Itinerari attorno ai Festival:Ai Confini tra Sardegna e Jazz

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 Il Comune di Sant’Anna Arresi, situato nell’estremità sud occidentale della Sardegna, a poco più di 70 km. dal capoluogo Cagliari, è un piccolo centro di 2564 abitanti (dati ultimo censimento) distribuiti su un territorio di circa 37Kmq. Il paese, ubicato nelle pendici del colle Montixeddu a 80 m. sul livello del mare, si affaccia sul golfo di Palmas, sulle baie e cale di notevole interesse paesaggistico, che si snodano intercalate a scogliere per sei chilometri che, nell’insieme, danno una fisionomia articolata e varia a tutta la costa. Il litorale confina a sud est con il Comune di Teulada tramite la spiaggia maggiore denominata “Seconda Spiaggia” e a nord ovest con la marina di competenza territoriale del Comune di Masainas.

Tra l’una e l’altra delimitazione si susseguono nell’ordine spiaggette e costoni rocciosi: la Prima Spiaggia, il Porto Fenicio, Punta Tonnara, la Grotta dei Baci, Punta Menga (Batteria Candiani), Porto Pineddu, la spiaggia dei Francesi, Cala su Turcu, Su Portu e’ su Trigu.

Il territorio visto dalla piazza Martiri, che ospita le due chiese dedicate a Sant’Anna e interrotte dal maestoso Nuraghe Arresi, si snoda, ai piedi del centro abitato, come una lunga e continua distesa pianeggiante interrotta solamente da un’allineamento di rilievi collinari, di cui il più elevato è Monte Sarri a 116 m. sul livello del mare. Dall’alto si domina tutto il paesaggio circostante, lo sguardo abbraccia interamente il golfo di Palmas, dalle dune eoliche, agli stagni, dalle spiagge, all’arcipelago, con l’isola maggiore di Sant’Antioco e le minori del Toro e della Vacca.

 

 Le spiagge e Nuraghe Arresi

 Prima spiaggia

E' il primo tratto della lunga spiaggia a forma di mezzaluna del golfo di Porto Pino, compresa tra i canali di adduzione dell'acqua di mare alla laguna e delimitata dalla famosa pineta.  L'arenile profondo è a tratti libero, a tratti attrezzato con quattro stabilimenti balneari, noleggio pedalò, canoe e natanti.

 Seconda spiaggia

Oltrepassata la scogliera artificiale della prima spiaggia, si apre la lunghissima spiaggia che termina nelle maestose dune di sabbia (nel territorio del Comune di Teulada). Il profumo pungente del pino d'aleppo fa da cornice all'immagine del mare cristallino. Vista dall'alto appare come un lembo di sabbia stretta tra la morsa del mare da una parte e quella della laguna dall'altra. File d'ombrelloni di alcuni stabilimenti balneari sono intervallate a lunghi tratti di spiaggia libera e selvaggia.

 

Portopineddu

Ad ovest di Punta Menga, quasi nascosta si trova l'esclusiva spiaggia incastonata tra rupi di forme particolari e le dune di sabbia che segnano il confine con la grande pineta selvaggia. La spiaggia non è dotata di nessun servizio, ed è consigliata con venti da est. A ovest della spiaggia si estendono una serie di piccole calette che le maree trasformano di tanto in tanto in spiagge molto suggestive, alcune delle quali di appena pochi metri quadrati.

 

Spiaggia dei Francesi (Portopineddu)L'ultima spiaggia della zona di Portopineddu è situata a ridosso di una caratteristica isoletta rocciosa. Le siepi di fichi d'india della strada pedonale d'accesso lasciano spazio, all'ingresso della spiaggia, a ginepri spinosi e pini d'aleppo. Molto interessante fare dello snorkeling nella zona rocciosa piena di vegetazione e di numerose specie ittiche. Nelle immediate vicinanze, in una spendida zona panoramica, si trova il campeggio comunale, che tra breve sarà aperto ai turisti.

 

 Su portu de su trigu

E' la spiaggia più a ovest del Comune di Sant'Anna Arresi. E’ soggetta alla prepotente forza del mare di libeccio, che in alcune stagioni ne inghiottisce la preziosa sabbia. Quando la concomitanza di eventi fa depositare un abbondante strato di rena bianca, ci si trova di fronte ad una delle più belle spiagge che il territorio può vantare.

 

 

Nuraghe Arresi

Il nuraghe, oggi inglobato nel paese di Sant' Anna Arresi, nel basso Sulcis, sorge in una piana alluvionale, a km 5 dal mare. Domina da una posizione leggermente rialzata la piana e un sistema di stagni collegato con coste dotate di facili approdi L'edificio è del tipo "a tancato", con una torre principale a N (diametro esterno circa m 13; h residua m 7) ed una torre secondaria a S (diametro esterno m 4; h residua m 2,5) saldata alla prima attraverso due bracci murari retto-curvilinei che racchiudono un cortile interno. Nulla resta dell'originaria sommità terrazzata del monumento né delle coperture a "tholos" delle camere interne.  Il nuraghe è costruito in opera ciclopica con blocchi di calcare dolomitico caratterizzati da una tessitura molto irregolare. Vi si accede attraverso il braccio murario orientale, dove si aprono un bell'ingresso sormontato da un gigantesco architrave di granito ed un corridoio sulle cui pareti si affrontano due nicchie.  Il corridoio immette nel cortile; qui si affacciano, rispettivamente a N e a S, gli ingressi della torre principale e della torre secondaria. L'ingresso della torre maggiore, costituito da due soglie e un lungo corridoio, è sopraelevato rispetto al piano del cortile e della camera interna. Sulla d. del corridoio è ricavato un vano cieco, probabilmente una garitta di guardia, mentre sulla s. si apre l'imboccatura di una ripidissima e stretta scala intramuraria che in origine conduceva al terrazzo superiore. Nelle pareti della camera interna sono ricavate tre nicchie disposte a croce e sopraelevate rispetto al pavimento, che dovevano fungere da giacigli. La torre secondaria, anch'essa accessibile attraverso un corridoio, presenta nella parete E della camera due irregolari nicchie contigue, una delle quali sopraelevata.  La costruzione è datata al XV-XIV secolo a.C., età del Bronzo medio. 

