Itinerari attorno ai Carnevali Barbaricini - Ottana

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Il Carnevale di Ottana – Le maschere

I Boes e Merdules di Ottana

L’autentica tradizione agro-pastorale e l’importanza del bovino nell’economia sarda emergono inequivocabilmente anche ad Ottana, dove sono di scena i boes  ed i merdùles.

Boes: indossano pelli di pecora bianche e portano sul viso "Sas Carazzas", maschere in legno raffiguranti bovini fornite di corna più o meno lunghe. Tali maschere, lavorate ad intaglio, mostrano una stella sulla parte frontale e due foglie lungo gli zigomi. Indossano inoltre, a mo' di bandoliere, circa 40/45 Kg. di campanacci agganciati su una cinghia in cuoio posta sulla spalla, detti "Sonazas". Tali campanacci si dividono in diversi tipi tra cui i più ammirati sono "Sos Brunzittos" dal caratteristico suono acuto, e "Sos Sonazos" dal caratteristico suono chiuso ma forte e dalle grandi dimensioni.

Merdules: raffigurano l’uomo Anche loro indossano pelli di capra bianche e maschere di legno chiamate carazzas, spesso deformate a manifestazione della fatica del quotidiano vivere. Sono forniti di soga, il laccio con cui catturano i finti buoi. Hanno in spalla "Sa Taschedda" simile ad uno zaino in cuoio, che in passato serviva a contadini ed allevatori per il trasporto dei viveri in campagna.La figura del Merdules tramite il suo rituale presenta la continua lotta tra uomo e animale, atta a stabilire il predominio del primo sul secondo.

L’esibizione non vuol essere solo un rito propiziatorio, ma, più semplicemente, la rappresentazione di scene del mondo agreste che ripropongono l’antico rapporto fra l’uomo e l’animale nella vita dei campi. I boes procedono emettendo con la bocca suoni simili a muggiti; i merdùles si rotolano continuamente a terra agitando i campanacci e tentando di prendere i boes col laccio. Secondo alcuni, i merdùles impersonerebbero il sole e la luna venerati negli antichissimi culti pagani. La rappresentazione viene eseguita anche dai bambini, definiti col vezzeggiativo di merdulèddos.

 

Ottana

Ottana, paesino del Nuorese situato al centro della Sardegna presso la media valle del Tirso è confinante con Silanus, Orotelli, Oniferi, Orani, Sarule e Borre. Le origini di Ottana sono da ricercarsi nel periodo in cui ebbero inizio i grandi insediamenti umani nel centro Sardegna e dai quali nacque la Civiltà Protosarda e Nuragica. Numerosi sono i reperti di questi insediamenti tra cui le "Tombe dei Giganti" e le "Domus de Janas".

Ottana, come gran parte del territorio Sardo, venne interessata da tutta una serie di invasioni, fra le quali la prima fu quella Punica. Indelebili tracce di tale dominazione sono riscontrabili nelle tradizioni e nelle maschere carnevalesche: si ipotizza che i "Merdules" traggano origine da un rito orgiastico Punico. A quella Punica seguì l'invasione Romana. Ottana in questo periodo assunse una notevole importanza dal punto di vista strategico militare nel quadro delle continue sollevazioni dei Barbaricini. Dopo la caduta dell'Impero Romano, pur considerando le frequenti scorrerie dei Vandali, Goti e Arabi, Ottana, come anche l'intera Sardegna, conobbe un lungo periodo di isolamento. Questo fattore fu essenzialmente positivo; si trattava infatti di un proficuo periodo di pace che fece maturare e migliorare le tecniche nell'agricoltura e nell'arte.

 

I monumenti

Chiesa di San Nicola

Edificata su una preesistente chiesa altomedievale, come hanno rivelato recenti scavi effettuati in occasione dei restauri, la chiesa di San Nicola fu consacrata nel 1160, quando diventò cattedrale della diocesi di Ottana.  Situata alla fine della via principale del paese su una piccola altura, la chiesa domina l’abitato con la severità delle sue linee romaniche. L’edificio, interamente in conci di trachite nera e violacea, i cui colori  ne caratterizzano l’aspetto esterno, venne costruito da diverse maestranze, seppure in un’unica fase: una realizzò l'abside, il transetto e il fianco nord, mentre altre ultimarono i lavori occupandosi del fianco sud e della facciata. Quest’ultima è stata decorata dal portale architravato con arco a sesto rialzato, sormontato da una bifora, e dai bacini ceramici; interessante la suddivisione in tre ordini, con le grandi arcate dei primi due e la falsa loggia dell'ultimo.

