Itinerari attorno ai Festival: Musica sulle Bocche

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 Musica sulle Bocche a Santa Teresa di Gallura

 Santa Teresa di Gallura

 Spiagge La Rena Bianca

La Rena Bianca è la spiaggia del Paese. Per raggiungerla è sufficiente seguire una delle tante strade e scalinate dalla piazza della chiesa. La spiaggia è protetta dal vento di ponente dalla penisola di Municca e dall' isolotto di Municchedda. Il versante di levante è protetto invece dal promontorio ove si erge la Torre di Longonsardo; infine i venti provenienti da sud non la interessano dato che vengono contrastati dalle sovrastanti abitazioni del Paese. Durante le belle giornate è possibile ammirare le bianche falesie della costa della Corsica che dista poco più di 11 miglia. La spiaggia, lunga circa 700 metri, è formata da una sabbia finissima che in certi tratti sul bagnasciuga assume riflessi rosa per la presenza di minuscoli frammenti di corallo. L' acqua assume mille tonalità dal blu al turchese, passando per il verde, ed è sempre limpidissima; rimane bassa per alcuni metri dalla riva risultando adatta per i bambini.

Altre info La spiaggia è dotata di una rampa di accesso per i disabili, di docce e di bagni pubblici. E' inoltre possibile affittare ombrelloni e sdraio nonchè canoe e pedalò.

 

 Capo Testa

Capo Testa si è conquistata nell' immaginario collettivo dei viaggiatori un posto privilegiato, che evoca ad un tempo la forza e la duttilità della natura e rappresenta uno dei siti cult del Mediterraneo. Il promontorio, come una cattedrale, imponente, severa, di indicibile suggestione, si erge davanti alle bianche rocce della Corsica, e precipita, con i suoi giganteschi massi dalle forme inconsuete e fortemente evocative, in uno dei tratti di mare più suggestivi del mondo, quello delle Bocche di Bonifacio. I suoi graniti grigi-rosa, cangianti alla luce del giorno, scintillanti sotto la luna, levigati come sculture, erano già apprezzati dai Romani, che lo utilizzarono per monumenti insigni come il Pantheon. E' possibile vedere ancora oggi, sul luogo, che ospitava una cava massi appena sbozzati o i caratteristici fori nella roccia, entro cui venivano introdotti bastoni bagnati, che, gonfiandosi, fratturavano i massi imponenti rendendone poi possibile la lavorazione nella cava, prima del trasporto verso la Capitale. Questo labirinto granitico si trova a 5 km da Santa Teresa, al cui territorio lo collega un sottile istmo, lungo il quale si trovano le ampie e belle spiagge di Santa Reparata e Cala Spinosa.  

 

Capo Testa- Rena di Ponente

Questa spiaggia conosciuta anche con il nome di " Taltana" ha l' acqua limpidissima e freschissima che rimane abbastanza bassa per alcuni metri dalla riva. Sia l' arenile che i fondali sono di una sabbia finissima e bianchissima. I venti si presentano con leggere brezze da sud-ovest ed ovest. E' invece completamente riparata dai venti del nord (Tramontana), nord-est (Grecale), est (Levante) e sud-est (Scirocco). La caratteristica unica della spiaggia è anche costituita al di là dell' inconfutabile dato estetico, dall' essere stata in epoca romana la più probabile sede dell' antica colonia di Tibula, i cui tracciati stradari si possono individuare lungo il costone roccioso sul lato destro della spiaggia.

 

 Capo Testa Rena di Levante

Sullo stretto istmo, che unisce Capo Testa al resto della Sardegna, alla vostra destra potete ammirare la magnifica spiaggia Rena di levante. Composta per il tratto iniziale da una piatta scogliera, alla quale segue la spiaggia di Capicciolu, detta anche dei Graniti per il gran numero di scogli perfettamente lisci e levigati che la racchiudono, la spiaggia ospita alcuni resti di colonne, non ancora rifinite, di età romana. E' riparata da quasi tutti i venti tranne che da quello di tramontana, raro tuttavia nella stagione estiva.