 

 

 Nei dintorni di Sant’Anna Arresi

 

1)   Teulada

Il paese di Teulada si trova nella zona sud-occidentale della Sardegna. Situato nella splendida Costa del Sud, è rinomato per le sue meravigliose spiagge e per il mare cristallino. Circondato da un paesaggio ancora selvaggio e incontaminato, conserva tratti e scenari dalle mille sorprese.  La sua costa alterna lunghi litorali a coste aspre e frastagliate e si caratterizza per lo splendido Capo Malfatano che abbraccia un buon tratto di costa fino a giungere a Capo Teulada, sua punta estrema. Teulada offre al visitatore anche suggestivi panorami ad alta quota con la foresta di Gutturu Mannu e il monte Punta Sebera.  Il nome Teulada risale al latino "tegula" e documenta la grande produzione di terracotta nella zona.  La zona fu abitata anticamente da popolazioni autoctone, come è testimoniato dalla presenza di una ventina di nuraghi presenti e da numerosi ritrovamenti archeologici anche all'interno della grotta di Monte Sa Cona, sfruttata dai pre-nuragici come luogo cimiteriale che ha restituito frammenti ceramici riferibili alla cultura di Bonnanaro.  I fenici e i punici sfruttarono le accoglienti coste teuladine a partire dall'età del ferro. Tra gli insediamenti importanti, notevole è quello di Malfatano, dove rimangono i resti del tophet punico nell'isolotto davanti alla spiaggia di Tuerredda, il sommerso Porto di Melqart e, nei pressi della spiaggia di Piscinnì, un'antica cava punica. In periodo romano sorse la città di Tegula localizzata nei pressi della costa, nel territorio oggi indicato come Sant'Isidoro. Il centro si trovava lungo la via di comunicazione che collegava Karalis con Sulci. Il villaggio costituitosi lungo la costa si è definitivamente spostato verso l'entroterra a causa di continui attacchi da parte dei saraceni che rendevano insicure le coste. Durante il Medioevo il paese fu annesso alla curatoria del Sulcis ed entrò a far parte del Giudicato di Cagliari.

 

 

Le spiagge

 

Spiaggia di Capo Malfatano

La spiaggia di Capo Malfatano si trova nell'omonima località nel comune di Teulada. È inserita in un tratto di costa definito a rias per la sua rapida evoluzione da un paesaggio all'altro; dalla sabbia bianchissima alle alte scogliere d'argilla e granito.  La spiaggia di Capo Malfatano si presenta con fondali sabbiosi e insenature con rocce, scogli e pietre di varie dimensioni, dalle caratteristiche forme a fogli. Le rocce, di natura granitica e scistosa, creano con la loro naturale andatura piccole baie racchiudendo un mare dai colori cangianti. La torre spagnola che sovrasta il piccolo promontorio che si affaccia sul mare regala panorami mozzafiato. Nelle giornate di mare grosso le onde si infrangono sugli scolgi creando suoni e colori di grande suggestione. 

 

 

Spiaggia di Tuerredda

Situata in una splendida insenatura tra Capo Malfatano e Capo Spartivento, è considerata una delle più belle spiagge della Sardegna per la sua sabbia chiara e finissima e per il colore trasparente del mare che richiama un paesaggio caraibico.  Intorno all'arenile verdeggia la macchia mediterranea, dove regnano il lentisco e il ginepro, e di fronte ad esso, proprio al centro, è situato l'isolotto omonimo, a qualche centinaio di metri dalla riva, raggiungibile con una nuotata di pochi minuti. L'isolotto di Tuerredda, dove ha il predominio il vento grecale, si presenta come un piccolo mondo nel quale è possibile trascorrere qualche ora, distesi sulla sabbia o sulle rocce calde e levigate, oppure esplorare il suo interno, regno di gabbiani e altri uccelli, ricoperto di macchia radente e profumata.  Il limpidissimo fondale, che degrada dolcemente, raggiungendo la profondità di qualche metro nei pressi dell'isolotto, con acque che mantengono temperature costanti e non molto elevate, si presenta quale ambiente ideale per lunghe nuotate, anche muniti di maschera e pinne.  La costa è caratterizzata dall'alternarsi di tratti dolci e aspri che si presentano come un susseguirsi di piccoli arenili, separati da lingue di rocce, tra l'azzurro del mare e il verde della flora spontanea.

 

 

Spiaggia di Porto Zafferano

Porto Zafferano si trova in zona militare vicino a Porto Tramatzu ed è raggiungibile solo via mare preferibilmente con visite guidate.  La spiaggia di Porto Zafferano, che si estende in una zona militare, è ricoperta da granelli di sabbia bianca e sottile, delimitata da dune e lambita da un mare straordinariamente trasparente.  E' un vero e proprio eden naturalistico pervaso dai profumi di ginepro, che guarda verso l'imponente e maestoso promontorio di Porto Scudo.

 

 

Spiaggia di Portu Tramatzu

La spiaggia di Porto Tramatzu si presenta con un fondo di sabbia bianca e sottile.  Di fronte all'arenile, si erge l'Isola Rossa, profilo roccioso coperto dalla tipica vegetazione della macchia mediterranea, raggiungibile grazie ad escursioni guidate che hanno come meta anche le spiagge limitrofe.

 

 

2)   Chia

La zona di Chia, situata nella punta sud-ovest della Sardegna, si contraddistingue per l'armoniosa sintesi di natura e archeologia. Sono circa 9 km di costa che vanno dalle pinete di Santa Margherita a Nord al Capo Spartivento, a sud. Chia è una splendida località di mare, famosa soprattutto per le spiagge e le magnifiche dune ma anche per le rovine della città di Bithia, la testimonianza più importante della presenza fenicio-punica nella zona. Dietro la costa c'è una campagna segnata dalla mano dell'uomo e ricca di connotazioni paesistiche: vigne, orti e frutteti, stradine che si diramano verso piccole bianche casette ombreggiate da giganteschi alberi di fichi. Nell'entroterra, uno dei più belli e vari della Sardegna, tra monti e rocce granitiche si estende la riserva naturale di Is Cannoneris, una delle più vaste dell'isola.  Dal promontorio di Torre di Chia, attraverso gli stagni e le rovine dell'antica Bithia, verso la scogliera di Capo Spartivento e il porto di Teulada, possiamo apprezzare un continuo susseguirsi di splendide spiagge di sabbia chiarissima, mare cristallino, dune, insenature, isolotti e calette.

