Itinerari attorno ai Festival: Calagonone Jazz

Omar Sosa al Calagonone JazzCalagonone Jazz

 Dorgali e Cala Gonne

Dorgali è considerato il capoluogo dell'artigianato e soprattutto del turismo della Barbagia grazie alle particolarità del suo ambiente naturale ed alla fama turistica della sua frazione marina Cala Gonone, dalla quale si possono raggiungere le più belle cale lungo la costa del Golfo di Orosei.  Atigianato, agricoltura, allevamento e turismo sono i punti forti dell'economia dorgalese che si caratterizza per l'integrazione e gli stretti legami tra i diversi settori economici. 

Il turismo ha contribuito alla conservazione di attività e di mestieri antichi. Le nuove generazioni di artigiani, pur nel rispetto delle forme classiche, hanno contribuito all'affermazione di nuovi ed originali stili espressivi. Un ricco giacimento culturale, facilmente visitabile e fruibile, è costituito dagli innumerevoli siti archeologici preistorici che costellano i dintorni del paese, che può vantare l'esistenza di ben due musei: il museo civico archeologico ed il museo Salvatore Fancello, dedicato al giovane ceramista deceduto durante la seconda guerra mondiale.

 Museo civico archeologico di Dorgali

Il piccolo ma grazioso museo civico archeologico è ospitato nei locali delle scuole elementari lungo la strada principale del paese (via Lamarmora). Custodisce nelle vetrine delle sue sale, i materiali ritrovati nelle innumerevoli grotte e siti archeologici. Una collezione di punte di frecce in selce e ossidiana introduce il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo. Le fini e decoratissime ceramiche del neolitico, un idolo in osso, dei brassard per proteggere il polso degli arcieri, gli strumenti di scavo, le asce e le lame in pietra, un resto di pasto votivo conservato dentro ciotole ritrovate in grotta documentano la vita quotidiana dei popoli preistorici. Continuando nella visita si scoprono le vetrine dedicate alla civiltà nuragica. Qui sono esposti i ritrovamenti provenienti dai siti archeologici: le funzionali matrici di fusione in steatite che servivano a forgiare le punte di lancia in bronzo, un simbolo fallico in pietra a testimoniare l'importanza del culto della fertilità, una grande quantità di fusaiole necessarie per la trasformazione e lavorazione della lana. L'esposizione dei monili di fattura fenicia, ritrovati a più di cento mt. di profondità nell'Abisso delle Vergini della grotta di Ispinigoli, ricordano gli sbarchi nelle coste sarde delle veloci navi di questo popolo di navigatori e commercianti. Collane composte da decine di vaghi in pasta vitrea colorata ed eleganti orecchini, impreziosiscono le vetrine della seconda sala del museo dove destano interesse i vari utensili in bronzo (una campanella votiva, spille, spilloni, asce coi margini rialzati) e i reperti scoperti nelle grotte che conservano i segni dell'attività carsica con sorprendenti effetti estetici che valorizzano i manufatti. Con la terza sala dove si possono ammirare i reperti di epoca romana, come le monete, le lucerne, la copia del diploma bronzeo del mercenario sardo Tunila che combatté sotto le insegne dell'esercito imperiale e i numerosi reperti subacquei si chiude la visita del museo, aperto tutto l'anno.

 

Cala Gonne, domina una costa fra le più belle e suggestive del Mediterraneo, sicuramente la più lunga senza insediamenti umani, conservatasi intatta forse perché accessibile solo dal mare. Il centro balneare è immerso nel verde dei lecci e dei rosmarini ed è dotata di moderne strutture ricettive di ristorazione e di un porticciolo turistico. In questo comprensorio turistico il visitatore può trovare insieme un mare di smeraldo, foreste fitte ed incontaminate che ricoprono solenni montagne e lande silenziose sulle quali vegliano i nuraghi, misteriose architetture della storia di questa terra. La costa ricca di fiordi profondi e di grotte ancora non completamente esplorate, offre al visitatore la grotta del Bue Marino, ultimo rifugio della foca monaca, con un percorso ricco di fiabeschi saloni, di laghi sotterranei e selve di stalattiti e stalagmiti e di Ispinigoli.