 Cala Grande – Valle della Luna

Appena superato l' istmo di Capo Testa, bisogna imboccare, verso sinistra, la strada bianca e seguirla per circa un chilometro. Giunti in prossimità di un gruppo di villette, proseguite verso destra fino a giungere ad un piccolo piazzale, dal quale potrete accedere al sentiero che serpeggiando per circa 700 metri tra i cespugli di macchia mediterranea vi condurrà alla valle. Poco prima di arrivare noterete un enorme masso spaccato delle dimensioni di circa settecento metri cubi, che presenta lungo i suoi 15 metri di lunghezza numerosi fori. Altro non sono che i segni lasciati dai romani i quali utilizzavano, per tagliare la pietra la tecnica dei paletti di legno che, inseriti nei fori, venivano bagnati e, gonfiandosi, consentivano il taglio regolare della pietra. La valle della luna offre tre cale stupende.

 

Baia Santa Reparata

Per arrivare è necessario seguire la strada che dal paese porta a CapoTesta, dopo circa 2 km girate sulla sinistra all' altezza di un piazzale e seguite la ripida discesa che porta al centro residenziale di Baia S. Reparata.Il vento dominante è il Ponente mentre è riparatissima dal Levante. I fondali limpidissimi e le ricche scogliere che racchiudono in se la baia fanno si che questa sia uno dei luoghi preferiti dai sub. Camminando sulla riva è facile trovare nella sabbia delle bellissime conchiglie con riflessi di madreperla chiamate "Occhi di Santa Lucia".

 

 Cala Spinosa

Lo scenario che la cala offre è veramente maestoso per il complesso granitico che la caratterizza. La potrete raggiungere seguendo la strada per il faro di Capo Testa. L' accesso non facile la rende poco affollata e consente bagni solitari alla scoperta di scenari subacquei di grandissima suggestione, giacchè i giganteschi massi granitici che si ammirano sulla costa precipitano e continuano anche sotto il livello del mare. Poichè l' unico vento dominante ma alquanto raro è il grecale, la cala è prevalentemente riparata e offre uno specchio di mare sempre tranquillo.

 

 Rena Majore

Nel Comune di Aglientu, ad una decina di chilometri da Santa Teresa Gallura, lungo la litoranea per Castelsardo si trova la spiaggia di Rena Majore. Questa è una stupenda spiaggia che si estende per circa un chilometro nei pressi della foce del rio Cantaru. E' formata da una sabbia bianchissima e finissima, che la forza del mare e del vento hanno lentamente spinto verso l' interno, cosicché una distesa di sabbia e dune rappresenta lo scenario di sfondo della spiaggia. Alle spalle di questa, immerso in una folta pineta si trova il centro turistico residenziale di Rena Majore.

 

 La Marmorata

Il complesso della Marmorata offre peculiarità uniche in relazione alla posizione ed all' articolazione del territorio. La zona costituisce il tratto di costa più settentrionale della Sardegna ed offre l' impareggiabile scenario dell' arcipelago della Maddalena. Le spiagge sono due: una molto grande, sede del prestigioso Club Mediterranè nonché set cinematografico per numerosi registi italiani (Antonioni). Il vento che soffia è il Grecale (nord-est) molto ricercato dai surfisti.

 

Torri, siti archeologici e monumenti nei dintorni di Santa Teresa di Gallura

 La Tomba dei Giganti in località La Testa

In località "la Testa", alle porte dell' abitato di Santa Teresa di Gallura, un esteso incendio divampato nel 1987 ha posto in evidenza i resti di una tomba di giganti, identificata già nel 1980 ma all' epoca ben occultata da robusti ed annosi ginepri e da una folta macchia di mirto e lentischio.  Si tratta con ogni evidenza del sepolcro appartenente all' unità territoriale della quale sono testimonianza i resti di un villaggio: di esso si conservano alcune capanne circolari ed una struttura rettangolare di significato incerto, guardate da un nuraghe -del quale si conservano pochi tratti murari- posto sulla sommità di un' emergenza granitica cupoliforme, che doveva esercitare una funzione di controllo su tutta la piana. Il corso d' acqua a carattere torrentizio di " li Lucianeddi", che scorre nella gola delimitante il versante sud del pianoro deve aver garantito anche in età nuragica l' approvvigionamento idrico per il gruppo umano di La Testa, che poteva disporre di un complesso ambientale idoneo al prosperare di un' economia agro-pastorale. La tomba di giganti sorge a circa 300 metri dai resti del nuraghe, su una lieve ondulazione determinata da un affioramento di calcare miocenico, che ha ricoperto l' ossatura granitica caratterizzante tutta la Gallura del versante di ponente dell' istmo di Capo Testa, insinuandosi poi da ovest a est sulla terraferma con un banco di modesta potenza, che affiora in diversi punti del retroterra Teresino. La tomba è caratterizzata da un corpo rettangolare absidato ( lungo 9,40 mt, largo 3,50 mt, spessore murario 1,10 mt, lunghezza totale dal centro dell' esedra 12,40 mt) sulla fronte del quale si dipartono i due bracci di muratura ad andamento concavo che delimitano l' esedra. Il corpo è delimitato all' esterno da un filare di blocchi di granito appena sbozzati nella parte più prossima all' esedra, ben squadrati nella parte absidata, ciascuno adagiato su un piano di posa ottenuto con pietrame che rafforza la consistenza della friabilissima base calcarea. Il corridoio interno di sepoltura è delimitato all' ingresso da due grossi blocchi di granito, mentre le pareti proseguono in muratura in conci di calcare ben squadrati. Non si è conservata traccia della copertura, mentre l' integrità del pavimento, costituito da lastre di granito, è stata in qualche punto intaccata dalla presenza di grosse radici.