Uno scenario quasi caraibico a cui fa da contrappunto l'entroterra montuoso del territorio di Domus de Maria, il piccolo centro sfiorato dal Rio Mannu, il fiume lungo il quale crescono rigogliosi gli oleandri.

Verso nord, oltre il rivo, le dolci colline salgono verso i monti boscosi in cui è possibile osservare il cervo sardo, i daini e i cinghiali. L'ambiente boschivo è costituito prevalentemente da lecci, macchia mediterranea ed erica arborea.

 

 

Le spiagge e le rovine di Bithia

 

Cala Cipolla

Ubicata poco prima del promontorio di Capo Spartivento, dal quale si può ammirare l'alta torre del faro, Cala Cipolla è incorniciata da pini e ginepri secolari. Il panorama offerto da questo tratto costiero comprende anche la distesa di spiagge, stagni e promontori che si sviluppano intorno alla torre di Chia, con tutta la restante Costa del Sud che spazia ad occidente fino a Capo Teulada. La spiaggia, presenta sabbia bianchissima e rocce granitiche dalle mille forme. Cala Cipolla, confinante con la baia di S'Acqua Durci della Baia di Chia, non è particolarmente ampia, ma vanta una bellezza notevole dovuta alla trasparenza del mare ed al chiarore della sabbia. La cala è inoltre delimitata da scogliere granitiche.

 

 

Su Giudeu

E’ riconosciuta a livello internazionale come una delle più belle spiagge al mondo. Il paesaggio che offre la spiaggia è unico, infatti, in circa tre chilometri raccoglie una zona umida che ospita importanti specie della flora e fauna mediterranea, un complesso dunale di sabbia bianchissima e finissima ricco di ginepri secolari e un mare limpidissimo da cui è possibile vedere l'inconfondibile grande scoglio de Su Giudeu, che può essere raggiunto a piedi, grazie al basso fondale sabbioso. Su Giudeu comprende anche le spiagge Colonia, Porto Campana e S'Acqua Durci.  È unita alla spiaggia di S'Aqua Durci, con la quale condivide il colore stupendo delle acque trasparenti dai colori cangianti e il bianco della sabbia.  Il nome deriva dal polpo che nuota nelle acque attorno ad una coppia di scogli - denominati anch'essi Su Giudeu - raggiungibili dalla riva sia a nuoto che a piedi in un tratto di acqua dal fondale particolarmente basso.

 

Spiaggia Cala Torre Piscinnì

Cala Torre Piscinnì si trova nell'omonima località nel comune di Domus de Maria. Il nome deriva dalla presenza della Torre spagnola di avvistamento in un promontorio presso la spiaggia. Inserita nel tratto di costa definito a rias per la sua rapida evoluzione da un paesaggio all'altro, dalla sabbia bianchissima alle alte scogliere d'argilla e granito, la spiaggia di Cala Torre Piscinnì si presenta con un fondo di ghiaia sottile e scogli. I fondali sono molto profondi.

 

 

Rovine di Bithia

Oltre il villaggio di Chia, un'ulteriore breve deviazione consente di accedere al mare fin sotto la torre di Chia del sec. XVII, sotto la quale, si trovano le rovine di Bithia, una delle città cartaginesi più importanti della Sardegna. Dalla zona della torre, con una passeggiata lungo la scogliera, si raggiunge, verso est, l'isoletta Su Cardolinu (isola del funghetto), dove si vedono i pochi resti del tophet punico; l'isola è collegata alla terraferma da una lingua di sabbia, un  caratteristico "tombolo". E' ancora una volta la necropoli, individuata nell'arenile vicino allo stagno di Chia, a fornire i dati più utili alla definizione del centro di Bithia. Il centro si pone con naturalezza all'interno di un meditato disegno che vede la disposizione funzionale degli scali sulla costa sud-occidentale della Sardegna con compiti di smistamento di prodotti provenienti dall'Iberia, dal Nordafrica, dall'Italia tirrenica e dai centri della Fenicia e della sua più immediata diaspora. L'apertura ai commerci si confronta in particolare a Bithia con l'attività di botteghe locali che ripropongono in prodotti votivi, come le statuine al tornio di sofferenti che indicano con le braccia la sede delle malattie, suggestioni di tradizione nuragica. Sarà del resto la stessa cultura punica ad accompagnare e a dare contenuto formale al più esplicito riemergere di tale tradizione fino in epoca tardo-romana, a riprova della raggiunta compenetrazione fra i due elementi, anche etnici, punico e nuragico.

 

 

Riserva naturale di Is Cannoneris

La foresta di Is Cannoneris è una meta turistica di forte richiamo per le sue bellezze floro-faunistiche, ed è considerata una delle più ricche foreste dell'area sulcitana. Non è raro avvistare il cervo sardo ed altri animali. La foresta può essere percorsa nella sua viabilità principale e secondaria (alcuni sentieri o mulattiere) grazie ad un sistema di segnaletica esaustiva ai fini escursionistici. Si tratta di un vasto complesso forestale che si estende su 4768 ettari, interamente ricoperti di boschi di leccio, macchia mediterranea e conifere. Is Cannoneris è compresa nei comuni di Pula, Domus de Maria e Villa San Pietro. La foresta comprende anche il complesso di Piscina Manna nel territorio di Pula. Al suo interno la foresta è solcata da numerosi impluvi dove scorrono corsi d'acqua a portata stagionale. I corsi d'acqua principali sono: Mitza su Filisargiu, Rio Isca de Crapitta, Canale de su Marigosu, Riu sa Truba e Sa Para, Riu su Pizianti, Canale Medau Angiu. All'interno della foresta, le quote altimetriche variano tra i 225 m sul livello del mare ai 979 in cima al monte Punta Sebera.  La foresta è oasi rilevante di protezione faunistica. Nel suo territorio sono stati reintrodotti in numero elevato specie di cervo sardo e di daino. Sono presenti anche il cinghiale ed altri animali come le volpi, le donnole, i gatti selvatici e i ghiri. Tra l'avifauna è possibile vedere bellissimi esemplari di aquila reale, il falco pellegrino, il gheppio, il corvo imperiale e le beccacce. In località Is Concas de S'Arrideli, al confine con il complesso forestale di Monte Nieddu, sono presenti diversi esemplari anche di notevoli dimensioni di ginestra dell'Etna.

