Itinerari attorno ai Carnevali Barbaricini - Orani

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Il carnevale di Orani e la Maschera “Su Bundu”

Il Carnevale inizia il 16 gennaio, festa di Sant’Antonio, con l’accensione dei fuochi nei vari rioni.

Protagonista del Carnevale di Orani è Su Bundu il quale indossa gli abiti tipici del contadino con un cappotto largo e lungo, la camicia, i pantaloni di velluto e i gambali di cuoio. La maschera di questo personaggio è interamente in sughero con lunghe corna, un grosso naso, pizzo e baffi, raffigurando un essere metà uomo e metà animale. Sos Bundos, durante il corteo, mimano il rito della semina impugnando su trivuthu, un forcone di legno, accompagnandosi con gesti rituali e un gran vocio.

La festa inizia quando Sos Bundos visitano i fuochi che sono stati accesi e alle maschere si offrono su pistiddu, il dolce tipico preparato per S. Antonio e benedetto durante la processione. Il dolce viene offerto a tutti i presenti e inviato nelle case dei malati a tredici persone di nome di Antonio.

 

 

Storia della maschera

Il Carnevale di Sos Bundos, pur facendo riferimento alle antiche credenze contadine, ha probabilmente origini successive rispetto alle altre tradizioni carnevalesche barbaricine. Il personaggio di Su Bundu è una creatura metà umana e metà bovina; la maschera di colore rosso, in origine veniva tinta proprio con il sangue di bue mentre il loro forcone, su trivuthu, simboleggia le origini agrarie. La tradizione popolare narra la storia di un coraggioso contadino il quale, durante una notte tempestosa, travestito da Bundu convinse gli spiriti inquieti a rispettare la gente e il proprio raccolto.

La mimica e le urla delle maschere rappresentano l’eterna lotta tra il bene e il male, anche se le credenze popolari sono discordanti, identificando Su Bundu a volte con il male, quando si pensava che volesse intimorire gli uomini; altre volte con il bene, identificandolo con un dio del vento che aiutava i contadini a separare il grano dalla crusca.

 

Riscoperta alla fine degli anni ottanta grazie ad uno studio di ricerca  condotto dalla Pro-Loco di Orani, al quale hanno partecipato Artisti come Prof. Gesuino Fadda, Prof. Nunzio Nivola ed artigiani del sughero e del legno come Zicchi Peppino, Balvis Pietro Paolo, Cosseddu Roberto e Loche Antonio.  Il contributo documentale ed artistico si è rilevato fondamentale per la ricostruzione attendibile della Maschera Tradizionale Oranese "SU BUNDU". Il Gruppo che valorizza la tradizionale Maschera FolKloristica de  "SU BUNDU", attraverso una continua ricerca anche per la ricostruzione degli elementi a corredo della Maschera, si è costituito con atto notarile Registrato a Nuoro il 31/01/1996. Attualmente il Gruppo è composto da trenta elementi che partecipano attivamente all'attività istituzionale e alle manifestazioni Folkloristiche e culturali alle quali l'associazione Gruppo "SU BUNDU" viene invitata a partecipare. L'Associazione è apolitica, apartitica e non ha scopo di lucro; scopi dell'Associazione sono: la valorizzazione della maschera tradizionale di Orani "SU BUNDU" , la sua promozione attraverso le sfilate di gruppo in maschera in occasione di manifestazioni folkloristiche, o ricorrenze particolari.

 

 

Orani

Orani, vanta antichissime origini. Si ritiene che essa sia stata una delle "civitates barbarici", capoluogo della curatoria di Dore durante il medioevo. Fu sede di marchesato dal 1617 al 1837. In questo secolo ha conosciuto un notevole benessere grazie allo sfruttamento delle miniere di talco, notevole anche la qualità del suo artigianato, in prevalenza legno e ferro battuto.

Da qualche anno si è introdotta l'antica tecnica giapponese della ceramica RAKU. Il paese offre al visitatore diverse possibilità, particolarmente suggestiva l'ascesa al santuario di  "nostra signora di Gonare", situato a (1083 metri) di cui un'antica leggenda fa risalire la sua erezione a "Gonario di Torres" (XIIsecolo) e da qui è possibile vedere gran parte della Sardegna centrale. Si possono visitare numerosi ed importanti siti archeologici, di particolare interesse il complesso nuragico di "Nurdole"; le sette chiese campestri(rara testimonianza di antichi insediamenti umani presenti nel vasto territorio di Orani). Meritevoli di una visita sono anche le sette chiese presenti nel centro abitato, risalenti a diversi periodi storici, particolarmente interessanti sono gli affreschi del XV e XVI secolo presenti nella chiesa del Rosario e le opere dei maestri Delitala e Dessì conservati nella chiesa parrocchiale di S.Andrea. Immancabile infine una visita al museo Nivola dove sono conservate le opere del Maestro.