 

 

Complesso Lu Brandali

Il complesso comprende un nuraghe con antemurale, un villaggio, una tomba di giganti, tafoni e ripari sotto roccia.  Il nuraghe, posizionato nel punto di massima elevazione, sfrutta i piani rocciosi per svilupparsi su livelli sfalsati. Invaso dal crollo, presenta elementi misti dell'architettura "a corridoio" e "a tholos". Il mastio, centrale è circondato da un antemurale di cui sono leggibili una cortina e due torri (quella S trasformata in età postmedievale in fornace per la calce). Un ingresso monumentale si apre nel versante NO della cortina.  Il crollo non consente di leggere lo sviluppo degli ambienti presenti dentro la cinta muraria.  Il villaggio, che nel 1967 presentava 36 capanne, oggi solo in parte visibili, si estende lungo il pendio e nella piana ad E e a S del nuraghe.  L'area scavata, ad E, ha posto in luce piccoli isolati di edifici tangenti o separati da stretti passaggi o vicoli ciechi.  Le capanne, generalmente curvilinee, si adattano alla morfologia rocciosa, spesso inglobando gli affioramenti, e presentano doppi paramenti murari; i blocchi, appena sbozzati o grezzi, sono disposti a filari regolari e legati con malta di fango (capanna 1: h pareti m 2,20-2,30).  Le coperture, coniche, erano rette da raggiere di travi e travetti cui si legavano altri elementi lignei trasversali. Questi sostenevano un incannicciato di fasci di cannette palustri convergenti verso il centro e ricoperti da uno strato di malta d'argilla che ne assicurava la coibentazione. Venivano poi sovrapposti altri fasci vegetali bloccati da piccole lastre calcaree.  I pavimenti erano in terra battuta o sfruttavano la roccia naturale.  Il villaggio mostra fasi di ristrutturazione e di ridistribuzione degli spazi, con aggiunta di vani per usi domestici specifici (capanna 2, produzione di ceramiche).  I reperti rinvenuti danno uno spaccato dell'economia del villaggio tra il XIV e il IX sec. a.C.: contenitori per derrate che attestano attività agricole, elementi di falcetti in ossidiana per la mietitura, recipienti per la bollitura e lavorazione del latte, bollilatte e scodelle multiforate per la produzione del formaggio. Numerosi anche i recipienti per la preparazione dei cibi e i supporti di spiedi. Gli avanzi di cibo indicano il consumo di bovini, ovicaprini, uccelli, patelle, pesci.  La tomba di giganti, di cui avanzano solo le fondazioni, si trova a SE del villaggio, sul limite del declivio. Un tempo maestosa, consta di un corpo tombale allungato con terminazione absidata e di un'esedra semicircolare. La muratura era probabilmente a filari.  Il corridoio tombale, trapezoidale (lungh. m 6,10; largh. m 1,10-0,85 ) volge l'ingresso a SE ed è delimitato da due stipiti sui quali in origine poggiava l'architrave.  Lo spazio antistante l'ingresso dell'esedra è pavimentato con lastre piatte, le parti restanti con un acciottolato.  Lo scavo del corridoio ha restituito circa 50 inumati in deposizione primaria, maschi e femmine. Sul fondo i resti scheletrici erano accumulati disordinatamente, evidentemente per la spinta prodotta dalla necessità di creare spazio per nuove inumazioni.  Nello spazio dell'esedra si svolgevano probabilmente i pasti funebri collettivi col successivo rito della frantumazione degli oggetti usati.  I materiali rinvenuti attestano l'uso della tomba tra il XIV e il X sec. a.C.  A circa 60 km a SE è situata una struttura circolare forse legata al rituale che precedeva l'inumazione nella tomba di giganti.  I tafoni e gli anfratti che si aprono nei massi granitici dei versanti O e SO del promontorio furono utilizzati in epoca nuragica come ripari e abitazioni e come luoghi di sepoltura.