 

 

3)   Isola di San Pietro

 

Isola di San Pietro - Carloforte

Proprio davanti all'estremità sud-occidentale della Sardegna, si adagia il piccolo arcipelago del Sulcis, le cui due isole principali sono Sant'Antioco (in realtà collegata alla terra ferma da un sottilissimo istmo di terra) e San Pietro, già conosciuta dai navigatori greci, che la chiamarono Hieracon; per le navi di Roma era accipitrum insula (o isola degli sparvieri). Il suo nome attuale è invece legato ad una suggestiva voce, secondo la quale su questo trapezio di roccie laviche di 51 chilometri quadrati, vi sarebbe sbarcato e soggiornato San Pietro, il primo pontefice e apostolo del Cristo. L'isola, priva di corsi d'acqua, ma con stagni, paludi, e rare sorgenti, ha una sagoma ondulata da dolci colline, che hanno i loro vertici nel bricco (monte) Guardia dei Mori (211 m.), nel bricco Tortoriso (208 m.) e nel bricco Ravenna (192 m.).

L'economia dell'isola è basata principalmente sulla pesca anche se, nel passato minerario, Carloforte, principale centro dell’isola,  ebbe un ruolo fondamentale come porto per l'imbarco del materiale estratto sui grandi mercantili. Tutto il territorio sta riscontrando una notorietà crescente per via delle tonnare[1], industrie per l'antichissima pesca al tonno, che qui viene praticata ancora in maniera tradizionale. La discendenza genovese di Carloforte non si limita al dialetto dei suoi abitanti, questa è palese nell'architettura del suo lungomare e del suo centro storico che hanno mantenuto integri gli edifici originari. Lungo le coste, sui versanti meridionale ed orientale, si alternano spiagge bianche e rosa di inconfondibile bellezza, cale, insenature, grandiose scogliere a nord e ovest, grotte sul mare e anfratti rocciosi: una notevolissima varietà di paesaggi che rendono l'isola alquanto caratteristica.

 

 

Carloforte  

L'unico centro abitato dell'isola è Carloforte, fondata nel 1738, durante il regno di Carlo Emanuele III, da una colonia di pescatori liguri provenienti da Tabarka, un'isola al largo della Tunisia, colonia ligure di proprietà dei Lomellini, allora signori di Pegli, che allo scopo di sfruttare i ricchi banchi di corallo l'avevano popolata con pescatori quasi esclusivamente pegliesi. Nel primo periodo della colonizzazione l'abitato era raccolto all'interno della cerchia dei bastioni. Le uniche costruzioni in muratura erano il Castello, La Chiesa e la casa del Duca. Ancora oggi l'origine ligure dei suoi abitanti la si può riscontrare nell'urbanistica del paese, come si può notare visitando il suo centro storico, a cominciare dal lungomare Battellieri nel quale oltre al monumento dedicato a Carlo Emanuele III, possiamo ammirare i vecchi palazzi settecenteschi e ottocenteschi che nacquero nel periodo in cui Carloforte si espanse oltre le mura. 

 

 

I monumenti

 

Chiesa Parrocchiale di San Carlo

La facciata ha un coronamento a timpano ed è suddivisa in due ordini da una trabeazione aggettante, compartita da sobrie paraste che inquadrano il portale e il rosone. L'interno, a navata unica con tre cappelle per lato, è coperto da volta a botte ed è percorso da una robusta e aggettante trabeazione che corona l'ordine corinzio. L'elemento più vicino all'estetica barocca è l'originale campanile, sfalsato rispetto alla facciata. L'edificio costituisce un problema attributivo importante poiché il risultato finale è decisamente composito e darebbe un termine temporale alquanto anticipato per l'arrivo del Neoclassicismo in Sardegna ad opera degli stessi importatori del Rococò piemontese.  Un documento dell'Archivio di Stato di Cagliari accerta che nel 1738 l'ingegnere militare Augusto Della Vallea, che lavorava in quel momento al nuovo assetto urbano di Carloforte, costruì anche la chiesa. Non doveva trattarsi certamente dell'attuale parrocchiale in quanto in un disegno del 1741, indicante la planimetria generale con l'indice delle case principali, si legge nell'elenco dei lotti al punto 11: ''sito in cui deve farsi la chiesa''. Quindi a questa data la chiesa di San Carlo ancora non esisteva ed è difficile stabilire a quale edificio si facesse riferimento nel dispaccio del 1738: se a una cappella provvisoria o, più probabilmente, alla chiesa dei Novelli Innocenti. Sarebbe da scartare anche l'ipotesi di una realizzazione successiva su disegni lasciati dal Della Vallea perché ciò significherebbe ammettere che una personalità come la sua, così permeata di cultura tardobarocca, abbia adottato per la facciata uno schema tanto aderente al modello neoclassico da rappresentare un'impensabile precorrimento stilistico, arduo a questa data.  Alcuni dati stilistici rimandano al Palazzo dell'Università di Cagliari offrendo fondati motivi per l'attribuzione al medesimo progettista, l'ingegnere Saverio Belgrano di Famolasco, che, durante il suo periodo di permanenza in Sardegna, tra il 1761 e il 1769, è presente a più riprese a Carloforte per opere di sistemazione urbanistica e di fortificazione.  La chiesa viene riaperta al culto nel 1775, sei anni dopo il rientro a Torino del Belgrano. Le incongruenze stilistiche indicano una possibile alterazione del progetto in assenza dell'autore e in realtà, attraverso documenti d'archivio, riguardanti l'attività in Sardegna di un altro ingegnere militare, Francesco Daristo, la parrocchiale di San Carlo è stata compresa tra le opere da lui realizzate con la data del 1773.

