Itinerari attorno ai Carnevali Barbaricini-Gavoi

Immagine carnevale di Gavoi

 

Il Carnevale di Gavoi: Sus Tumbarinos

A Gavoi, i festeggiamenti del carnevale, iniziano il giovedì grasso (jobia lardajola), quando si svolge sa sortilla de sos tumbarinos, il raduno dei tamburi che sfilano per le vie di Gavoi, insieme a “su pipiolu” (piffero di canna), “su triangolu” (triangolo di ferro battuto), che costituiscono i gruppi musicali “sonos”. Nel pomeriggio nei diversi rioni del paese si riversano numerosi “sonos” costituiti in prevalenza da “tumbarinos”, che diffondono la musica per tutto il paese e che scandiscono i balli.

I sos sonadores, il giorno di martedì grasso scortano i due fantocci Zizzarrone (che rappresentava la vittima “su morthu de harrasehare”) e Frigonza in groppa ad un asino o sulle spalle di una persona, per poi condurli al rogo.

Il carnevale finisce il mercoledì all’alba, con il segno sulla fronte di una croce fatta con il sughero bruciato, che sancisce la fine del carnevale.

Gavoi

Il comune di Gavoi conta 3050 abitanti, e si trova a circa 770 m. s.l.m. Esso fa parte della cosiddetta Barbagia di Ollolai, e dista circa 30 km da Nuoro. Rispetto ai paesi limitrofi (Fonni, Ollolai, Lodine, Ovodda) si trova in una posizione pressoché centrale. Geograficamente è posto in una posizione molto particolare, infatti, a ovest è contornato dai monti di Brundihone e Chizu 'e Noli; a nord dal monte Pisanu Mele; a est dai monti Cohoddio e Puddis. A sud possiamo vedere il bel panorama del lago di Gusana, che è un bacino artificiale che raccoglie circa 60 milioni di metri cubi di acqua e, raggiunge una profondità massima di circa 90 m. Il suo centro storico è molto suggestivo: è costituito da blocchi di granito, che vengono lavorati dai  tagliatori locali chiamati "sos picaperderis" e, dai particolari balconi in ferro battuto. La maggior parte del suo territorio è ricoperto da leccio e roverella. Dal punto di vista faunistico sono presenti specie di vero interesse, come l'euprotto sardo, il nibbio reale, il falco pellegrino e tante altre specie.

I monumenti

La Chiesa di S.Antioco
Sorge ai piedi del rione "Su craru" luogo da cui si dominava la vallata di Gusana e Aratu. Il luogo è stato forse il primo cimitero del villaggio. Le sue origini risalgono a tempi remoti: i muri perimetrali erano costruiti con pietre prese a caso e con malte poco consistenti. Il tetto originale era a capriate di legno di quercia. Tale rimase fino all'utimo decennio del secolo scorso, allorché venne rifatto con mattoni pieni, fabbricati a Lodine.

Contemporaneamente furono rafforzati i contrafforti esterni. La chiesa è ad una navata con archi a sesto acuto che le danno un certo slancio. L'altare maggiore, dedicato a S. Antioco, è in marmo, di recente rifacimento, così come sono recenti alcuni affreschi rifatti nel lato sinistro dell'altare.

Quelli, invece, del lato destro sono originali e risalgono al 1701 come risultava da una iscrizione in lingua spagnola che diceva: "Està capilla è stada pintada a gastos de sa nobile Caterina Melis Fortesa .-ANO 1701". Sul lato destro della chiesa si trova un altare dedicato al Crocifisso. Esso proviene dalla chiesa di S.Croce, demolita per fare spazio al palazzo municipale e di cui conserva il nome la piazzetta antistante ad esso. E' convinzione di tutti i gavoesi che la chiesa di S. Antioco sia stata la prima parrocchia del villaggio. Ciò si deduce dalla particolare solennità con cui si festeggia S. Antioco quindici giorni dopo Pasqua e dalla devozione che si nutre verso questo Santo più di quanto non se ne dedichi ai Santi patroni Gavino Proto e Gianuario.

La Chiesa Parrocchiale di S.Gavino
La chiesa parrocchiale di S.Gavino da cui prende nome l'omonimo rione, sorge anch'essa su un'area cimiteriale. Lo dimostra la denominazione di "zemitoriu", dormitorio, data all'area che circonda il tempio, ma soprattutto i ritrovamenti di scheletri umani fatti negli anni 1950 - 1962 e 1992, a seguito del rifacimento della pavimentazione (tre volte in quarant'anni). La chiesa di San Gavino è in stile tardo gotico aragonese, a tre navate. La sua costruzione risale, con tutta probabilità, al sec. XV-XVI.