 

 

Torre di Longosardo

Il fortilizio ha il nome di Longonsardo dall'omonimo castello trecentesco, distrutto nel 1422. Dopo la fondazione dell'abitato di Santa Teresa di Gallura, nella prima metà del XIX secolo, ha assunto anche il nome di Torre di Santa Teresa.  La torre è situata nell'estremo N/E, fra le baie di Santa Reparata e di Porto Longone, e dominava l'intera insenatura, svolgendo funzioni di controllo dei traffici e garantendo la difesa contro gli assalti corsari. Nello stesso tempo, rappresentava un blocco alle possibili attività di contrabbando dalla Corsica. La torre, in granito, è costituita da una struttura, che dalla base fino a metà altezza ha forma troncoconica, mentre nella parte superiore è cilindrica. Ha un diametro di 19 m alla base della scarpa e di 16,2 nel corpo cilindrico superiore, con altezza media di 11 m. L'accesso al corpo principale è situato a 6 m da terra e conduce alla casamatta, il grande vano cupolato a prova di bomba; questo ambiente ha un diametro di 10 m ed è sostenuto da un grande pilastro centrale. Speculare all'entrata vi è un'altra apertura, mentre alla d. è situata la scala, interna alla muratura, che conduce alla piazza d'armi.  Un primo sistema di vigilanza, a guardia del porto di Longonsardo contro il contrabbando e le escursioni barbaresche, fu istituito nel febbraio 1556; dopo poco tempo, però, si sentì la necessità, per un maggior controllo della zona, della realizzazione di una struttura difensiva. La torre fu edificata probabilmente entro il 1577, perché citata dalla Carta della Sardegna dell'architetto Rocco Capellino. Già alla fine del secolo il fortilizio subì i primi attacchi da parte dei pirati barbareschi.  Precedentemente al 1720 furono eseguiti dei mediocri interventi di restauro, che richiesero, successivamente, nuove riparazioni; soltanto nel 1777 fu eseguita una ristrutturazione generale, su progetto del capitano Cochis. La torre è definita da documenti d'archivio "de armas", cioè "gagliarda", di difesa pesante; fra il 1767 e il 1794 è attestato un "alcaide", con un artigliere e quattro soldati.  Nel 1791 fu aggiunta, nella piazza d'armi, una mezzaluna, dalla forma a cupola, retta da una colonna e realizzata da travi in ginepro. All'interno di questa, con tramezzi in mattoni, furono ricavate delle stanzette per la guarnigione, ognuna dotata di caminetto e di feritoie per il fuoco di fucileria. Nella terrazza superiore, inoltre, fu aggiunta una garitta sporgente. Alla base della torre fu edificato, nel settore N, un rivellino, cioè una cinta muraria trapezoidale; al suo interno fu ricavata una caserma per i dragoni con alloggi, forno per il pane e una macina per il grano.  Nel giugno del 1802 la torre fu presa d'assalto e conquistata da rivoltosi Sardi e da alcuni provenienti dalla Corsica, comandati dal prete Sanna Corda; dopo una breve occupazione, le truppe regie attaccarono la fortezza e costrinsero alla resa i congiurati, poi condannati a morte.  Nella prima metà dell'Ottocento furono eseguite riparazioni d'ordinanza, finché nel 1842 non fu soppressa la Reale Amministrazione delle Torri. Quattro anni dopo la torre fu dismessa.  Negli anni trenta del Novecento crollarono le due garitte di guardia e, durante la seconda guerra mondiale, la torre divenne l'alloggio di un reparto di paracadutisti, che costruì la scalinata esterna. Attualmente non è più visibile la mezzaluna costruita nel 1791, mentre rimangono poche tracce del rivellino.