 

 

Chiesetta della Madonna dello Schiavo

A pochi passi di distanza dalla Chiesa di San Carlo, nella via XX Settembre, incastonata tra i fabbricati privati, si trova la piccolissima Chiesa della Madonna dello Schiavo. E' particolarmente cara ai carlofortini che, soprattutto la mattina, vedrete entrare per una rapida e intensa preghiera di devozione. La chiesa prende il nome dal simulacro in legno di tiglio sistemato nella nicchia sull'altare, trovato sulla spiaggia in Tunisia da Nicola Moretto, uno dei carlofortini ridotti in schiavitù. In realtà si tratta della "polena" di un veliero che fece probabilmente naufragio o che la perse nel corso di una tempesta. Una targa che ricorda la traslazione dei resti di uno degli ex schiavi tabarkini deceduto in Tunisia, è sistemata nella facciata di destra rispetto all’ingresso principale. Nella piccola cantoria sovrastante l’ingresso, si trova, quasi seminascosto, un organo in legno di scuola napoletana della seconda metà dell'800.

 

Chiesetta di San Pietro o dei Novelli Innocenti

L'attuale impianto tardobarocco sorge sulle rovine di una duecentesca chiesa dedicata ai Novelli Innocenti, a ricordo di un naufragio in cui perì una parte di quei fanciulli che, intorno al 1212, nel confuso movimento di preparazione alla quinta crociata, si avventurarono nella semileggendaria "Crociata dei fanciulli". Due dei sette vascelli partiti da Marsiglia vennero inghiottiti dal mare in tempesta, davanti alla costa S/O della Sardegna, nelle vicinanze dell'isola di San Pietro, nella quale papa Gregorio IX diede ordine che venisse eretta una chiesa in loro memoria. I ragazzi sistemati negli altri vascelli, giunti in Siria, furono venduti come schiavi. La chiesa, per quanto incerta possa essere la sua iniziale dedicazione, doveva esistere sull'isola fin da epoca medievale. Fu l'unico riferimento religioso per il nucleo iniziale di Liguri provenienti da Tabarca ai quali, nel 1736, era stata data la concessione del suolo da parte di Carlo Emanuele III, considerato il re fondatore. Il rifacimento della piccola chiesa si deve, con tutta probabilità, all'ingegnere militare piemontese Augusto della Vallea. In un documento dell'Archivio di Stato di Cagliari si legge che nel 1738 il Della Vallea stava lavorando al nuovo assetto urbano e che "costruì anche la chiesa". Non può trattarsi certamente della parrocchiale dedicata a San Carlo, in cui fu adottato per la facciata uno schema tanto aderente al modello classicistico quanto lontano dallo stile così personale del Della Vallea, permeato di cultura tardobarocca. La chiesa dei Novelli Innocenti manifesta nella sua esemplare semplicità un evidente carattere piemontese. Dagli alti muri bianchi della strada svetta il prospetto della chiesa forato da una finestra reniforme, riquadrata entro due forti lesene che attraversano verticalmente la modesta ma armoniosa facciata. Le lesene si  incrociano con una cornicetta marcapiano ben sagomata e con una cornice aggettante posta superiormente a mo' di cimasa. La facciata è coronata da un attico con timpano triangolare e da pinnacoletti alla maniera dello Juvarra, partito, questo, su cui il Della Vallea insiste, per esempio, nei disegni degli apparati per le onoranze funebri realizzati in occasione della morte del viceré Girolamo Falletti di Castagnola e di Barolo, morto a Cagliari il 5 luglio 1735. L'interno è ben proporzionato e ha di notevole la bella volta ribassata che copre l'aula unica.

 

 

Torre San Vittorio

Essa rappresenta l'ultimo fortino del complesso di mura eretto a difesa della città intorno al 1806. La Torre di  San Vittorio si trova in località Spalmatore, agevolmente raggiungibile percorrendo la strada che dal porto di Carloforte conduce alle saline. Costruito su un piccolo promontorio sabbioso nella seconda metà del Settecento, presenta una pianta complessa composta da una torre centrale di 12 m di diametro contornata da tre semi-torri. Verso la fine dell'Ottocento fu acquisito dalla Regia Università di Cagliari che nel 1911 lo trasformò in Osservatorio astronomico. È dotato di un telescopio per osservazioni anche a scopo didattico, nonché di moderne apparecchiature che permettono di contemplare e fotografare le meraviglie del cielo stellato.

 

 

La costa, le spiagge, le grotte dell’Isola di San Pietro

La costa settentrionale e occidentale è la più selvaggia ed incontaminata. E' caratterizzata dal susseguirsi di sporgenze e rientranze che cadono a picco sul mare, con altezze che arrivano anche a 150 metri.
Nel punto più alto della punta di Capo Sandalo si staglia il faro più occidentale d'Italia,
Partendo dalla Punta, dove troviamo gli antichi stabilimenti delle tonnare e proseguendo verso ponente incontriamo nell'ordine, Calalunga, le Tacche Bianche, il canale di Memerosso dove la costa incomincia ad assumere quell'aspetto caratteristico dovuto all'erosione. Particolarmente suggestive sono la grotta di Punta delle oche e la grotta di Nasca. Qui troviamo anche il Trogiu: una piscina naturale scavata dalla natura in mezzo agli scogli. Calavinagra è forse il fiordo più bello della costa nord-occidentale. Siamo arrivati così all'Oasi LIPU Carloforte, da dove si può ammirare il Falco della Regina volteggiare nel cielo. Sempre procedendo verso ovest incontriamo Calafico, e dopo il Faro di Capo Sandalo, il golfo del becco e gli scogli delle Spine.

L'unica spiaggia situata sulla costa occidentale è La Caletta, che è anche la più estesa. Procedendo verso sud la costa diventa nuovamente rocciosa. Qui troviamo alcuni luoghi caratteristici quali La Conca, un anfiteatro naturale degradante sul mare, con nelle immediate vicinanze, una piscina naturale. La costa della Mezzaluna è invece caratterizzata da una serie di grotte raggiungibili solo via mare. Sempre proseguendo verso sud si incontra la prima spiaggia della costa meridionale: la spiaggia delle Chinolle. Da lì in poi la costa diventa un intercalare di spiagge e scogliere. Incontriamo la spiaggia del Lucchese, La Bobba, in prossimità della quale emergono dal mare le Colonne, due  faraglioni di roccia rachitica, la spiaggia di Guidi, Puntanera, il Giunco, la spiaggia più estesa dell'Isola che prosegue per qualche chilometro fino ad arrivare quasi a Carloforte.

