Itinerari attorno ai Carnevali Barbaricini- Samugheo

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Itinerari attorno ai Carnevali Barbaricini

ll carnevale di Samugheo - Antigu Karrasegare Samughesu

Il Carnevale vero e proprio comincia nel primo pomeriggio di Giovedì Grasso con la vestizione, momento fondamentale vissuto intensamente dai partecipanti i quali, aiutandosi l’un  l’altro al fine di creare armonia nel gruppo, escono da sé stessi per entrare nelle maschere. Le maschere escono la sera del Giovedì, della Domenica e del Martedì di Carnevale.

I protagonisti principali del carnevale di Samugheo sono:

 

SOS MAMUTZONES muovendosi e saltellando come un gregge di capre, provocano una cadenza scandita dal cupo tintinnare delle campane e dei campanacci. Le maschere intercalano il loro incedere disordinato incornandosi e mimando il combattimento delle capre in amore. Può anche succedere che sos mamutzones tolgano il copricapo, su casiddu, e lo pongano ciascuno l'uno accanto all'altro, formandovi intorno un cerchio danzante. 

S'URTZU, intanto, fa il suo percorso zoppicando, danzando goffamente e, talvolta, avventandosi sugli astanti, che divengono così parte del rito.  Ogni tanto si butta in terra, si rialza muggendo. SU'OMADORE cerca di guidare s’urtzu, che sotto le vesti ha nascosta una vescica di sangue e acqua, pronta a rompersi  alla pressione del corpo che cade. Il sangue misto all’acqua,  che si riversano sulla terra, la rendono fertile. S’urtzu, una volta a terra, è circondato dai mamutzones, che gli ballano intorno.

 

Descrizione delle maschere

SU MAMUTZONE è la maschera del silenzio. E’ vestito di fustagno nero e coperta di pelli di capra, calza i gambali di cuoio ricoperti di pelle di capra. Ha la vita cinta di trinitos (sonagli) e campaneddas e il petto appesantito da due paia di campanacci[1], in bronzo o in ottone.  Ha il volto annerito dal sughero bruciato e tiene in mano un bastone nodoso e tondeggiante all'estremità. L'elemento che distingue su mamutzone dalle maschere barbaricine è l'acconciatura della testa, munita di un recipiente di sughero, su casiddu o, più raramente, su moju, rivestito all'esterno di lana caprina e coronato all'estremità da affusolate corna bovine o caprine.

S'URTZU, altra figura del carnevale samugheese, tragica e triste, ha la testa di un capro, indossa una pelle di caprone nero completa della testa, porta sul petto pelli di capretto e un cinturone da cui pende un grosso campano. Un tempo, dicono gli anziani di Samugheo, si chiamava ocru. S'urtzu, come il boe ottanese e s'urtzu di Ulà Tirso, è la bestia, la vittima da soggiogare: un tempo, sotto le pelli, portava pezzi di sughero la cui corteccia consentiva la resistenza alle percosse dategli dal suo guardiano, SU'OMADORE, figura di domatore, colui che tiene s’urtzu.

SU'OMADORE colui che tiene s’urtzu,  indossa gli scarponi da campagna, un lungo gabbano nero, dotato di sa soga (fune) e bastone, catena e pungolo per i buoi.

 

SU TRAGA CORTGIUS, personaggio che trasporta pelli bovine secche e rappresenta un presagio di morte. Era solito passare nei vicoli all’imbrunire non solo durante il Carnevale ma anche in altri momenti dell’anno.

  

B1) Samugheo

Samugheo, situato su un altipiano trachitico a 375 m. sul livello del mare, si estende in lunghezza. E’ caratterizzato da tortuose stradine interne e presenta un’architettura intermedia tra pianura e montagna: ad ambienti sovrapposti con balcone al piano superiore tipici della Barbagia, si affiancano quelli del loggiato e corte Campidanesi dove si inseriscono strutture sopraelevate con loggiato, risultato della commistione dei primi due. Il territorio, caratterizzato da monti solitari e selvaggi e da una successione di gole, dirupi e imponenti pareti rocciose, è ricco di domus de janas e nuraghi, ma anche di antiche chiese rurali e parrocchiali.