 

 

Chiesa del Buoncammino

La chiesa, che dista 2 km da Santa Teresa di Gallura, ha una pianta a croce con una cupola sul presbiterio. L' architettura rispecchia le tipologie proprie delle costruzioni galluresi. L' unico elemento estraneo è la cupola sconosciuta nell' architettura religiosa propria di queste zone.  L' attuale chiesa è stata costruita agli inizi del 1900, ma, come risulta anche da diversi manoscritti, già moltissimo tempo fa, in questo luogo doveva sorgere un santuario. Il nome le deriva dal fatto che nelle vicinanze passava l' unica strada che portava a Tempio Pausania, ed i viaggiatori prima di intraprendere il viaggio vi facevano sosta al fine di preghiera. La chiesa è ancor oggi meta di pellegrinaggio da parte degli abitanti di Santa Teresa Gallura, soprattutto nel mese di maggio. Il 13 giugno si festaggia la Madonna e Sant' Antonio. Per l'occasione viene distribuito brodo con carne lessa, trippa e vino.

 

 

C4) Nei dintorni di Santa Teresa di Gallura

 

Parco dell’Arcipelago della Maddalena

Sorto nel paleozoico sulla depressione del sistema sardo-corso, l’arcipelago comprende le isole di Maddalena, l’unica abitata, Caprera, Spargi, Santo Stefano, Budelli, Razzoli, Santa Maria ed altri isolotti (Mortorio, Soffi, Nibani). Offre scenari naturali di eccezionale bellezza: Porto di Madonna, Spiaggia Rosa, Cala Coticciu, Cala del Relitto, Cala Corsara, Cala Connari, Cala Granara, Cala Lunga, Cala Santa Maria. I litorali sono caratterizzati da un andamento frastagliato in cui sono frequenti rias e falesie; le spiagge sono di dimensioni limitate e in alcuni casi, come nella spiaggia rosa di Budelli, le sabbie sono arricchite da resti organici biodetritici che danno luogo a particolari colorazioni. Il paesaggio dominante è roccioso, ma il granito, qua e là, lascia spazio alla vegetazione: soprattutto una folta macchia, dominata da ginepro, corbezzolo, fillirea, lentisco, mirto, erica, calicotome, cisto ed euforbia; particolarmente ricca di vegetazione l’isola di Caprera, già riserva naturale orientata, dove sono presenti anche pinete, boschi di leccio e ginepreti. Il patrimonio floristico dell’arcipelago comprende circa 750 entità, di cui 56 endemiche. L’ambiente marino è ricco di habitat e specie, alcune di queste molto rare e protette, come l’alga rossa Lithophyllum lichenoides e la patella gigante Patella ferruginea, presenti ai livelli più superficiali. Nei fondali si estendono praterie di Posidonia oceanica.  Per quanto riguarda l’itticofauna e la cetofauna, l’area dell’arciperlago e, più in generale delle Bocche di Bonifacio è tra le più ricche del Mediterraneo, con popolazioni stanziali di cernie brune, corvine, saraghi, stenelle e tursiopi. Per queste due ultime importanti presenze il parco è incluso nel “Santuario dei cetacei”, spazio marino corso-ligure-provenzale di protezione di balene e mammiferi marini, recentemente istituito. Altrettanto ricca l’avifauna, che annovera specie rare, quali la berta maggiore, la berta minore, l’uccello delle tempeste, il cormorano dal ciuffo ed il gabbiano corso.  Interessata da rinvenimenti neolitici, la zona ha restituito abbondanti testimonianze di epoca ellenistico-romana, soprattutto relitti di navi onerarie naufragate (relitto di Spargi, 120 a.C.). Il popolamento dell’arcipelago ebbe però inizio nel XVI secolo, ad opera di pastori corsi, mentre la bella cittadina di Maddalena fu fondata a fini di contrasto del contrabbando nel 1767. Questa divenne nel 1887 terza base navale dello Stato italiano e, più recentemente, sede della Marina militare americana e di Ammiragliato. L’isola di Caprera è invece in particolare legata al ricordo di Giuseppe Garibaldi, che vi visse dal 1854 al 1882, anno di morte. L’eroe iniziò il rimboschimento dell’isola impiantandovi migliaia di pini.La “casa bianca ” dell’eroe costituisce oggi il fulcro di un suggestivo compendio museale statale.