 

 Grotte del Bue Marino e di Ispinigoli, le spiagge, il parco

 Grotta del Bue Marino

Le grotte del Bue Marino prendono il nome dall'appellativo in sardo della foca monaca, il simpatico e raro mammifero che fino agli anni '80 le frequentava. Già dagli anni cinquanta le grotte sono state aperte alle visite del pubblico, grazie alla lungimiranza degli amministratori comunali dell'epoca e all'intraprendenza di alcuni operatori turistici che, con le loro piccole imbarcazioni hanno fatto scoprire queste meraviglie della natura ai primi turisti della località balneare. Sono raggiungibili via mare dal porto di Cala Gonone, con una escursione di circa trenta minuti, grazie ad un moderno servizio di trasporti. Lungo il tragitto marino si ammirano le imponenti falesie calcaree che si tuffano nelle trasparenti e cristalline acque del golfo che colpiscono ed incantano anche il visitatore più distratto.  Si resta estasiati davanti al maestoso ingresso a cui si accede comodamente grazie ad un pontile in legno.  L'antro è formato da due diramazioni principali: il ramo Nord ormai fossile perché al suo interno è cessata l'attività carsica ed il ramo Sud ancora attivo grazie allo scorrere di un fiume sotterraneo. Il primo particolare che le guide illustrano agli ospiti sono i Graffiti del neolitico, una serie di figure umane che danzano intorno a bassorilievi interpretati come dischi solari.  Attualmente la visita si effettua nel ramo Sud, lungo il percorso turistico si notano le particolari stalagmiti e stalattiti dalle diverse tonalità che grazie ai giochi di luce favoriscono particolari cromatismi di rara bellezza. Accentuati dalla limpidezza delle acque del suggestivo lago salato (oltre 1 Km di superficie, tra i più ampi del mondo).  Particolarmente interessanti i numerosi fossili, tra cui ricordiamo le ostriche, che abbelliscono ulteriormente la passeggiata di circa trenta minuti che si conclude nella spiaggia delle foche: un incantevole fazzoletto di sabbia inserito in un gigantesco salone dove fino a qualche anno fa la foca monaca metteva al mondo i suoi cuccioli. In questa parte terminale dell'itinerario le acque dolci dei fiumi sotterranei si miscelano con quelle salate del mare. Qui finisce il giro turistico ma ben altre meraviglie si celano agli occhi dei visitatori. Meraviglie che si susseguono per chilometri all'interno del massiccio del Supramonte marino, visitabili solo da speleologi subacquei esperti e preparati, che raccontano di decine di sifoni e di ambienti da favola. Altrettanto interessante e suggestivo e il ramo Nord della grotta, visitabile solo con autorizzazione, dove ci si può specchiare nelle limpide acque del laghetto smeraldo o stupirsi alla vista delle particolari concrezioni della sala dei candelabri.

 

 Grotte di Ispinigoli

Una lunga colonna alta 38 metri, che ha pochi rivali in Europa e nel mondo, unisce la volta con la base della grotta.  E' il fiore all'occhiello della grotta di Ispinigoli, raggiungibile percorrendo una deviazione, a destra dal Km 32,600, lungo la S.S.125 in direzione di Orosei partendo da Dorgali.
Attrezzata negli anni settanta dalla Pro Loco con un sistema di illuminazione e di scale che si snodano intorno a cascate di stalagmiti e stalattiti dalle forme e dai colori più vari.  E' visitabile per dieci mesi all'anno grazie ad un efficiente servizio di visite guidate; negli altri due mesi è possibile prenotarsi presso la Pro Loco.  L'itinerario della durata di circa quarantacinque minuti, inizia da un belvedere panoramico situato alla sinistra dell'entrata, da dove si può ammirare la profondità della voragine.  Sin dai tempi più antichi veniva utilizzato dall'uomo come rifugio. Fino a qualche decennio fa offriva riparo anche ai caprai. La temperatura mite e costante (15 gradi) rende gradevole la visita che continua percorrendo i 280 gradini fino alla base della colonna da guinness dei primati. Tra le altre particolarità si segnala l'abisso delle vergini, un profondo e stretto imbuto che mette in comunicazione con le diramazioni sotterranee della grotta, che si sviluppa per circa 12 Km nelle viscere della terra.  Fiumiciattoli e ruscelli attraversano perennemente questo ramo della grotta aperto solo a speleologi esperti.  Alla base dell'abisso sono stati ritrovati dei monili in pasta vitrea di fattura fenicia (esposti nel museo archeologico di Dorgali) e resti ossei attribuiti a giovani donne.  Sulla base di questi ritrovamenti è nata la leggenda dei sacrifici umani perpetrati dai fenici per ingraziarsi gli dei.