 I monumenti

Antica chiesa di S. Andrea Apostolo

Le origini di questa chiesa risalgono al periodo compreso tra la fine del  XVI e l’inizio del XVII secolo. Fu eretta per assumere il ruolo di centro spirituale e religioso del marchesato di Orani.

Nel XIX secolo, con la caduta del marchesato e la perdita di importanza economico - religiosa del paese, iniziò il periodo di declino e la chiesa di S. Andrea, abbandonata a favore della nuova parrocchia intitolata all’Apostolo, si trovò in pessime condizioni. Nel 1816, per motivi di sicurezza, venne demolita la copertura della chiesa e si decise di utilizzare il perimetro murario come cimitero. L’edificio, conosciuto con il nome di Campusantu vezzu (cimitero vecchio), mantenne questa funzione fino ai primi anni del Novecento. La parte che si è conservata meglio è il campanile a pianta quadrata. La torre, a pianta quadrata, è realizzata con conci di trachite rosa e grigia; mantiene intatta la sua imponenza e, con il recente restauro, sono stati messi in risalto alcuni elementi decorativi come le cornici sporgenti che delimitano i piani e la cuspide decorata da sporgenze in trachite che le conferiscono il tipico profilo seghettato.

Il portale della facciata è incorniciato da elementi in trachite rosa ed è sovrastato da un timpano triangolare con bassorilievo centrale a croce di S. Andrea. Accanto al portale principale vi sono altre due porte più piccole, anche queste incorniciate da stipiti e architrave di trachite rossa. In corrispondenza delle tre porte si aprono tre finestroni che dovevano dare luce all’interno della chiesa. Dei vecchi elementi architettonici, un vecchio capitello è ancora visibile inglobato nella muratura esterna alla chiesa.  

Con il restauro del campanile è stata indubbiamente compiuta un’opera meritevole; sarebbe ora necessario un attento restauro della facciata e di quanto rimane delle strutture interne, per restituire ad Orani un ulteriore elemento di attrazione turistica e la piena godibilità di un pezzo importante della sua storia.  

 

Chiesa di Nostra Signora D’Itria

La Sardegna per oltre sei secoli fu dominio dei bizantini che influenzarono la cultura ma anche le credenze popolari. Testimonianza di questa influenza bizantina è il culto della Madonna d’Itria che trae origine dalla venerazione di un quadro attribuito a San Luca. L’opera pittorica, donata a Costantino, fu trasferita a Costantinopoli dove fu eretta una chiesa in onore alla Madonna d’Itria (Odighitria, via della luce). Da rilevare nella chiesa i graffiti di Costantino Nivola.

Chiesa del Rosario

Fu costruita, probabilmente, durante il Seicento quando si diffuse in Sardegna il culto mariano. Le opere d’arte più importanti della chiesa sono le tempere attribuite ai pittori Pietro Antonio e Gregorio Are e risalenti alla metà del Settecento. I dipinti rappresentano le nozze di Cana, i Santi Caterina da Siena e Paolo Eremita, la battaglia di Lepanto e la predica di San Domenico.

 

Chiesa di S. Giovanni Battista

La chiesa, costruita su un'altura chiamata sa costa e cumbentu, si trova nel centro storico. Costruita nel Settecento dove sorgeva la chiesa di San Sisto, la nuova chiesa venne dedicata a San Giovanni considerato anche il protettore del vicino convento dei francescani. L’interno della chiesa è a navata unica con tre cappelle per lato. Sul presbiterio, rialzato rispetto al resto del pavimento, si trova l’altare in marmo addossato alla parete. L’area del presbiterio è delimitata da una balaustra in marmo risalente al Settecento, alla base della scala si trovano due piccoli leoni in stucco policromo. Il pulpito in legno poggia su una colonna di granito rosso. All'esterno ci sono un arioso pronao e il campanile a pianta quadrata, che ben si armonizza con tutto il complesso. Caratteristica è l'ampia piazza, tipica dell'architettura conventuale.