 


La Maddalena

La città di La Maddalena, si sviluppa lungo la costa meridionale dell'isola della Maddalena e rappresenta l'unico centro abitato dell'omonimo arcipelago. Il borgo fu fondato nel 1770. Nel 1793 una spedizione francese guidata da Napoleone Bonaparte sbarcò nell'isola e cercò di impossessarsi dell'arcipelago, ma fu respinto dalla coraggiosa reazione dei maddalenini.  Scelta nel 1887 come base della Marina Militare Italiana, La Maddalena fu un importante base navale sino alla fine della seconda guerra mondiale.  Particolarmente suggestivo è il centro storico, caratterizzato da scalinate e vicoli con strade lastricate in granito, su cui si affacciano graziosi edifici del'700 e dell'800. 

La parrocchia di S. Maria Maddalena, costruita nel 1814 su una pianta a navata unica can cappelle laterali, conserva nella sacrestia due candelabri ed una croce d'argento che l'Ammiraglio Nelson donò alla città. L'economia oggi è basata in gran parte sul turismo, sulla pesca e sulla presenza della Marina Militare. Cala Gavetta è il porto peschereccio e turistico situato nell’insenatura che chiude a occidente l’abitato della Maddalena.  In piazza XXIII febbraio si innalza una colonna di granito con l’effigie di Giuseppe Garibaldi, realizzata all’inizio del novecento dallo scultore Gallori. Interessante il Museo Navale Lamboglia, dedicato all’archeologia sottomarina che espone reperti recuperati da una nave oneraria romana, naufragata presso l’isola di Spargi alla fine del II secolo a.C. e della quale il museo ospita una ricostruzione.

 

 

Caprera e il Museo Garibaldino

Il compendio garibaldino costituisce l'insieme degli edifici, cimeli e pertinenze un tempo di proprietà di Giuseppe Garibaldi, ceduti allo Stato italiano che ne ha curato il restauro e la ristrutturazione, nel 1978. L'eroe in un momento particolarmente difficile della sua vita, dopo la disfatta della Repubblica Romana, la morte dell'amata Anita e l'abbandono dei figli, trovò nell'arcipelago maddalenino l'atmosfera migliore per riprendersi psicologicamente e riprogettare la propria vita. Si stabilì definitivamente a Caprera nel 1857 per morirvi il 2 giugno 1882. La visita del compendio ha inizio con la stalla per poi proseguire con la casa bianca, così articolata: dall'atrio (armi, vessilli, carrozzella dell'eroe) si raggiunge la camera da letto matrimoniale (in realtà vi dormiva Teresita, figlia di Anita morta nel 1903), con la scrivania e la pianola che testimoniano l'inclinazione di Garibaldi per la scrittura, la musica e il bel canto. Quindi si passa alla camera di Manlio, figlio della terza moglie e morto nel 1900, alla camera di Clelia ed alla cucina. Dalla stanza dei cimeli (oggetti personali del generale) si procede nel tinello (credenza primo 800 della madre di Garibaldi, famosi dipinti, armadio con abiti, oggetti ed un ciocca di capelli dell'eroe), nel salotto (notevole la poltrona con scrittoio-leggio regalata all'eroe dalla regina Margherita di Savoia) e nella stanza della morte (con il letto rivolto verso la Corsica, arredo originario e orologio di fabbricazione inglese fermo alle 18.20, ora della morte). Dalla casa bianca si può scendere fino alla tomba dell'eroe ed il piccolo cimitero familiare.  Nel capannone è custodita la barca che la Marina Sarda regalò al generale nel 1860 ed un'altra che fu donata al figlio Manlio nel 1881.

 

 

Spargi

L’isola fa parte dell’arcipelago della Maddalena ed è caratterizzata da insenature, boschetti di ginepro, calette e piccole spiagge che si aprono su uno spettacolare panorama marino con acque che assumono colorazioni incredibili. Sull’isola si possono visitare suggestive e panoramiche rovine militari in abbandono, con postazioni mimetizzate e collegate da cunicoli scavati nel granito.