 

Gola di Gorroppu

La Gola di Gorròppu, un immenso crepaccio che divide la dorsale della "Costa Silana " dalle ripidissime balze del Monte Oddeu. La difficile pista conduce per scoscesi pendii scistosi , attraverso vasti lecceti, compenetrate dal verde e compatto sipario del sottobosco, cui fanno spicco eccezionali esemplari di lillatri arborescenti. Qui è l' incontrastato regno del cinghiale , che in questi luoghi trova il suo ambiente ideale : felci, roveti, lentischi, giganteschi corbezzoli e varie specie di eriche rendono infatti faticoso e lento il procedere. La foresta pian piano si dirada, finché ad una svolta della valle , quasi all' improvviso, appare
l' ingresso della gola in tutta la sua grandiosità. Ai suoi lati poderosi bastioni di roccia sembrano posti a difesa di quell'immane frattura , quasi ad avvertire il visitatore della rudezza dell' ambiente. Ovunque si notano grotte e cavità, piene di mistero e leggenda. E' facile incontrare grandi volatili come il Grifone che con il suo roco richiamo attirerà senza dubbio la Vostra attenzione. Il sole del pomeriggio penetra a stento attraverso la stretta fessura delle pareti verticali della gola, creando strani giochi di luce che s'infrangono nelle pareti più alte dell'abisso, creando un' atmosfera quasi irreale: sembra di ritrovarsi entro un immensa cattedrale, costruita da un mirabile architetto, in onore di una intatta natura, che dacché esiste questo luogo, qui domina sempre sovrana.

Villaggio di Tiscali

Dall'abitato di Dorgali si scende in direzione della regione Oddoene, traversata la quale si segue la vallata del Rio Flumineddu. Dopo circa 12 km, in prossimità di un bivio, sarà visibile una deviazione a destra contrassegnata da un cartello per Tiscali, proseguire su questa strada fino a raggiungere dopo circa 1 km il ponte Sa Barva. Superato quest'ultimo sarà visibile un cartello indicante a sinistra la strada per raggiungere Su Gorroppu e a destra quella per Tiscali. Il percorso, indicato da cartelli in legno e segnalato da frecce scolpite sulle roccie, si snoda attraverso la valle di Surtana e la gola di Doloverre fino a raggiungere in salita il M.te Tiscali. Anche in questo caso si consiglia di seguire con attenzione il percorso indicato dalle frecce. Il villaggio nuragico è costruito all'interno di un'immensa dolina di origine carsica sulla cima del monte Tiscali. Le capanne, circa 40, in maggioranza circolari, ma anche rettangolari, sono divise in due quartieri e sono addossate alle pareti della dolina, esse sono in parte crollate, ma si possono notare ancora le fondamenta; il loro attuale aspetto degradato è dovuto soprattutto all'azione dei clandestini, che all'inizio del 900' vi cercarono tesori, senza però trovare nulla di valore. Le origini del villaggio sono ancore misteriose, infatti la tecnica costruttiva differisce da quella degli altri villaggi nuragici, comunque si pensa che, in quanto alla datazione sia abbastanza tardo e che la sua costruzione potrebbe coincidere con la conquista romana dell'isola. E' certo comunque che il sito fu frequentato a lungo, come testimoniano ritrovamenti riferibili ad epoca medievale. Al centro della cavità circolare trova posto un'antico bosco di lecci e lentischi.