 

I monumenti

 

Chiesa di Santa Maria di Abbasassa

La chiesa di Santa Maria di Abbasassa, costruita sui ruderi di un tempio dedicato a Cibele, pare, secondo antichi documenti, che sia stata edificata nel 1480 col nome di Santa Maria ‘e su Mesu Mundu ed abbandonata verso il 1845. La chiesa fu riedificata nel 1931, in seguito ad un voto fatto da un giovane di Samugheo, Giovanni Deidda.

 

Chiesa di San Sebastiano

La chiesa di San Sebastiano martire patrono, realizzata tra il XV e il XVI secolo, è situata al centro del paese. Secondo una leggenda l’edificio doveva essere costruito 300 metri più a ovest ma, dato che ogni mattina i materiali venivano ritrovati nel sito attuale, pensando ad un miracolo del Santo, venne deciso di costruirlo dove ora sorge.

E’ a croce latina, con quattro cappelle laterali aggiunte in epoca successiva. Le arcate di accesso alle cappelle, diverse tra loro, rivelano uno stile tardo-gotico. Interessante la facciata e il campanile a canna quadrata. All’interno, di particolare interesse un pulpito in legno finemente intagliato e dipinto, due dipinti raffiguranti la Madonna, un organo a canne della seconda metà dell’Ottocento e un coro ligneo.

 

Castello di Medusa

Il castello di Medusa, costruito per proteggere i centri della pianura e della costa dalle scorrerie degli abitanti dell’interno della Barbagia, domina la gola formata dal Riu Araxisi.

Le ricerche archeologiche in loco hanno permesso di definire che il primo insediamento nel sito del castello risale al IV - V secolo d.C., mentre le strutture di più recente costruzione sono state realizzate tra il X ed il XII secolo.

La struttura fortificata è citata per la prima volta con il nome di Castrum Asonis in un documento del 1189, anno in cui venne ceduta dal giudice Pietro I d'Arborea al comune di Genova. Il sovrano riuscì a recuperare dopo breve tempo il castello, dietro la promessa di un ingente pagamento.

I resti della costruzione di cui oggi sono conservati solo alcuni tratti delle mura, una cisterna e i ruderi di due torri, sono immersi in una fitta vegetazione, non sorprende dunque che tuttora circolino numerose leggende sulla presenza nel castello di una fantomatica regina Medusa.

 

Il museo dell’arte tessile

Il Museo è alla periferia di Samugheo, in una nuova costruzione su due piani. L'isolamento geografico del paese ha preservato per anni le tradizioni culturali e artigianali dalle innovazioni introdotte in altri centri della Sardegna. Così, la comunità samughese ha mantenuto intatta e vitale l'arte della tessitura tradizionale.  Il complesso museale è articolato in vari ambienti.

Una parte dell'esposizione è ubicata nella sezione etnografica che ospita telai tradizionali in legno, attrezzature e strumenti vari per la tessitura. Prosegue con un'esposizione di capi samughesi di abbigliamento giornaliero e festivo. Il percorso continua nel settore dedicato alla collezione permanente Cocco. Qui sono collocati preziosi manufatti tessili del Settecento, realizzati artigianalmente in lana, cotone e lino. Tra i pezzi più rari gli "affaciadas", piccolissimi tappeti che si espongono ai balconi durante la processione del Corpus Domini. Una parte della struttura è, invece, interamente dedicata all'organizzazione di mostre tematiche con le quali si vogliono valorizzare le varietà e le preziosità della tradizione tessile, tramandata ancora di madre in figlia, e rimasta vitale a Samugheo. Uno spazio del museo, dedicato alla didattica, è a disposizione dei visitatori per assistere alla proiezione di filmati sull'arte e la tecnica della tessitura. Vi sono anche due telai, uno verticale e uno orizzontale, utilizzabili dal pubblico, per apprendere e mettere a confronto le tecniche di tessitura utilizzate in antico e quelle attualmente in uso.

[1] Un tempo i campanacci venivano prelevati alle pecore. Dal numero di campanacci si capiva la quantità di pecore possedute e la ricchezza.