 

 

Santo Stefano

L'isola di Santo Stefano, con i suoi 3 kmq, è la quarta dell'Arcipelago della Maddalena per estensione; è leggermente collinosa, con la punta più alta nel Monte Zucchero (101 m slm) e, come le altre dell'Arcipelago, circondata da un mare che incontrandosi con la roccia granitica crea riflessi cangianti di grande suggestione visiva.  Una parte dell'isola è oggi ancora occupata da una base militare della marina statunitense, che a breve verrà dismessa. Il resto dell'isola, abitata solo sulla porzione di costa destinata ad un villaggio vacanze, è sufficientemente selvaggio da dare perfettamente l'idea di come dovesse essere l’arcipelago maddalenino prima della sua "scoperta" da un punto di vista turistico.
Assai affascinanti i tafoni, nei quali l'uomo ha trovato riparo sin dall’epoca neolitica, e la cava di granito di Villamarina (una delle tante di queste isole), sfruttata fino alla seconda guerra mondiale, quando venne abbandonata. Al suo interno si trovano ancora blocchi di pietra semilavorati, tra cui un colossale busto di Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, gerarca fascista, vero monumento alla transitorietà e caducità del potere.  Tra le poche costruzioni dell'isola di Santo Stefano va ricordato il Forte San Giorgio (1773), conosciuto anche come Forte di Napoleone, perché da questo edificio il generale corso, nell'attacco portato all'arcipelago il 23 febbraio 1793, bersagliò il centro abitato di La Maddalena.

 

 

Budelli

Budelli, probabilmente la più famosa delle isole minori dell'arcipelago, è circondata da 11 km di costa incantevole, nella quale si apre la celebre Spiaggia Rosa, una tra le più belle e rinomate spiagge del Mediterraneo, vero gioiello di sabbia rosacea, lambita da un mare turchino dalle sfumature indescrivibili. Questo settore dell'isola è sottoposto a tutela integrale all'interno del Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, sono dunque proibiti l'accesso e la balneazione.  Ma a Budelli si trova anche un'altra spiaggia molto celebre dell'arcipelago, ossia il Porto della Madonna o Manto della Madonna, che reca tale nome per l'intensità dell'azzurro delle sue acque. Alle spalle di questa cala è uno stagno circondato da un cannetto che ospita uccelli stanziali e migratori, quali aironi cinerini, garzette, folaghe o germani reali.

 

 

Razzoli

Affacciata sulle Bocche di Bonifacio, l'isola di Razzoli, ampia 1500 mq, ha un aspetto particolarmente aspro per via della conformazione rocciosa delle alte coste granitiche e per la vegetazione stentata a causa della forza del vento. Sulla punta settentrionale si erge il faro ottocentesco a proteggere il passaggio delle Bocche: da qui si ammira un panorama spettacolare sulla Corsica e sulla Sardegna, così come dal monte Cappello (m 65), massima elevazione dell'isola.  Razzoli è separata dalla vicina Santa Maria da uno stretto di poche decine di metri, con un fondale molto basso, al punto che in passato potevano transitarvi gli asini con le provviste per il guardiano del faro e la sua famiglia nei giorni in cui il vento rendeva difficile l'attracco a Cala Lunga. Da qui il nome di Passo degli Asinelli. Tra le insenature, si segnala Cala Bove Marino, che prende il nome dalla presenza, testimoniata per l'ultima volta nel 1997 proprio in questo arcipelago, della foca monaca, uno dei più rari mammiferi nel Mediterraneo, in via d'estinzione.

 

 

Santa Maria

Situata tra Razzoli e Budelli, da cui è separata da stretti e bassi bracci di mare (il Passo degli Asinelli che la divide dalla prima è profondo circa 50 cm), l'isola di Santa Maria è l'unica abitata stabilmente dell'arcipelago oltre alle principali de La Maddalena e Caprera. Gli scarni resti dell'antico convento, edificato dai monaci Benedettini, primi ad insediarsi stabilmente nell'Arcipelago, nel XII secolo, sono stati inglobati nell'abitazione del pastore che risiede e lavora in quest'isola. Il toponimo deriva proprio dalla Madonna, cui era intitolata la chiesa annessa al convento.  Non lontano da qui, sulla costa meridionale di Santa Maria, si apre la spiaggia più rinomata e bella dell'isola, Cala Santa Maria, oltre 200 metri di sabbia bianchissima estremamente sottile, bagnata da acque cristalline dalle infinite variazioni cromatiche. Dietro la spiaggia è il Padule, una piccola palude di acqua salmastra in cui nidificano numerose specie avicole.  Dal faro di Punta Filetto, raggiungibile da un sentiero che si diparte da Cala Santa Maria, si gode di uno splendido panorama su tutto l’arcipelago e sulle Bocche di Bonifacio.