 

  Le spiagge 

Spiaggia centrale

Davanti al paese ed a ridosso del porticciolo si trova la spiaggia di ciottoli e sabbia detta Spiaggia Centrale. Le condizioni del mare calmo e l'ombra degli alberi al limitare dell'arenile, nonché la presenza di una fontanella la fanno preferire alle famiglie con bambini.

  

Spiaggia Palmasera

Proseguendo sul lungomare s'incontrano gli arenili di Palmasera, spiaggette libere, distese davanti al paese, accessibili direttamente dalla strada.  Sos Dorroles e S'Abba Meica sono spiagge fra loro contigue, distano 300 m. e si raggiungono a piedi dal parcheggio alla fine del lungomare.  Una ripida parete detritica dal colore dorato le protegge dal vento di maestrale.

Cala Goloritzè

Si tratta di una delle più belle calette di tutto il Mediterraneo, divenuta monumento nazionale e celebrata sopratutto in virtù del color turchese delle sue acque, dovuto allo sgorgare di alcune sorgenti sottomarine e alla bellezza di alcune rocce di marmo levigate dal tempo.  La spiaggetta è cosparsa di piccoli sassolini bianchi e viene resa ancora più particolare da un arco proteso verso il mare e dalla imponente guglia di Punta Goloritzé, meta obbligata per tutti gli arrampicatori. La spiaggia di Cala Goloritzé è sormontata da una grandiosa guglia calcarea, il monte Caroddi, la cui scalata è assolutamente da provare dagli appassionati di freeclimb. Si presenta con un fondo di sabbia bianca molto grossa e sassi.  Le sue acque sono trasparentissime di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale di sassi. La spiaggia è caratterizzata da un basso fondale che rende agevole il gioco dei bambini.  Il paesaggio, già di per sé meraviglioso per l'unione dell'azzurro del mare e il verde della vegetazione circostante, è ulteriormente arricchito dalla presenza del falco della regina, specie molto rara che ha scelto questa zona per nidificare. Cala Goloritzé è raggiungibile solo dal mare: la meta ideale per quanti amano le vacanze a bordo di imbarcazioni da diporto o quanti desiderano fare un'escursione a bordo dei battelli in partenza da Calagonone e Santa Maria Navarrese.

 

 

Cala Sisine

La spiaggia di Cala Sisine, piccola perla del golfo di Orosei, si apre tra le spettacolari falesie della Serra Ovra che dall'altezza di oltre 500 m scendono ripidissime a picco sul mare.  È fiancheggiata da due costoni rocciosi che conferiscono a questo luogo un singolare aspetto di montagna, accresciuto dalla foresta sulle pareti della gola con i suoi secolari alberi di carrubo e leccio.  Il fondale è costituito da sabbia bianca di grossi chicchi calcarei e sassi arrotondati dal mare. Le sue acque sono di un turchese cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale.  Questa località si presenta dunque come una meta ideale per chi desidera immergersi, anche solo con la maschera ed il boccaglio, nelle sue acque ricche di pesci. È raggiungibile dal mare con imbarcazioni private o con i natanti che fanno la spola dai porticcioli di Cala Gonone, Arbatax e S. Maria Navarrese.

 

 

Cala Luna

L'arenile di Cala Luna, inserito nell'ampio golfo di Orosei, si presenta con un fondo di sabbia chiara grossa mista a sassi. Le sue acque sono trasparenti e di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale: un ulteriore cromatismo è offerto dal verde della vegetazione che orla la spiaggia. Stretta come in un abbraccio da ripide pareti di roccia, si aprono sulla spiaggia ampi grottoni in cui trovare riparo dalla calura estiva.  Questo angolo di natura è stato scelto quale set per il film "Travolti da un insolito destino" sia nella sua versione con Mariangela Melato (1974) che nel remake con Madonna per protagonista. La spiaggia offre alcuni servizi: è dotata di bar, punto di ristoro ed è caratterizzata da un fondale basso che rende agevole il gioco dei bambini in acqua.