 

Grotta di Punta delle ocheSituata nella parte settentrionale dell'isola. E' così chiamata in quanto regno incontrastato dei gabbiani detti "oche" in dialetto carlofortino. Si apre nella roccia trachitica in un punto in cui la costa scende a picco sul mare con un salto di una ventina di metri.

 

 

Piscina Trogiu

A Carloforte il "trögiu" è una vasca usata per raccogliervi l'uva dopo averla tagliata. Lo stesso nome è stato dato a questa piscina naturale fra gli scogli di Nasca.  L'acqua del Trögiu ha dei colori bellissimi, ma dopo una tempesta di maestrale diventa così torbida da sembrare una pozzanghera

 

 

L’Oasi LIPU

L'Oasi si estende con una superficie di 236 ettari nella parte occidentale dell'isola con 6,6 Km di costa. La scogliera si presenta come una aspra piattaforma rocciosa a picco sul mare, alta fino a 130 metri, intagliata da profonde insenature (Cala Vinagra e Cala Fico) e solcata da canali che sfociano in mare. Le rocce, erose dal vento e dagli altri agenti atmosferici, sono caratterizzate da piccole cavità, nicchie e fessure che danno al paesaggio un aspetto selvaggio e ricco di fascino. Le continue modificazioni geologiche e climatiche dell'isola hanno favorito la costituzione di un ambiente del tutto unico, caratterizzato da una varietà floristica e faunistica comprendente numerose specie che si trovano soltanto su quest'isola e che hanno portato alla classificazione della zona come "Area di interesse internazionale"A ridosso della falesia, la vegetazione è rappresentata dalla gariga, caratterizzata da arbusti bassi, sparsi e resistenti al vento e all'aerosol marino, caratteristici della macchia mediterranea. Si tratta di specie adattate a condizioni ambientali estreme, tra le quali il Finocchietto marino e due importanti endemismi sardo-corsi quali il Limonio greco e il Seseli di Padre Bocconi il cui intenso aroma impregna l'ambiente di scogliera.  Spostandosi dalla costa verso le zone interne si possono osservare le specie piu tipiche della macchia mediterranea: il Mirto, il Rosmarino, la Fillirea, il Lentisco e le ginestre formano basse ed estese coperture. Una nota vivace di colore è data dalla fioritura di due piccole piante endemiche: l'Anagallis monelli dalla vivace corolla rossa e il Bellium crassifolium, una elegante margherita bianca. Nelle zone piu interne e riparate dal forte vento di maestrale, si possono osservare pinete residue di Pino d'aleppo, che in quest'isola rappresenta lo stadio più evoluto della vegetazione mediterranea.

 

 

Cala Fico

Sulla scogliera trovano posto per costruire i loro nidi i falchi della regina. Calafico si trova all'interno dell'Oasi Lipu.

 

 

Golfo del Becco

La falesia del golfo del Becco è tra le più suggestive. Questa zona è forse la più incontaminata dell'isola, popolata da cormorani, difficilmente raggiungibile via terra.

 

 

La Caletta o Cala Lo Spalmatore

Anfiteatro di sabbia bianchissima, a contrasto con le scure rocce vulcaniche, a Sud del quale si trova Punta Spalmatore, luogo che già in antichità veniva scelto per spalmare di pece le imbarcazioni.

 

 

La Conca

Una piscina naturale situata a sud dell'isola, tra gli scogli che cadono a picco, in contatto con il mare tramite uno stretto passaggio. Quando spira il maestrale, vento predominante, è uno dei luoghi riparati dove fare un bagno. Sconsigliata in caso di  vento forte di scirocco (da sud est) che rende le acque torbide.

 

 

Costa della Mezzaluna

La Mezzaluna è caratterizzata da una scogliera a picco sul mare disseminata di piccole e numerose grotte.

 

 

Spiaggia Il LuccheseDeriva il suo nome dal luogo d’origine dell’antico proprietario dei terreni intorno.

 

 

Spiaggia  Bobba

Racchiusa da due punte di roccia è una spiaggetta di sabbia bianchissima. Dal sentiero adiacente al parcheggio si raggiungono i faraglioni delle Colonne.

 

 

Spiaggia Guidi

Anche se poco estesa, la spiaggia di Guidi offre uno spettacolo di rara bellezza per il colore chiaro della sabbia finissima, alternata a rocce scure e per le sue acque limpide.  Il percorso per arrivare alla spiaggia, che dalla strada dista qualche centinaio di metri percorribili attraverso un sentiero, è accompagnato dalla presenza di campi, che in primavera verdeggiano trionfanti. Non si può che restare colpiti dalla presenza di numerose fresie selvatiche bianchissime, profumate e dalla fioritura delle piante grasse spontanee presenti qui come in altre parti dell'Isola di San Pietro.  L'esplorazione del fondale, che alterna zone sabbiose a macchie di poseidonia, si presenta variegato e multicolore e degrada dolcemente, permettendo l'avvistamento di vari tipi di pesci.

 

 

Spiaggia di Punta Nera

La Punta prende il nome dal colore scuro delle scogliere. Lungo la costa, dal mare, si vede anche una bella grotta naturale.

 

 

Spiaggia del Giunco

E’ la spiaggia più estesa dell’isola.

 

 

4) Sant’Antioco

L’isola di Sant’Antioco è la più grande dell’arcipelago sulcitano. E’ collocata a sud della Sardegna, alla quale è collegata dall’istmo artificiale, che, ideato dai cartaginesi, viene completato dai romani. Sant’ Antioco è uno dei centri abitati più importanti dell’isola e, insieme a Calasetta ha origini piuttosto remote. Infatti, il paesino viene edificato dai fenici nel 750 a. C., prendendo il nome di Sulci. Successivamente, in seguito alla conquista da parte dei romani, durante l’impero di Claudio, diventa un municipium, acquistando un ruolo sempre più importante nel settore delle attività commerciali. Segni tuttora visibili delle civiltà antiche che si sono avvicendate a Sant’Antioco, sono l’acropoli punica con le sue mura, che i romani utilizzano come sede di un tempio; poi, ancora, la necropoli punica, che nasconde numerose tombe sotterranee, e la necropoli romana.