 

Museo Nivola

Il museo è dedicato al noto artista oranese Costantino Nivola. Si trova nell'antico lavatoio del paese, su un lato di una collina dalla quale si gode una bellissima vista. L'edificio è stato recentemente restaurato e valorizzato. Le sculture esposte documentano l'originalità e le capacità artistiche di Nivola, che coniugava l'espressione dei valori, della storia e delle tradizioni della sua terra natia con le suggestioni creative al contatto con i più famosi artisti del vecchio e del nuovo continente, suoi contemporanei, che ebbe la possibilità di incontrare in Europa e negli Stati Uniti. Lasciata la Sardegna in giovane età, ebbe infatti la possibilità di formarsi e di ricoprire incarichi di rilievo in importanti società, e venne incaricato di realizzare diverse opere anche da prestigiose istituzioni americane. Il museo ha uno spazio esterno in cui sono ospitate alcune opere litiche e un'ala dedicata alle sperimentazioni della tecnica di ''sand casting'', elaborata dall'artista. La fondazione Nivola cura la conservazione delle opere. 

 

Biografia Costantino Nivola

Il padre era muratore e da lui Costantino apprese i primi rudimenti del mestiere. Nel 1926 iniziò a lavorare come apprendista presso Mario Delitalia, pittore e incisore, che stava lavorando alla decorazione dell'aula magna dell'Università di Sassari e dal 1931, grazie a una borsa di studio, frequentò a Monza l'Istituto Superiore di Industrie Artistiche, dove si diplomò come grafico pubblicitario nel 1936. L'anno successivo divenne direttore dell'ufficio grafico della Olivetti, per la quale realizzò le decorazioni del padiglione italiano presso l'Esposizione Universale di Parigi (Exposition Internationale de Arts et Techniques dans la Vie Moderne).Nel 1938 sposò la compagna di corso Ruth Guggenheim e fu costretto dalle persecuzioni antisemite ad abbandonare l'Italia, rifugiandosi prima a Parigi, dove lavorò come disegnatore, e poi come molti altri intellettuali e artisti europei, dopo l'invasione nazista della Francia, a New York. Qui dovette superare inizialmente molte difficoltà, finché nel 1941 fu nominato Art Director per la rivista "Interiors and Industrial Design", incarico che mantenne per sei anni. A New York trovò un ambiente culturale ricco di fermenti stimolanti e strinse amicizia con molti rappresentanti delle avanguardie artistiche del momento, in particolare con il grande architetto Le Corbusier, con cui spesso condivise lo studio e soprattutto alcune scelte stilistiche, e Saul Steinberg.Nel 1944 nacque il figlio Pietro e nel 1947 la figlia Chiara.Nel 1948 stabilì il suo studio in una casa acquistata a East Hampton, a Long Island, dove creò la tecnica della colata di cemento sulla sabbia modellata (sand casting) e conobbe Jackson Pollock. La casa venne ristrutturata nel 1951-52 utilizzando la nuova tecnica, in collaborazione con l'architetto Bernard Rudofsky. Ritornò in Sardegna per realizzare per conto della rivista "Fortune" dei disegni sulla campagna antimalarica della Fondazione Rockefeller. Si dedicò soprattutto alla alla plastica decorativa legata all'architettura, settore nel quale ricevette incarichi sempre più importanti. Insegnò disegno presso la "Graduate School of Design" dell'Università di Harvard e ricevette il "certificato di eccellenza" dell'"American Institute of Graphics".Nel 1962 insegnò presso il dipartimento d'arte della Columbia University e ottenne riconoscimenti a New York (medaglia d'argento della "Architectural League" e diploma della "Municipal Art Society"; nel 1967 medaglia d'oro e nel 1968 "Fine Arts Medal" dell'"American Institute of Architets"). L'attività di insegnamento continuò negli anni successivi ("Carpenter Center for the Visual Arts" presso l'Università di Harvard e Università di Berkeley) e fu inoltre membro dal 1972 della "American Academy and Institute of Arts and Letters" di New York, sebbene non avesse la cittadinanza americana. Fu diverse volte a Roma ospite dell'"Accademia americana". Nel 1975 divenne membro onorario della "Royal Academy of Fine Arts" dell'Aja.

 

 

 

 

 

 

Santuario di Nostra Signora di Gonare

Santuario di Nostra Signora di Gonare sorge sull'omonimo monte che si eleva per 1100 metri circa sul livello del mare tra i territori di Orani e di Sarule, tra la piana di Ottana sul medio corso del fiume Tirso e la catena del Gennargentu, tra Nuoro e San Basilio di Ollolai.