All’interno la chiesa è a navata unica, con pianta a croce commissa; la copertura della navata è in legno, mentre la volta dei bracci del transetto è a botte.

La chiesa custodisce un crocefisso del Cinquecento, un pulpito con capitelli romanici, ma soprattutto la  trecentesca “Pala di Ottana” o "Pala dei Santi Francesco d'Assisi e Nicola di Bari", attribuita al cosiddetto Maestro delle Tempere Francescane, pittore della scuola del Lorenzetti attivo a Napoli tra il 1330 e il 1345. Il dipinto, realizzato a tempera su tavola con fondo d'oro, ritrae nel trittico inferiore i Santi Nicola e Francesco e storie della loro vita, mentre nella tavola superiore, ai piedi della Madonna col Bambino, "il vescovo francescano Silvestro di Ottana e il donnicello (erede al trono giudicale) riconosciuto come il giovane Mariano IV d'Arborea", come riportato anche nell’iscrizione dipinta sulla tavola stessa.

 

 I siti archeologici

 Nuraghe e villaggio di Bruscas

Presso il confine nord del territorio di Ottana, raggiungibile proseguendo verso nord una volta raggiunto il nuraghe Muntone, è situato un complesso formato da vari ritrovamenti.

In posizione dominante rispetto al Riu Liscoi, su uno spuntone di roccia granitica è visibile un nuraghe a corridoio, di pianta ellittica, realizzato in granito e trachite rosata, non visitabile all’interno a causa dei crolli, affiancato dai resti di alcune capanne circolari.

Circa 100 metri ad ovest del nuraghe, è stato rilevato un piccolo insediamento composto  dai resti di un agglomerato di almeno cinque capanne circolari e di una costruzione rettangolare, realizzata a secco con la tecnica della doppia camicia.

A sud del nuraghe, distanti circa 500 metri, sono visibili i filari di base di due capanne circolari e altri brevi tratti di muri curvilinei in trachite, mentre ad una distanza di circa 400 metri a sud-ovest del nuraghe si trova quel che rimane di un capanno circolare, con un solo filare di trachite, e tracce confuse di altre strutture.

 

Tomba Megalitica e Insediamento di Tanca Noa

A nord-ovest del nuraghe Muntone, raggiungibili grazie ad un sentiero, si trovano prima un insediamento e poi la tomba megalitica di Tanca Noa.

L’insediamento che sembra estendersi per circa 400 mq è composto dai resti di strutture dalla pianta non facilmente definibile; le strutture murarie, di cui rimane solo il filare di base, sono realizzate con la tecnica della doppia camicia, in trachite e a secco.

La tomba megalitica è situata più avanti, in una piccola radura. Del monumento, composto da un breve corridoio sepolcrale in lastre di trachite rosa, rimane solo il filare di base; l’ingresso è delimitato da due lastre di forma rettangolare lavorate con cura, mentre il paramento esterno che segue il profilo del corridoio tombale, è realizzato con lastre verticali e un riempimento di pietre piccole.

 

Nuraghe, Tomba dei Giganti e insediamento di Muntone

Per raggiungere l’area dalla strada Orotelli-Ottana è necessario prendere la vecchia strada Nuoro-Abbasanta e quindi, in prossimità del bivio per Orani, percorrere un sentiero sterrato. Su uno spuntone di roccia si trova il nuraghe a corridoio, di pianta rettangolare, costruito in massi di trachite rosa. Il monumento non è accessibile all’interno a causa dei numerosi crolli.

La tomba dei giganti si trova in direzione sud, a circa 500 metri dal nuraghe; sono visibili solo parte del paramento interno della camera e tracce del peristalite.

Su un’area di circa 2000 mq intorno alla tomba dei giganti, sono visibili numerose strutture di cui rimangono unicamente i filari di base; in particolare si distingue un muro che delimita un’area di forma subrettangolare, al cui interno vi sono tracce di varie tipologie di ambienti, alcuni semicircolari ma in maggioranza quadrangolari.

 

Area di Bidinnannari

Per raggiungere l’area, dalla strada Orotelli-Ottana è necessario prendere la vecchia strada Nuoro-Abbasanta e quindi, in prossimità del bivio per Orani, percorrere un sentiero sterrato.