 

 

I monumenti e i siti archeologici

 

Parrocchiale di S. Antioco

Nell'abitato, sul fianco s. di una piazza sul punto più alto del paese, sorge la chiesa dedicata a Sant'Antioco, di cui è visibile solo il prospetto principale, realizzato fra il XVII e il XVIII secolo, poiché alle restanti parti si addossano edifici di vario genere. L'impianto originario della chiesa era quello di una chiesa alto-medioevale cruciforme, come si deduce anche dai materiali scultorei ora collocati, oltre che in diverse collezioni private, nell'ingresso laterale e nella cripta del santuario. Il santuario era a pianta centrale, con quattro bracci voltati a botte e corpo centrale cupolato. L'intradosso della cupola emisferica interseca il filo interno del quadrato d'imposta, al quale si raccorda tramite quattro scuffie a quarto di sfera. I peducci delle scuffie sono scolpiti con motivi a zampa di leone e a guscio di tartaruga. Nella cupola si aprono quattro finestre.  La pianta è oggi longitudinale, con aula approssimativamente a tre navate e altrettante campate, transetto largo quanto l'aula e abside affiancata a N da un'abside minore, relativa a un vano quadrangolare che prospetta, con due arcate, sul capocroce e sul braccio s. del transetto. Questa planimetria risulta dall'aggiunta delle navate laterali e dei due vani absidali. Le absidi hanno l'estradosso del catino rientrante sul filo dell'imposta. La chiesa è stata oggetto di numerosi interventi edilizi. Nel Sei-Settecento sono state aggiunte la prima campata e la facciata. Le parti rifatte sono costruite allo stesso modo di quelle pertinenti all'impianto, in cantoni di arenaria e grandi conci bugnati di basalto, che costituivano materiale di spoglio della cinta muraria dell'antica Sulci.

 

 

Il Forte Sabaudo

Documentato come sede diocesana fin dal V secolo, fu abbandonato nel corso del Medioevo, quando il vescovo si trasferì a Tratalias e poi a Iglesias, e ripopolato soltanto nel XVIII, per volontà dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.  Il forte "nuovo" fu disegnato e progettato nell'agosto del 1812 dal Capitano del Corpo della Reale Artiglieria Ambrogio Capson e fu edificato a spese della popolazione che provvide ai carri per il trasporto dei materiali occorrenti e alla loro posa in opera. Era dotato di deposito, dispensa, polveriera, cisterna, dormitorio, corpo di guardia, carcere, cortile, cannoniere, armeria e garitta (tamburo o barbacane). Il suo organico era composto da 12 cannonieri del Corpo Reale d'Artiglieria e possedeva un armamento che constava di 3 cannoni da 12 libbre, 2 cannoni da campagna da 4 libbre, 1 spingardo, 12 fucili e varie sciabole. Fu utilizzato per la difesa fino al 1815.  La fortificazione è caratterizzata da un insieme di corpi quadrangolari sovrapposti agli spigoli, a livelli differenti. Una serie di feritoie, strombate all'esterno, corre per tutto il perimetro. Una garitta con feritoie, oggi murate, proteggeva l'ingresso che era stato progettato con ponte levatoio. Sull'arco d'accesso al forte si scorgono ancora i due fori nei quali avrebbero dovuto scorrere le catene del ponte mai costruito. L'angolo più alto, a S/E, fungeva da torretta; al di sotto si trovano due ambienti voltati a botte, uno il corpo di guardia e l'altro la garitta. Le cannoniere, disposte su due livelli, sono orientate a E, a N/E e a S, lato in cui si apre l'ingresso.
Il forte fu espugnato durante l'ultima incursione barbaresca sulle coste del Meridione sardo, perpetrata da pirati tunisini nell'ottobre del 1815.

 

 

Museo archeologico

Il museo, inaugurato nel 2005 e adiacente all'area del tofet, espone reperti archeologici provenienti sia dal centro abitato di Sant'Antioco sia da altre località del Sulcis. Corredata da pannelli didattici, l'esposizione illustra le varie fasi dell'insediamento nel sito sin dalle prime tracce di frequentazione in età preistorica. L'antica città fenicio punica di Sulky, riproposta in un plastico ricostruttivo, è rappresentata attraverso i ricchissimi materiali provenienti dagli scavi condotti in vari settori dell’abitato: oggetti d'uso, elementi architettonici, corredi funerari punici e romani. Notevoli le ceramiche, sia quelle d'uso quali coppe, piatti, anfore, lucerne, sia quelle rituali, essenzialmente brocchette con orlo a fungo o bilobato. Di pregevole fattura i gioielli, spesso aurei, quali anelli digitali e crinali, orecchini e collane; numerosi gli amuleti in osso, metallo, pasta vitrea e pietra. Particolare risalto è dato alla tomba punica di via Belvedere: si tratta infatti della più antica tomba punica rinvenuta a Sant'Antioco. Il tofet è rappresentato da un pannello stratigrafico e dall'esposizione delle stele e delle urne cinerarie.  Di grande interesse sono le riproduzioni di navi da guerra e da trasporto fenicie e puniche

 

 

Museo etnografico

Il Museo etnografico si trova nel centro del paese, lungo il percorso che collega la basilica di Sant'Antioco al Museo archeologico e all'area del tofet.  Sono esposti gli oggetti che testimoniano gli usi e i costumi dell'isola, soprattutto in relazione alla lavorazione della palma nana e del bisso, e alle modalità di colorazione naturale dei tessuti.  La lavorazione del bisso costituisce un'importante peculiarità. È filamento prodotto dalla nacchera, scientificamente denominata "Pinna nobilis", dalla quale si ricava un prezioso filato utilizzato per guanti, sciarpe e altri capi di abbigliamento pregiati. Sono documentate le difficili tecniche di lavorazione del bisso e le attrezzature necessarie, che sono state esposte anche ad una mostra temporanea organizzata dal museo naturalistico di Basilea.  Nel museo sono raccolti gli strumenti per la panificazione (in particolare si illustra il pane votivo offerto al Santo Patrono Sant'Antioco), per la lavorazione del formaggio, per la coltivazione della vite e per la vinificazione, per il lavoro nei campi (aratro in legno e diversi tipi di attrezzi per il dissodamento del terreno), per le attività del falegname, del mastro bottaio e del maniscalco. Sono inoltre presenti nel cortile diversi tipi di carretti sardi: carro a buoi, carretto per asino e cavallo.

