Itinerari attorno ai Carnevali Barbaricini-Mamoiada

Immagine Carnevale di Mamoiada

Il carnevale di Mamoiada – Le maschere I mamuthones di Mamoiada

Il secolare Carnevale di Mamoiada è decisamente il più carico di mistero. Ne sono protagonisti i tradizionali mamuthònes e issochadòres. I primi portano sul viso una maschera lignea tragica (sa bisèra), che vuole esprimere la fatica ed il dolore, mentre l’abbigliamento ha un significato simbolico: la mastruca (giacca di pelli del pastore) ed i pantaloni bianchi, cui fanno da contrasto il fazzoletto attorno al collo ed una corta gonna di lana nera. Virilità e femminilità, che si accoppiano e risaltano nonostante i pesanti grappoli di campanacci sulle spalle. I secondi indossano pantaloni di velluto scuro, camicia bianca, corpetto rosso e cappello; sono dotati dell’inseparabile soca, una lunga fune di giunco che usano come lazo. Anticamente gli issochadòres erano abbigliati in modo diverso: pantaloni e camicia bianchi, corpetto rosso rovesciato, scialle policromo attorno alla vita. In genere, i mamuthònes sono persone di una certa età, mentre gli issochadòres sono giovani. I mamuthònes sfilano per le strade del paese con un passo pesante, quasi avessero i piedi incatenati. All’unisono portano avanti il piede sinistro dando un colpo con la spalla destra; poi fanno il contrario. Ogni tanto compiono tre passi rapidi per ricadere a terra più pesantemente. Il tutto accompagnato dal ritmo dei campanacci che contribuiscono a rendere lugubre la marcia, quasi procedessero fatalmente verso un destino tanto triste quanto ineluttabile. Nessuno di essi si azzarda a parlare, cosicché il fascino della sfilata è affidato interamente alla gestualità. Gli issochadòres, invece, lasciano trasparire la gioia, mentre si spingono in ogni direzione tentando di prendere al laccio gli spettatori. In complesso, una drammatica pantomima che richiede vinti e vincitori: i vinti sono i mamuthònes; a vincere sono gli issochadòres che, propiziando l'imminente primavera, sottolineano il legame con la vita agro-pastorale. La sfilata, infatti, è certamente un rito augurale all'arrivo della buona stagione. Ad essa non partecipa Iuvànne Martis, il fantoccio che compare la sera del martedì grasso nella piazza dove tutti ballano; nessuno può rifiutare un invito, anche se viene dal peggior nemico. Musica e danze si interrompono al sopraggiungere dei mamuthònes.

 

 Mamoiada

Mamoiada è sita a 650 metri s.l.m., mentre l'altitudine media del suo territorio è di 736 metri circa. Situata a nord della catena montuosa del Gennargentu, confina con i territori di Fonni, Gavoi, Ollolai, Sarule, Orani, Nuoro e Orgosolo. Dista da Nuoro 17 km circa, con cui è collegata dalla strada a scorrimento veloce Nuoro-Lanusei-Arbatax (Ogliastra) quasi a ricordare l'antica strada "Kalàribus-Ulbiam", passante per i paesi dell'interno, tra i quali Soràbile (tra Fonni e Mamoiada).
Il suo territorio si estende complessivamente per 4.903 ettari, da "Trumùghine" a "Sas Baddes", da "Bisèni" a "Sa Radichina", da "Sa Làcana" a "Su Dòvaru". Una parte di questi terreni è estremamente accidentata con notevoli dislivelli e formazioni granitiche, mentre altre, vedi la zona "San Cosimo", comprendono un territorio ricco di sorgenti naturali, corsi d'acqua, terreni a pascolo e a colture ("Marghine" ed altopiano di "Lidana"). Le attività produttive prevalenti sono: pastorizia e viticoltura, che danno prodotti di ottima qualità.

 

I monumenti

Museo delle maschere Mediterranee

Il Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada è situato in un edificio nel centro del paese già utilizzato dal Comune come biblioteca al piano terra. Il museo è allestito nelle sale al primo piano. E’ unico nel suo genere, infatti, le sue dotazioni strutturali sono basate in parte sull'offerta classica (le maschere dei paesi mediterranei), in parte su un elemento innovativo, basato sugli strumenti della Information & Communication Technology.

L'unicità del museo consiste nella sala multivisione dove, grazie alla presenza di dodici diaproiettori, i visitatori potranno rivivere momenti topici delle sfilate dei Mamuthones, partendo dalla festa di Sant'Antonio Abate sino al caratteristico carnevale mamoiadino. Nella sala espositiva sono esposte in modo più tradizionale e istruttivo le maschere; in un angolo, su un piano in roccia locale, sono esposte due maschere complete di Mamuthones ed una di Issohadore; da qui si sviluppano a raggiera due assi espositivi: a destra vi sono altre maschere del carnevale barbaricino (di Ottana e Orotelli); a sinistra si possono visitare le maschere che provengono dal bacino del Mediterraneo (Grecia, Slovenia, Croazia ed arco alpino).

 

Santuario dei SS. Cosma e Damiano

Alcuni studiosi ritengono sia il più antico di tutta la Barbagia. Risalirebbe al VII secolo d.c.. All'interno vanta una pregevole nicchia in trachite rosa del '600 ed alcuni affreschi di stile bizantino, nonchè 14 formelle in ceramica smaltata, di buona fattura, raffigurante le stazioni della "Via Crucis" realizzate in Spagna, nella fabbrica di Alcora, a Castellon de la Plana, nella seconda metà del '700, dall'artista Jacinto Causada; le stesse sono state ammirate da tutto il mondo nel 1998 in occasione della "Via Crucis" del Venerdì Santo, officiata dal Papa Giovanni Paolo II, al Colosseo.

 

Chiesa di Nostra Signora di Loreto

L'emblema di Mamoiada, dal punto di vista architettonico, è rappresentato dalla Chiesa di Nostra Signora di Loreto, di probabile origine medioevale, circondata da vigneti e case coloniche.Nei pressi si trovano tre menhir di granito, il più alto dei quali raggiunge m 6.5, alcune «domus de janas» e resti di lastricato di strada romana.