Il nuraghe, recentemente interessato da scavi archeologici che ne consentiranno in futuro la fruibilità turistica, è di tipo misto, costruito su una precedente struttura megalitica di epoca preistorica. Il monumento è stato realizzato utilizzando massi sbozzati in trachite rosa ed è composto da un nuraghe a corridoio al quale sono state aggiunte in seguito due torri. Oggi è accessibile solo una parte della struttura, a causa dei crolli che interessano soprattutto la torre di sinistra, il nuraghe a corridoio e la cortina orientale.

A ovest del nuraghe, a circa 150 m, sono visibili i resti di un insediamento, composto da ambienti rettangolari, paramenti murari a doppia camicia in trachite e qualche elemento in granito che si estende per circa 400 mq. Nelle vicinanze del nuraghe sorgono poi alcuni edifici a carattere funerario: un dolmen, 4 tombe di giganti e una allée couverte. Il dolmen di piccole dimensioni, oggi privo di copertura, è composto da 3 lastre in trachite alte circa 70 cm; sono visibili anche le tracce del peristalite circolare che racchiudeva la struttura. Posta a ridosso di un muro a secco costruito ai nostri giorni, si trova l’allée couverte:  la tomba è formata da un piccolo corridoio absidato, senza copertura, realizzato in trachite. Della tomba dei giganti  sono visibili solo alcune lastre ortostatiche del corridoio in granito e trachite.

Meglio conservata è la tomba dei giganti II, posta circa 500 m a sud del nuraghe. Il monumento presenta un’esedra semicircolare in lastroni di trachite e una camera, composta da un corridoio privo di copertura, che conserva tratti del pavimento lastricato con pietre di media dimensione. All’esterno sono visibili tracce del peristalite e un piccolo focolare votivo, di forma circolare.

Della tomba dei giganti III rimane solo il corridoio, in piccole pietre di trachite, che per tutta la parte destra è inglobato nel muretto a secco di una recinzione.

La tomba VI, situata a poca distanza, è quasi completamente sepolta sotto un mucchio di detriti: sono visibili solo parte di un lastrone di granito e alcune piattabande di copertura in trachite.

 

Nuraghe e villaggio di  Talinos

Il monumento principale, al quale si accede facilmente dalla strada provinciale Orotelli-Ottana, è costituito da un nuraghe monotorre a tholos, di pianta subcircolare.  All’interno sono presenti un corridoio piattabandato, una nicchia semicircolare, la scala di accesso al piano superiore e la camera centrale; quest’ultima, originariamente voltata a tholos  ma oggi priva di copertura, ha la classica pianta circolare con 3 nicchie disposte a croce. Il muro esterno, alto fino a 4 m, è composto da massi medio - grandi in trachite. A circa 50 m in direzione nord-ovest sono visibili i resti di alcune capanne circolari.

Procedendo per 100 metri verso est-sud est dal nuraghe, invece, sono presenti i resti di un villaggio, che copre un’area di 200 mq. Si tratta di una decina di capanne costruite in trachite con la tecnica della doppia camicia.

 

Area di Bittaleo

Alla fine della vecchia strada per Sorradile, grazie al cammino che porta alla zona Bittaleo, alle pendici del Monte Orgori si può raggiungere un’area su cui sorgono i resti di un nuraghe, due tombe di giganti e un insediamento. Il nuraghe a corridoio, a pianta rettangolare e realizzato con grandi massi di granito, si conserva per un’altezza massima di 4 m. Presenta un ingresso sormontato da architrave che porta al corridoio piattabandato, sul quale si aprono una nicchia semicircolare e un ambiente a pianta allungata.

Meno di 100 metri a sud del nuraghe si trova una piccola tomba di giganti, di cui rimangono la camera funeraria in grandi blocchi ortostatici di granito, oltre a tracce del paramento esterno e del peristalite.

La seconda tomba di giganti, situata 100 mt a sud ovest del nuraghe, presenta invece un corridoio stretto e lungo 6,5 metri all’interno, privo di copertura, il peristalite visibile solo in parte e, a sinistra dell’ingresso, un ortostato alto circa 1 mt e tracce dell’esedra.

A circa 500 mt a ovest del nuraghe è presente un’area in cui affiorano resti di tratti murari e materiale di superficie, probabilmente di epoca romana.