 

 

Cala Mariolu

La spiaggia di Cala Mariolu si apre nel Golfo di Orosei, nella località di Punta Ispuligi. Il nome è legato alla foca monaca, apostrofata dai pescatori “mariolu” (ladra) in quanto prelevava il pescato dalle reti.  Le sue acque sono di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale, caratterizzato da sabbia mista a sassolini tondi di colore rosa. La zona è ricca di grotte, una delle quali si apre proprio sulla cala, mentre poco distante si trova la Grotta del Fico, raggiungibile grazie alle imbarcazioni in partenza dai porticcioli di Arbatax, Cala Gonone e S. Maria Navarrese.  La spiaggia è caratterizzata da un basso fondale che rende privo di pericoli il gioco dei bambini. È sempre affollatissima per l'incantevole bellezza dello scenario naturalistico e dei fondali, che attraggono quanti desiderano immergersi nelle sue acque, magari in compagnia di maschera e pinne.

 

 

Spiaggia di Porto Cuau

La spiaggia di Porto Cuau è una incantevole caletta difficilmente raggiungibile, come anticipa lo stesso nome: cuau significa infatti 'nascosto'; si presenta con un fondo di scogli ed è circondata da alte pareti di roccia punteggiate dalla tipica vegetazione della macchia mediterranea. Le sue acque sono trasparentissime e di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale di sassi. La spiaggia è poco frequentata ed amata da quanti praticano la pesca subacquea o semplicemente desiderano immergersi nelle sue acque magari in compagnia di maschera e pinne.

Porto Cuau si trova all'interno del Golfo di Orosei, nella località di Porto Cuau e nel comune di Baunei, ed è raggiungibile solo dal mare: la meta ideale per quanti amano le vacanze a bordo di imbarcazioni da diporto o quanti desiderano fare un'escursione a bordo dei battelli in partenza da Calagonone, Arbatax e Santa Maria Navarrese.

 

 

Parco Nazionale del golfo di Orosei e del Gennargentu

E’ stato istituito nel 1998 con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente sottraendolo al degrado imposto dall’uso disordinato e dall’incuria e, di dare avvio a una nuova corretta valorizzazione turistica.

Comprende aree tra le più suggestive e selvagge dell’intera isola. E’ sicuramente uno dei comprensori naturali più intatti dell'intero bacino del Mediterraneo. Il parco si estende per 70.000 ettari includendo i territori di ben 24 comuni. L’ area del parco del golfo di Orosei e del Gennargentu è parzialmente intatta, anche se non è stata risparmiata dalle scuni dei boscaloli infatti, il grande isolamento che l'aveva protetta per millenni finì nel secolo scorso, quando le sue foreste di lecci e roverelle furono in gran parte trasformate in carbone e traversine ferroviarie per l‘industrializzazione dell' Italia appena unificata.
Nonostante ciò questa parte di Sardegna conserva ancora un patrimonio naturalistico d'eccezione sia per le singole specie animali presenti, sia dal punto di vista dei paesaggi, tra i più belli della costa e della montagna mediterranea. I 40 chilometri del golfo di Orosei sono l'ultimo tratto di costa italiano senza insediamenti umani e senza strade, alle spalle del quale si trova un territorio selvaggio, difficile da percorrere anche a piedi. Sul mare tutta una successione di bianche scogliere calcaree, alte sino a 700 metri, forate da numerose grotte marine. Lungo questa costa, poco a sud di Cala Gonone, si apre la celebre Grotta del Bue Marino, nome che ricorda la presenza in passato della foca monaca.
Sulle falesie che si affacciano sul mare nidificano indisturbati il falco della Regina, il falco pellegrino e la rara aquila del Bonelli. Risalendo le 'codule', i letti del torrenti stagionali che sfociano su piccole spiaggette deserte, talvolta vere e proprie gole invase dagli oleandri, si penetra nell'interno. Qui regna incontrastata, con i secolari cespuglioni di ginepro sabino, la più fitta macchia mediterranea dove si nascondono cinghiali, mufloni, volpi, lepri e la rara donnola sarda. Il Supramonte, massiccio altopiano calcareo di ben 50 chilometri quadrati, è un pò il cuore della Sardegna più severa, chiusa e inaccessibile. E' costituito da una serie di montagne aspre e scoscese, separate da profondi valloni caratterizzati da imponenti fenomeni carsici. Qui si trova una delle più impressionanti gole italiane, quella di Su Gorropu, incassata tra pareti inaccessibili alte anche oltre 300 metri, e la celebre sorgente del Gologone. Ia più grande della Sardegna. Il Gennargentu è il massiccio più alto della Sardegna (1834 metri sulla Punta La Marmora). I suoi versanti sono stati duramente colpiti dai disboscamenti della seconda metà dell'Ottocento, bellissimi lembi di lecceta mista a corbezzolo e ginepro si sono però conservati intorno al paese di Desulo. Salendo di quota, il leccio è sostituito da acero e roverella, accompagnati in alcuni punti da agrifogli e tassi, tutti alberi però che crescono isolati, mentre sulle pendici più alte, perennemente battute dal vento, sopravvivono solo arbusti ed erbe perenni. Gli avvoltoi, grifoni e avvoltoi monaci, un tempo molto abbondanti oggi sono solo occasionali. Sono invece in ripresa i mufloni e i ghiri. La grande aquila reale è presente con diverse coppie, insieme ai rapaci del bosco come la poiana, lo sparviere e l'astore. Il principale mammifero predatore dei boschi, insieme alla martora e alla volpe, è il gatto selvatico sardo, che probabilmente discende da gatti domestici portati in Sardegna millenni orsono e rinselvatichiti. A sud del massiccio principale è inclusa nel parco una parte della Barbagia di Seulo che deve a sua fama alla foresta di 1600 ettari di lecci secolari di Montarbu, una delle più belle della Sardegna.

