Itinerari attorno ai Carnevali Barbaricini - Olzai

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Il Carnevale di Olzai – Le maschere

Il Carnevale di Olzai ha la particolarità di proseguire oltre la tradizionale data di chiusura delle manifestazioni carnascialesche: i festeggiamenti si protraggono, infatti, fino alla domenica successiva.

Dalla domenica di Carnevale grasso fino al mercoledì delle Ceneri e poi anche la domenica della Pentolaccia, le strade del paese vengono percorse da vivaci sfilate di maschere.

Protagoniste del Carnevale di Olzai sono tre diverse tipologie di maschere, dietro le quali in origine si celavano solo uomini:

Sos Intintos, caratteristici del Mercoledì delle Ceneri, hanno i visi tinti di nero e sono travestiti da vedove a lutto per la morte del Carnevale.

Sos Murronarzos, con i loro abiti d'orbace e campanacci oltre a tingersi il viso col sughero bruciato, originariamente lo coprivano con autentici musi di porco o di cinghiale, oggi sostituiti da maschere di legno. Nella rappresentazione sfilano sempre in coppia. La maschera è stata recuperata in questi ultimi anni in quanto scomparsa dall' inizio del secolo, probabilmente perché aveva un comportamento molto violento.

Sos Maimones, mezzo uomini e mezzo fantocci con fattezze femminili, con quattro braccia, quattro gambe e due teste, personifica la fertilità umana, è una maschera particolarmente allegra e piuttosto esplicita nella sua rappesentazione.

Il Carnevale è caratterizzato dalla partecipazione spontanea  della popolazione, le maschere ballano in piazza i balli sardo ed entrano nelle case del paese, accompagnati da su portedore, l’unico personaggio a viso scoperto che garantisce per le altre maschere irriconoscibili.

La sera del Mercoledì delle Ceneri si brucia in piazza  il personaggio-fanttoccio “Zuanne Martis Sero” così chiamato perché nasce il martedì sera. Anticamente si trattava di un uomo che catturato durante la notte, legato ad una scala, si portava di casa in casa, costringendolo a bere laute quantità di vino, oggi sostituito da un fantoccio che dopo essere stato sottoposto ad un vero processo si brucia la sera del mercoledì .

   OLZAI

Posta alla fine di una vallata verso la piana di Ottana, nel ripido vecchio centro conserva le tradizionali case in granito. È nota soprattutto per la chiesa di Santa Barbara che custodisce il celebre 'Retablo della peste', opera dell'anonimo noto come il 'Maestro di Olzai' a cui è attribuito anche un altro retablo, ora custodito nella Pinacoteca di Cagliari. Si dice che l'opera fosse stata realizzata per esaudire un voto durante un'epidemia. Fuori dell'abitato si può ammirare il dolmen di S'Ena e Sa Vacca.

Altro angolo caratteristico di Olzai è il grande mulino ad acqua. Risalente al ‘700 quando il paese di Olzai era ritenuto il granaio della Sardegna, è stato oggetto di un recentissimo restauro, che ne ha ripristinato l’antica funzionalità e lo ha messo a disposizione i qati ne vogliano utilizzarlo per per  macinare il grano con la grande pietra azionata dall’acqua o semplicemente visitarlo.

 

I monumenti

 

Vecchio Mulino “Su Mulinu Vezzu”

L’antico mulino ad acqua, detto "Su Mulinu Vezzu", è situato a nord del paese in una zona incontaminata e ricca di vegetazione, lungo il corso del rio Bisine .

È stato costruito nel Settecento e rappresenta un interessante esempio di edificio adibito ad attività preindustriale con la sua struttura in granito con pietra a vista,  unico in Sardegna per la maestosità e per lo stato di conservazione.

Il mulino si compone di due strutture adiacenti e complementari, la prima delle quali è costituita da un’opera muraria alta fino a 13 m in cui alloggia la grande ruota che, grazie alla forza motrice dell’acqua proveniente dall’alto attraverso una canaletta incassata nella pietra, aziona la pietra per la molitura.