 

 

Necropoli punica

Risalente al VI – IV secolo a.C. la necropoli scavata nella roccia tufacea è utilizzata fino ai tempi dei romani. Attraverso il dromos, un corridoio, si accede ai due vani della camera sepolcrale, separati da un pilastro. Ai piedi del Monte di Cresia si trovano le tombe a camera unica, utilizzati in seguito come catacombe. Nei pressi della necropoli sono visibili alcune strutture murarie dell’antica città, dove sono state rinvenute le splendide statue gemelle, raffiguranti due leoni accosciati. Realizzate in pietra, molto probabilmente erano sistemate ai due lati della porta d’ingresso della città

 

 

Tophet fenicio-punico

Si presenta come una serie di cortili concentrici recintati da muri in pietra, al cui centro si elevava l’altare sei sacrifici, circondata da un’area nella quale venivano sepolti i vasi di terracotta contenenti le ceneri delle vittime. I primi scavi del 1842 interpretarono l’area sacra come necropoli a cremazione. Nel 1959 la ripresa dell’indagine archeologica vi riconobbe il tofet.

La parte più sacra del tofet è a nord, ai piedi del roccione trachitico, incorporata in una piccola costruzione templare da ritenersi coperta a unica falda inclinata verso il cisternone ellittico ( a est) di cui resta il fondo rivestito da cocciopesto, costituente la conserva di acqua per la necessità di culto. Il sacrificio avveniva in una spaccatura della roccia, a ovest di questo saccello, dove sono visibili il cumulo di ceneri e di minuti frammenti ossei combusti.

 

Le Spiagge

 

Spiaggia grande

La spiaggia Grande è una tra le più suggestive della costa del Sulcis. Le sue acque trasparenti unite ad un paesaggio naturalistico dalle tonalità di verde più acceso, offriranno di sicuro ai turisti uno spettacolo naturale difficilmente altrove ammirabile. La Spiaggia Grande si presenta con un fondo di sabbia chiara molto sottile delimitata da rocce di tufo e granito, orlata da dune e ginepri.Le sue acque sono trasparenti e di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale.

 

 

Spiaggia Mangiabarche

La scogliera di Mangiabarche si trova nella località Punta Mangiabarche nell'Isola di Sant'Antioco e nel comune di Calasetta, ed è raggiungibile percorrendo una strada non asfaltata sulla quale si svolta dalla strada costiera, prima delle spiagge di Calasetta. La spiaggia di Mangiabarche si presenta come una scogliera a strapiombo sul mare. Di fronte, utile per individuarla, un faro che mira ad evitare il fenomeno mangiabarche, cioè che le imbarcazioni finiscano contro le rocce affioranti dall'acqua.  Il mare è trasparente e di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale.

 

 

La Tonnara

La spiaggia della Tonnara si presenta con un fondo di scogli e rocce.  Alle sue spalle, si trova l’edificio nel quale si lavorava il tonno (da qui il nome) fin circa una sessantina di anni fa. Le sue acque sono trasparenti e di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale.

 

 

Capo Sperone

Capo Sperone è una scogliera all'estrema punta meridionale dell'isola di Sant'Antioco, da cui è possibile godere di un panorama mozzafiato verso le piccole isole della Vacca e del Vitellino e, più lontano, del Toro, antichi vulcani emersi dalle acque. Dalla cala o dal mare è possibile raggiungere altre piccole baie, tutte molto suggestive. Le sue acque sono trasparenti e di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale: altro effetto cromatico viene offerto dalla vegetazione, soprattutto dalle ampie distese di peonie rosa.

 

 

Cala Sapone

La spiaggia di Cala Sapone, sulla costa occidentale dell'isola di Sant' Antioco, si presenta con un fondo di sabbia a grani grossi mista a conchiglie e frammenti di corallo, con scogli e piatte rocce bianche. Dalla spiaggia o dal mare è possibile raggiungere altre piccole baie, tutte molto suggestive come la Cala della Signora, piattaforma di scogli piatti raggiungibile a piedi o a nuoto da Cala Sapone.  Le sue acque sono trasparenti e di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale.

 

 

Cala Lunga

La spiaggia di Cala Lunga si presenta con un fondo di sabbia a grani grossi mista a conchiglie e frammenti di corallo con scogli e rocce che la delimitano; dalla spiaggia o dal mare è possibile raggiungere altre piccole baie, tutte molto suggestive, come la Cala dei Tuffi, piscina naturale con pareti rocciose.
Le sue acque sono trasparenti e di un verde cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale.

 

 

Cala Vingra

La spiaggia di Cala Vinagra si presenta con una scogliera a strapiombo sul mare.  Le sue acque sono di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sulle acque.  Si presenta come una caletta molto ben riparata e divisa da quelle vicine.

 

[1] La mattanza è la fase finale della pesca del tonno che si pratica con le tonnare, un complesso di reti che si cala in mare verso i primi di maggio e vi resta fino al mese di giugno. E' suddivisa in camere che sono disposte in fila e comunicano tra di loro per mezzo di porte, costituite anch'esse da pezzi di rete. Il tonno ripetendo di anno in anno sempre lo stesso percorso finisce per trovarsi dentro le camere. Quando il rais ( il capo della tonnara ) ritiene che il numero di tonni presente sia sufficiente, e se le condizioni meteorologiche sono favorevoli, i tonni vengono "indotti" ad entrare nella camera della morte dove restano intrappolati. I tonnarotti, che stanno sulle barche disposte lungo i quattro lati della camera, al comando del rais tirano su la rete. I tonni man mano che gli viene a mancare l'acqua si dibattono, urtano violentemente tra loro, si feriscono. Quando sono ormai sfiniti li aspettano i "crocchi", i micidiali uncini dei tonnarotti montati su delle aste, che servono per agganciare i pesci e issarli sulle barche.
La mattanza è uno spettacolo sanguinoso e crudele, il mare si tinge di rosso, sembra un campo di battaglia.