 

 I siti archeologici

 Complesso nuragico dell’Arvu

Il villaggio è localizzato alle pendici S/E del Monte Bardia, non lontano dalla costa, al centro del golfo di Orosei, nella Sardegna orientale. L'abitato nuragico comprende un centinaio di capanne circolari distribuite senza un ordine apparente a distanza regolare l'una dall'altra. È costruito con filari regolari di blocchi di calcare; i rari blocchi di trachite provengono probabilmente dal vicino Monte Imberi. Le capanne, circolari (diametro m 6/7), sono per la maggior parte allo stato attuale ricoperte dai crolli e invase dalla fitta macchia mediterranea.  I dati di scavo pubblicati dal Taramelli consentono - in attesa di altre informazioni - di risalire allo stato originario degli edifici. Tre delle capanne indagate (diametro m 3,20-3,80) presentano murature di notevole spessore (m 1,20) rincalzate con zeppe, in forte aggetto. Si accedeva ai vani interni mediante un ingresso rivolto a S e strombato verso l'interno. Uno degli ambienti presentava lungo il perimetro murario un bancone sedile (profondità m 0,40) interrotto nel tratto opposto all'ingresso da un focolare delimitato da pietre. Analogo focolare poteva essere realizzato al centro del vano. Sulle pareti, inoltre, erano risparmiati stipetti e piccole nicchie. Un edificio di maggiori dimensioni (diametro m 6,50) è stato interpretato dal Taramelli come "capanna delle riunioni": si tratta di una costruzione circolare con ampio ingresso strombato (larghezza m 1-1,50) che immette in un vano con doppio sedile e tre nicchie alle pareti. Un grande focolare circolare (diametro m 1,35) delimitato da lastre a coltello è realizzato in prossimità dell'ingresso. Alcune capanne di pianta rettangolare (m 3 x 2,20) con ingresso sul lato breve e pareti realizzate con pietre di piccole dimensioni legate con malta di fango testimoniano la frequentazione dell'abitato ancora in epoca romana.

