Itinerari attorno ai Carnevali Barbaricini-Orotelli

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Il Carnevale di Orotelli – Le maschere

Il Carnevale è incentrato su una rappresentazione durante la quale i protagonisti del Carnevale, Sos Thurpos, inscenano diverse azioni legate alla tradizione contadina. Le maschere protagoniste del Carnevale sono: Su Thurpu Voinarzu (il contadino) che deve governare i testardi Thurpos Boes; i Thurpos seminatori che spargono crusca lungo il cammino; Su Thurpu Vrailarzu (il fabbro) che ferra Su Thurpu Boe e Su Thurpu che accende il fuoco con un acciarino, una pietra focaia e un cornetto di bue pieno di midollo di ferula secca (corru esca).

Durante la sfilata all’improvviso Sos Thurpos si avventano sul pubblico, rendendolo così partecipe del “gioco”. Mimando il comportamento dei buoi, catturano (sa tenta) qualche conoscente privo di maschera e lo costringono ad offrire loro da bere.

Il Martedì di Carnevale i ruoli si invertono, saranno i Sos Thurpos ad offrire da bere agli spettatori. La rappresentazione si conclude nella piazza del paese, dove tutti prendono parte a su ballu de Sos Thurpos.

Sos Thurpos (il termine vuol dire ciechi, storpi) è una delle maschere più importanti della tradizione contadina. Si presentano a viso scoperto, vestiti con un abito di velluto, i gambali di cuoio (sos cambales), un lungo pastrano (su gabbanu) di nero orbace che un tempo veniva utilizzato dal pastore durante la stagione invernale. A tracolla portano una bandoliera di campanacci, il volto è ricoperto di fuliggine ed è nascosto da un grande cappuccio che scende fino al naso. Sughero e campanacci vengono utilizzati con la funzione di allontanare gli spiriti maligni che possono influenzare negativamente l’esito della grazia.          

Come gli altri carnevali sardi legati al mondo dionisiaco, quello che si svolge nella località di Orotelli ripropone la lotta dell’uomo contro la natura e viene identificato con un rituale propiziatorio con il quale i contadini chiedevano la pioggia durante i periodi di siccità.

Per alcuni studiosi la rappresentazione di questo Carnevale non è altro che una metafora del lavoro contadino, basata sul rapporto uomo - animale; per altri ancora è una rappresentazione drammatica della lotta contro i proprietari dei pascoli. Quest’ultima teoria può trovare conferma nella storia di Orotelli: si racconta, infatti, che i pastori del paese, non dovendo sottostare ai proprietari terrieri, potevano contestare, in modo ironico, lo sfruttamento da parte dei padroni. Così dalla penultima domenica di gennaio, i pastori attraversavano il paese e mimando il rito dell’aratura potevano prendere in giro i padroni che venivano costretti ad offrire da bere.  

 

 

 Orotelli

Orotelli è un comune del centro della Sardegna. Sorge in una regione prevalentemente granitica e rupestre a circa 406 m sul livello del mare. Spesso dalle sue terre si ergono imponenti agglomerati granitici, che danno al paesaggio un aspetto insolito. Il centro storico riveste un interesse particolare per i numerosi richiami alla tipica architettura sarda. Nel 1903 Orotelli ha vinto il primo premio in Italia per la produzione di grano duro. Da qui deriva il nome “Oro-telli”, terra d’oro.  Il paese agro-pastorale è abitato da sempre da pastori, massai e contadini.

 

I monumenti

 

Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista

Nella parte alta del paese si può vedere la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, edificata nel 1116 in stile romanico, insieme al monastero dei Benedettini. Fu la Cattedrale del territorio sino alla fine del Duecento, in seguito fu più volte rimaneggiata. La pianta è a tre navate, con la centrale absidata, l'edificio è realizzato in conci di trachite chiara. La facciata è ornata da archetti romanici, come anche i lati e l'abside. La parte più interessante è il bel campanile a vela, aggiunto nel Trecento, che è decorato con strane e misteriose sculture. All'interno della chiesa si può vedere una preziosa statua lignea del XV secolo, raffigurante San Giovanni. All'esterno davanti alla chiesa si trova, ora restaurato, il portale che dava accesso al convento.

 

Chiesa del Santo Spirito

La chiesa del Santo Spirito fu eretta nel XVI secolo in stile aragonese. Al suo interno era arricchita da quattro archi in trachite, nell’abside si trovava un affresco raffigurante la Pentecoste, sopra l’altare il quadro della SS.Trinità rappresentante Gesù con in mano la croce, nel mezzo la colomba, simbolo dello Spirito Santo e nell’altare il Padre Celeste. Nel 1938 crollò una parte del tetto e solo dopo quarant’anni la Valle de S’Ena aveva di nuovo la sua chiesa. Furono in molti a mettere a disposizione i loro talenti artistici e i soldi per offrire alla nuova chiesa gli ornamenti e le suppellettili necessari; meritano di essere ricordati: il pittore Antioco Lostia per il quadro della Pentecoste, il pittore Gavino Corrias per il quadro del Sacro Cuore, l’artigiano Salvatore Zedde per aver decorato il portone, l’inferriata e il tetto con i simboli dell’Eucaristia e della Passione, il pittore fiorentino P.A.D. Farina per la bellissima Via Crucis. Quest’ultima opera consta di diciotto pannelli raffiguranti la storia della salvezza, inizia con la caduta di Adamo ed Eva e la loro cacciata dal Paradiso Terrestre, prosegue con gli episodi del Getsemani, la Via Dolorosa, la scena del Calvario, per culminare con il Sepolcro Glorioso.

 

Chiesa rurale di San Pietro

Costruita dall’ordine Benedettino in stile pisano tra il 1116 e il 1125, la chiesa di San Pietro rappresenta una vera e propria testimonianza storica. Nelle vicinanze esistono le sorgenti di acqua calda solforosa chiamate Sos Banzos che furono sfruttate con ottimi risultati in epoca romana e di cui sono testimonianza alcuni ruderi risalenti, pare, a diciotto secoli fa. All’interno la zona dell’altare è separata dal resto della chiesa da un gradino sopra il quale attualmente è presente una balaustra intonacata.