L’edificio situato accanto alla struttura per la molitura, caratterizzato all’esterno dalla facciata semplice decorata da due piccole finestre e all’interno dalla pavimentazione in pietra e dagli ingranaggi in legno del mulino, ospita nelle sue stanze vari oggetti e strumenti tipici della macinazione.  Il mulino è stato recentemente restaurato in modo da poter essere visitato, ma al contempo è stato reso nuovamente funzionante e può tuttora essere utilizzato per la molitura.

 

Chiesa di Santa Barbara

La chiesa di Santa Barbara è stata edificata nel XIV-XV secolo nel centro storico del paese. L’edificio è caratterizzato da un portale incorniciato da un ventaglio di conci di trachite, dalle tre navate con archi di conci di trachite rosa e coperture a botte per quella centrale, in legno per quelle laterali. Il presbiterio si distingue per la volta a crociera con costoloni in trachite e per i capitelli bizantineggianti a motivi floreali. La chiesa conserva al suo interno un prezioso tesoro artistico: sull'altare maggiore si può ammirare il “Retablo della Peste”, opera risalente al XV secolo, realizzata da un anonimo noto come Maestro di Olzai e considerato da alcuni studiosi il primo esponente della scuola pittorica sarda.

 

Chiesa parrocchiale San Giovanni Battista

La Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, costruita nel XV sec. ed originariamente adibita a oratorio dedicato a San Salvatore, è caratterizzata esternamente da una semplice facciata intonacata color giallo pallido con decorazioni in trachite rossa, presenti nelle cornici terminali a raccordi laterali, nel rosone centrale e nel portale d’entrata. Quest’ultimo è incorniciato da due colonne a fitte scanalature con capitelli a foglie d'acanto e da un timpano triangolare al centro del quale una piccola edicola ospita la statua di San Giovanni Battista. All’interno della chiesa a tre navate meritano una particolare attenzione i pilastri cruciformi costruiti con blocchi di trachite che sostengono gli archi a tutto sesto, la volta a botte in mattoni rossi a vista della navata centrale, l'altare maggiore in marmo del 1896 e le otto piccole cappelle lungo le navate laterali, una delle quali custodisce l’altare in legno del XVIII secolo dedicato a San Giuseppe.Dietro l’altare maggiore è possibile ammirare il coro ligneo del XVIII secolo: in legno di noce intarsiato in bianco, negli stalli centrali presenta decorazioni che raffigurano l'Agnus Dei, emblema del patrono della chiesa, lo stemma della Sardegna con le quattro teste e lo stemma della città di Cagliari con le due croci e le due torri.

Siti archeologici

Tomba dei giganti di S'ena e Sa Vacca

Situata in una zona collinosa delle campagne di Olzai, la tomba di giganti di S'Ena e Sa Vacca si fa risalire all’età del Bronzo medio o Bronzo recente. Presenta un’interessante struttura composta da un corpo tombale absidato con all’interno una camera funeraria rettangolare, alla quale si accede attraverso uno stretto ingresso delimitato da due blocchi di pietra.  Anteriormente al corpo tombale sono ancora visibili tre blocchi di pietra a sinistra e un masso a destra, a testimoniare la presenza dell’emiciclo dell'esedra, l'area destinata al culto. La particolarità di questa sepoltura, ritenuta in passato una struttura dolmenica, è dovuta al fatto che, a sostenere il grande lastrone di copertura, privo di rifiniture e che dà appunto alla struttura l’aspetto esterno di un dolmen, è però un'opera muraria a filari caratteristica delle tombe dei giganti di fase evoluta. La contraddizione apparente costituita dalla presenza di due strutture storicamente così diverse ha fatto supporre che, in un momento imprecisato,  la copertura originale della tomba dei giganti nuragica avesse subito dei danni e fosse stata sostituita con il lastrone di un dolmen situato nei dintorni.