 

 

Complesso archeologico di Serra Orrrios

Il complesso, uno dei più importanti e meglio conservati della Sardegna nuragica, comprende un villaggio-santuario con circa cento capanne, due tempietti con annessi recinti e due sepolture megalitiche. Il villaggio è costituito da capanne isolate e da aggregati di capanne gravitanti su spazi centrali. Si contano sei raggruppamenti, alcuni dotati di pozzi-cisterna e pozzetti raccordati a condotte per l'acqua. Le capanne, circolari, sono realizzate a secco con filari irregolari di pietre di basalto appena sbozzato. Una di queste costituisce la "capanna delle riunioni". Ha pianta leggermente schiacciata (m 6,80 x 7,00) ed è preceduta da un vestibolo delimitato da due muri ricurvi costruiti con lastroni ortostatici. All'esterno dello stipite d. è presente una pietra con cavità emisferica (largh. m 0,40). L'ingresso, volto a N/E, è fornito di pietra di soglia (larghezza m 0,96; prof. m 1,98-1,30; alt. m 2,00); la camera è costruita con grandi ortostati sormontati da filari di pietre appena sbozzate. Un sedile-bancone corre lungo il perimetro murario (prof. m 0,62/0,70; alt. m 0,26).  Due edifici sacri, del tipo in "antis" o a "megaron", caratterizzano l'abitato come villaggio-santuario.  Il primo sacello, distanziato dal villaggio, è costruito all'interno di un grande recinto ellittico (m 50,20 x 42,50) probabilmente destinato ad ospitare i pellegrini, ma anche attività di mercato, gare e giochi, durante le solennità religiose. Un alto ingresso architravato (largh. m 0,80), preceduto da un vestibolo delimitato da due muri ricurvi (prof. m 6,00; largh. m 4,20/3,00), consente di penetrarvi.  All'interno del recinto, a destra dell'ingresso, si trova il sacello rettangolare (lungh. m 8,36; largh. m 4,56/4,40), di cui resta solo la base, con ingresso strombato a E-S/E (largh. m 1,40/0,70); è preceduto da un piccolo vestibolo quadrangolare creato dal prolungamento dei muri laterali (lungh. m 1,24-1,26) e fornito di bancone-sedile. I muri laterali si prolungano anche nella parete di retrospetto (lungh. m 0,75-0,70).  La camera interna, quadrangolare (prof. m 4,18; largh. m 2,50/2,64; alt. res. m 0,80), conserva ancora il bancone-sedile alla base delle pareti (largh. m 0,70-0,44) e un focolare al centro del pavimento. Il secondo sacello, di maggiori dimensioni e ben conservato, è edificato all'interno di un recinto più piccolo al margine S/E del villaggio. Davanti all'ingresso del recinto si apre un ampio spazio sgombro di capanne (m 30 x 15) che sembra formare una vera e propria "via sacra".  Il recinto, di forma rettangolare irregolare (m 19 x 12), presenta, davanti al tempietto, una sorta di patio con ingresso (largh. m 1,60) ad un piccolo vano semicircolare (m 4,80 x 3,20) con pavimento ribassato scavato nella roccia naturale, forse destinato alla raccolta dell'acqua. Il vano è accessibile dall'esterno attraverso un secondo ingresso (largh. m 0,80; alt. m 1,10) che si apre a N/E.  La parete sud del cortile, curvilinea, avvolge il vano delimitando una sorta di corridoio (largh. m 2,00-0,98). Il sacello è costruito con filari regolari di massi basaltici sbozzati. È rettangolare (lungh. m 10,20; largh. m 5,26/4,50; alt. res. m 2,10/1,70) e volge a S/E; presenta la parete di retroprospetto ad emiciclo (corda m 3,20; freccia m 1,70). La cella è preceduta da un vestibolo creato dal prolungamento dei muri laterali (largh. m 2,00; prof. m 1,60) e fornito di bancone-sedile. Dal vestibolo, un ingresso architravato (largh. m 0,74; prof. m 1,00) forse di restauro porta alla camera trapezoidale (lungh. m 5,10; largh. m 2,68-2,32) con bancone-sedile (prof. m 0,38/0,41; alt. m 0,42/0,36) e pavimento lastricato. Come attestano i dati di scavo, il villaggio-santuario fu frequentato dalla fine del Bronzo antico, per tutto il Bronzo medio e, con maggiore intensità, nel Bronzo recente e finale.