Il Santuario è raggiungibile a piedi partendo dall'abitato di Orani dalla zona di "Su Cantaru" e salendo su per la vecchia e ripidissima strada che passa a "Sos Malavidos" e a "Illudini" fino a raggiungere l'ampio piazzale de "Sa Corte" dove sorgono le antiche "Cumbessias". Il piazzale si trova a quota 973 metri sul livello del mare e da qui si snoda, scavato nella roccia, il ripido sentiero che porta fino al Santuario da dove nelle giornate più limpide si può effettivamente scorgere il mare Tirreno e il mare di Sardegna e un notevole numero di paesi della provincia di Nuoro e di Sassari.

Le origini del culto di Nostra Signora di Gonare sono collocabili in una dimensione leggendaria, almeno per quanto concerne i termini nei quali sarebbe stata realizzata la costruzione del Santuario. Si racconta, appunto, che Gonario, giudice di Torres, si recò in pellegrinaggio in Terra Santa e che al ritorno in Sardegna, sorpreso da una tempesta, fece alla Vergine il voto di innalzarle un tempio nel lembo di terra che gli fosse apparso per primo, scampando al naufragio. Mentre approdava nell'isola avrebbe visto la cima del monte Gonare e qui avrebbe stabilito di adempiere al voto.

Il primo elemento storico sull'esistenza del culto della Madonna di Gonare è rintracciabile nella monumentale Chorographia Sardiniae (secondo Cinquecento) del grande storiografo sardo Giovanni Francesco Fara, nella quale leggiamo il seguente passo: "C'è poi la regione della curatoria di Doris così chiamata dai Dori, popolo della Grecia che si crede si sia insediato lì, e che comprende la regione di Orani con valli ricche e belle, campi fertili e fiumi ricchi d'acqua e colline adatte a vigne e frutteti ed abbondanza di bestiame, dove sorgono i paesi di Ottana, Orotelli, Sarule, Oniferi e Orani "grande", posto alle falde dell'eccelso monte di Gonare, che si erge con tre cime dalle quali scorgono l'uno e l'altro mare, il Sardo e il Tirreno, quelli che frequentano il tempio della beata Maria in esso eretto".

Per quanto riguarda la chiesa di Gonare appare, per la prima volta in modo assolutamente privo di equivoci, un elemento riguardante la datazione dell'edificio quale esso si presenta complessivamente nella sua attuale struttura dalla relazione della visita pastorale compiuta nella primavera del 1608 da Mons. Nicolò Cannavera, vescovo di Alghero. Nella relazione si legge infatti che in data 2 Maggio 1608 il vescovo si recò alla chiesa di Gonare e constatò lo stato di avanzamento dei lavori di costruzione del Santuario. Oltre alle varie annotazioni si legge anche una minuziosa relazione del contenuto della chiesa, dall'altare alla statua della Madonna, tale da giustificare pienamente la data del 1619 riportata sulle due iscrizioni scolpite una nella cornice sovrastante la seconda cappella a sinistra di chi entra per la porta maggiore, e l'altra nell'intradosso del secondo arco. Era quello,  evidentemente,  l'anno di completamento dei lavori osservati da  Mons. Cannavera  nel 1608.

Il culto della Madonna di Gonare ha quindi radici antiche e profonde non solo nei paesi di Orani e Sarule ma in tutta la Sardegna centrale, dalle Barbagie al Goceano, dal Mandrolisai alle Baronie ed è testimoniato dalle numerose celebrazioni che durante l'anno vi si svolgono in ricordo degli avvenimenti che ne hanno segnato la storia. Per secoli il Santuario è stato un importante punto di riferimento del culto cristiano della Madonna ma anche un'istituzione economica non trascurabile. Infatti la sua amministrazione comprendeva anche la gestione di un ricco patrimonio di bestiame del quale vivevano molte famiglie di pastori del circondario. Di particolare interesse risultano, anche in tal senso, i libri di amministrazione conservati per diversi periodi storici.

Nel corso del Novecento, una data fondamentale nella storia del Santuario è senz'altro quella del 27 Maggio del 1912.  In tale data, infatti, S. E. Mons. Ernesto Maria Piovella, Vescovo di Alghero (Diocesi cui Gonare apparteneva fino al Dicembre 1938), alla presenza di una grande folla di pellegrini celebrò la consacrazione solenne del Santuario.  La seconda e  più recente data che ha segnato la storia della Madonna di Gonare è quella del 28 Maggio 1972 quando, alla presenza di tutti i Vescovi della Sardegna e di oltre 50.000 fedeli, si svolse l'incoronazione solenne della Madonna di Gonare.