di media altezza, ricoperti da macchie e boscaglie mediterranee ed a tratti da boschi di leccio. Ovunque domina la roccia calcarea del mesozoico, mentre la valle è attraversata da una copertura basaltica di forma stretta e allungata. Infatti, il magma fluido, fuoriuscito con eruzioni verificatesi in epoca più recente (tra il cenozoico ed il neozoico), ricoprì come un manto il fondo calcareo di questa parte di territorio. La voragine Su Sterru ebbe origine da un processo carsico sotterraneo a partire da una cavità  che, posta a una certa profondità , andò man mano ampliandosi, attraverso un processo di degradazione chimico-fisica della roccia operato soprattutto dall'acqua. Nel corso del tempo geologico il fenomeno ebbe sviluppo particolarmente in senso verticale, fino a toccare la copertura basaltica ed a causarne il crollo. Il singolare abisso, esplorato per la prima volta nel 1957 dal Gruppo Grotte Nuorese, sprofonda per ben 270 metri nelle viscere della Terra. I primi 26 metri di sviluppo attraversano rocce di natura basaltica e comprendono l'imboccatura di forma svasata che si apre a quota 380. Esso prosegue inabissandosi nel sottostante calcare in maniera perfettamente verticale, sino a toccare il suo fondo. La sezione orizzontale è di forma pressoché ellittica, con un diametro che a metà percorso è di circa 25 metri, mentre nella parte terminale raggiunge i 40 metri. Nelle immediate vicinanze, a quote appena superiori, sono localizzate tre conche naturali di non grande estensione, capaci di raccogliere e conservare per un periodo le acque piovane. Perimetralmente sono delimitate da muri a secco realizzati con pezzi di grandi dimensioni. Costituiscono una preziosa riserva d'acqua nell'aridità dell'altopiano e sono ben note ai pastori che localmente le chiamano Is Piscinas. Qualcuno fa risalire l'epoca di costruzione al periodo nuragico, così come succede per due pozzi ubicati all'incirca ad un chilometro di distanza in linea d'aria. Tutta la valle, in verità, porta ancora numerose testimonianze d'insediamenti umani risalenti all'antica civiltà nuragica. Sono stati rinvenuti numerosi nuraghi (Co'e Serra, Alvo, Orgoduri, Nurageddu, Lopellai), resti di villaggi nuragici, tombe di giganti ed anche le rovine di un complesso fortilizio nuragico, d'insolita fattura, sito in località  Doladorgiu. Un ulteriore elemento caratteristico è aggiunto al paesaggio dalla particolare archittettura della chiesetta campestre di San Pietro costruita tra il XVII e XVIII secolo a nord della piana. Essa è sede dei festeggiamenti che ogni anno si tengono a fine giugno in onore del Santo. I porticati ospitati nello stesso sagrato della chiesa, noti con il nome Cumbessias, e anche l'ombra di alcuni antichi olivastri e di un bagolaro, tutti di grandi dimensioni, offrono, come nel passato, riparo e refrigerio ai pellegrini. Davanti alla chiesetta è sistemato un betilo (sorta di pietra usata per contrassegnare la sacralità  di certi luoghi di culto) alto poco più di un metro, proveniente da una tomba di giganti in prossimità  del nuraghe Orgoduri, dal quale è stato rimosso nel 1974. Si tratta di una rarità  archeologica, con fattezze di volto umano scolpite sulla superficie.

 

 

Pedra Longa - Baunei

Giungendo dal mare, in prossimità  del porto di Arbatax, si possono ammirare le ultime propaggini del Supramonte di Baunei che incombono sul Tirreno. Quasi a indicare il termine ultimo del suo sviluppo, si erge sul mare, isolato e sporgente rispetto alla costa, il gigantesco monolite di Pedra Longa. Esso è parte integrante del tavolato calcareo di Baunei che copre un vastissimo territorio, lungo una fascia che partendo dalla frazione di Santa Maria Navarrese si esetende a nord fino alla Codula di Luna. Si tratta di imponenti masse calcaree e dolomitiche di potente sviluppo e di antica origine (era mesozoica) che il carsismo, nel tempo, ha modellato conferendo loro forme tra le più insolite e bizzarre, sia in superficie che nel sottosuolo. Giunte in prossimità  della costa, interrompono bruscamente il loro sviluppo generando una ciclopica muraglia lunga alcune decine di chilometri. Sono luoghi estremamente selvaggi e privi di qualsiasi insediamento umano, dove i pastori e le greggi, la tormentata vegetazione e l'orgoglio di presenze faunistiche preziose, compongono una realtà  difficilmente riscontrabile altrove. Nel tratto più meridionale le alte falesie del Monte Ginnircu (m.811), di Punta Girabili (m.732) e di Punta Argennas (m.710) si innalzano a precipizio sulla costa. Più giù, lo sviluppo di Perda Longa, sebbene di gran lunga inferiore alle quinte che lo circondano, conserva il ruolo di prima attrattiva paesaggistica del luogo. Il nome con cui veniva indicata dai naviganti in epoche passate, Guglia, Aguglia o Agugliastra, rende l'idea della sua forma slanciata, allargata alla base e rastremata verso l'alto. Si erge perpendicolarmente al mare per 128 metri e appare costituita da un solo blocco roccioso. Secondo alcuni la sua antica denominazione ha dato origine a quello di Ogliastra col quale oggi viene indicata questa parte della Sardegna. Essa è raggiungibile in auto per mezzo di una strada comunale che la congiunge alla statale 125 (Orientale Sarda), ma è certamente più affascinante e suggestivo scoprirla attraverso impegnativi ma gratificanti percorsi che, dalle alte falesie circostanti, digradano verso la costa. Le vedute che da qui si aprono all'escursionista, ampie e incantevoli, lasciano un indelebile ricordo dei luoghi visitati. Si può distinguere l'incantevole sagoma di Perda Longa stagliarsi sull'azzurro del mare, osservare l'intero sviluppo delle falesie e lontano, verso sud, il Golfo di Arbatax con l'Isola d'Ogliastra e il profilo del promontorio di Capo Bellavista. Dalla Pedra un comodo sentiero procede in direzione nord con modesti dislivelli e mantenendosi pressoché parallelo alla linea di costa attraverso boscaglie mediterranee di olivastro e carrubo, incontra caratteristici ricoveri per il bestiame sapientemente adattati alle cavità  della roccia, e infine giunge ai piedi di alte falesie in località  Loppodine. La medesima zona è interessata da un curioso fenomeno, legato al carsismo e all'idrografia sotterranea, che vede come protagonista la grotta di S'Erriu Mortu. Essa, nel tratto terminale, presenta un condotto per lo sfogo delle acque sotterranee che, quando sono oltrepassati i limiti di portata, genera un corso d'acqua di effimera durata.

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