 Dolmen di Motorra

Il dolmen è ubicato su un breve altopiano basaltico (m 214 s.l.m.), in prossimità dei resti del nuraghe omonimo. La sepoltura di Motorra rappresenta un raro esempio di dolmen a corridoio.
Costruita in pietra basaltica, presenta pianta esagonale (m 1,80 x 2,10 x 0,80) delimitata da otto lastre rettangolari, ben lavorate nella faccia interna, e coperta da un unico lastrone pentagonale irregolare (m 3,00 x 2,90; spess. m 0,35/0,30). Si accede al vano funerario attraverso un ingresso, rivolto a S-SO, che conserva ancora in situ il chiusino ora frammentario. L'ingresso immette in un breve corridoio - di altezza inferiore a quella della camera sepolcrale - formato, in origine, da quattro ortostati e coperto da tre lastre ora spostate. La sepoltura è racchiusa da un doppio peristalite di forma ellittica (m 4,90x4,10), costituito da undici lastre residue. La struttura era funzionale a sorreggere il tumulo di terra e pietrame minuto che ricopriva la tomba. Presso il lato O del persitalite, in direzione NO della tomba, sono presenti tre lastroni affiancati e infissi a coltello sul terreno (lung. 2 m circa): gli ortostati sono stati interpretati da alcuni studiosi come i resti di una muratura di rinforzo lungo l'area più esposta alle intemperie, da altri come parte residua di un secondo peristalite più esterno. I materiali recuperati in seguito agli interventi clandestini consentono di datare la tomba e di ricostruire le diverse fasi di utilizzo. I reperti più antichi e significativi sono quattro frammenti fittili di cultura Ozieri. Sono stati inoltre rinvenuti: due perline in calcedonio, un singolare amuleto in osso a forma di testina umana (alt. cm 1,9), un piccolo "brassard" a tre fori in arenaria (lungh. cm 4,4; largh. m 2,1) ed alcune ceramiche di cultura Bonnanaro.

 

Nuraghe Mannu

Il nuraghe è localizzato in posizione dominante e suggestiva su un rilievo basaltico prossimo alla costa, al centro del golfo di Orosei, nella Sardegna orientale. Il nuraghe è un monotorre realizzato con filari regolari di grossi massi poligonali in vulcanite e basalto (altezza residua m 4,70- 3,50, su 13-8 filari; diametro m 12,80 alla base, m 11,20 allo svettamento). Presenta ad E un ingresso sormontato da un architrave irregolare (lunghezza m 1,20; larghezza m 0,45) con finestrino di scarico.
L'ingresso immette in un corridoio (lunghezza m 3,70; larghezza m 1,10) con copertura piattabandata - della quale residuano solamente due massi in basalto - dove si apriva la scala d'andito oggi obliterata. Il corridoio introduce nella camera, collocata in posizione eccentrica, che presenta una pianta sub-ellittica (diametro m 3,60 x m 4,60) ed è quasi completamente ostruita dal crollo. Sulla parete S/O è situata una nicchia reniforme, anch'essa in parte ostruita dal crollo. All'esterno della torre, sul lato S del paramento murario, si notano quattro nicchie poste, a breve distanza, l'una dall'altra (lunghezza max m 2; larghezza max m 1,80; altezza m 1,65), costruite con filari di blocchi irregolari. È probabile che le nicchie fossero delle garitte di guardia con ingresso esterno al nuraghe, funzionali alla sua difesa, ma non si scarta l'ipotesi che si tratti di feritoie accessibili da un vano-scala che presente in una prima fase costruttiva dell'edificio e successivamente inglobato nella muratura. Intorno al nuraghe si estende un vasto villaggio di capanne: è probabile che il nome del monumento ("mannu": grande, in lingua sarda) sia da attribuire alla grande estensione dell'abitato, piuttosto che al monumento, in realtà di modeste dimensioni.
Le capanne che si addossano all'edificio sono circolari e realizzate con pietre non lavorate di media grandezza; man mano che ci si allontana, le abitazioni presentano pianta rettangolare e sono realizzate con blocchi squadrati. Sul ciglio del sottostante burrone, un muro di recinzione costruito con grandi blocchi si integra con i grandi massi naturali.