Non ci sono documenti comprovanti la data della sua erezione, ma sono state evidenziate iscrizioni e date nei medaglioni in trachite delle chiavi di volta di alcune cappelle."In particolare la cappella della B.V. del Carmelo, seconda a sinistra, porta la data del 1555, come pure il nome del parroco del tempo, Rev. Lai". Nella cappella di S.Francesco Saverio, in seguito dedicata a S.Rita e attualmente occupata dalle canne dell'organo, l'iscrizione indica il nome del parroco Quesada e la data indicante il termine del lavoro, 1695. Il medaglione della cappella del Crocifisso, oggi di S. Giuseppe, porta al centro la croce con motivi ornamentali, mentre quello della cappella di S. Francesco d'Assisi ha incise tre iniziali: D.B.M. che potrebbero riferirsi al parroco del tempo donatore dell'altare. Anche nella volta delle cappelle della navata laterale destra, le chiavi portano scolpite simboli o fregi. In quella della Beata Vergine Maria è evidente una rosetta e tutt'intorno dei motivi ornamentali. Nella cappella di S. Sebastiano, oggi di S. Antonio Abate, compaiono gli stessi motivi con in più quattro orecchiette sporgenti a guisa di palme. Quella di S. Antonio Abate, oggi di S. Gavino, porta la figura del Santo. Di particolare interesse, per i simboli raffiguranti, si rivela la volta del coro, formata da diverse volte, limitate da costoloni di trachite rossa, con cinque medaglioni pensili, corrispondenti alle chiavi. I medaglioni di forma rotonda e del diametro di circa 60-70 cm., portano in rilievo le figure di S. Gavino a cavallo, S. Proto, S. Gianuario, S. Paolo e in direzione dello stallo del coro, la figura di S.Pietro.

Il Battistero
Il battistero in legno, fatto a forma di torretta con piramide sormontata da croce, collocato su vasca di marmo sorretta da colonne pure di marmo, presenta negli intagli, degli elementi d'arte sarda frammisti ad elementi bizantini e del Rinascimento.

Il Pulpito

II pulpito, anch'esso in legno, retto da una colonna in legno, che aderisce al muro, è di forma esagonale, con baldacchino sovrastante, con parapetto diviso in cinque specchi, ciascuno dei quali porta intagliato al centro un alberello con qualche iniziale dorata non facilmente decifrabile, mentre lo specchio frontale, più grande degli altri, presenta lo stemma di Portotorres dove S. Gavino, titolare della Parrocchia, subì il martirio. Tra uno specchio e l'altro si trovano intagliate delle ante fisse.

Il Coro
Il coro in legno di castagno e di noce, è formato da undici stalli disposti cinque da una parte e cinque dall'altra dello stallo principale, formanti angolo retto dopo il terzo di ogni parte.

Lo stallo principale che è posto al centro, è fatto con padiglione a guise di soglio. Il coro fu costruito dal Pietro Scarpinati che fu parroco negli anni 1749 - 1762.

Il Rosone
Nella facciata della chiesa (sec.XV) si apre un ampio finestrone rotondo, di tre metri di diametro, con un rosone in trachite rossa, caratteristico delle chiese di quel tempo, formato da 14 colonnine lunghe cm.60 equidistanti tra loro, disposte come raggi, che partono da un disco centrale, in tutte le direzioni, munito di capitelli, da ognuno dei quali escono in senso opposto due linee arcuate, le quali incontrandosi ed intrecciandosi con le linee curve delle colonnine laterali, determinano due ordini di archetti, gli uni a sesto acuto fra colonnina e colonnina, gli altri a tutto sesto ogni tre colonnine, toccanti, questi ultimi, col punto più alto il cornicione circolare che racchiude il magnifico rosone. In origine, a sinistra e a destra di detto rosone, dovevano esistere due finestre gotiche una per parte; di esse restano ancora le tracce.

Il Campanile
Molto interessante poi, l'alto e solido campanile quadrangolare, in cui sono da considerarsi quattro parti. La prima è la base, la seconda, dalla base alla cella campanaria, termina con ordini di archetti, di cui il superiore è formato da archetti gotici, e l'inferiore da archetti con angolo acuto; la terza parte è la cella campanaria, con quattro finestroni gotici monofori, uno per ogni lato, al di sopra di quelli sta un altro ordine di archetti gotici. La quarta ed ultima parte è costituita dal cupolino (tolto nel 1962). Questo bel campanile, anch'esso del secolo XV, appare un pò inclinato verso levante".

La Chiesa del Carmelo
La chiesetta della B.V. del Carmelo fu edificata nel 1643 secondo quanto si potè rilevare da una breve iscrizione trovata in una parete: AEDIFICATUM A. 1643. In stile gotico-aragonese, di una sola navata, di piccole proporzioni, la chiesetta aveva il tutto formato da un palco di legno in cui furono collegate le tegole. Sulla parete dell'altare fu costruita una volta ogivale, intersecata da costoloni che s'incrociano nel centro dove si trova la chiave della volta. Questa ha una parte pensile terminante a forma di medaglione nel cui centro c'è per stemma una pianeta in latino"Casula" che potrebbe essere il cognome di chi pagò le spese per la edificazione del tempietto.

Nella parete dietro l'altare esiste la nicchia della Madonna, in tufo, con colonnetta scannellata una per parte, terminante a foggia di conchiglia, con frontespizio triangolare sovrastante il tronco del vertice, al posto del quale si trova un'altra volta la "Casula". La volta, poi, divisa in quattro sezioni dai costoloni, presenta dipinte quattro figure di Santi: S.Elia, S.Alberto, S.Angelo, S.Simone Stock. La chiesa del Carmelo, dopo due secoli di vita, deperì e crollò restando in piedi la parte dell'altare sopra descritta. Nel 1909, essendo parroco dott. Giovani Battista Calzone, se ne inziò la riedificazione, che fu portata a termine nei primi mesi del 1912. Il 16 luglio dello stesso anno fu consacrata e riaperta al culto dal Vescovo di Nuoro Mons. Luca Canepa. Attualmente la chiesa del Carmelo è stata inserita dall'Amministrazione Comunale nell'elenco dei monumenti da conservare.

Percorsi Archeologici e Naturalistici

Il Santuario della Madonna D'itria
Sull'altipiano di Lidana, in territorio di Gavoi, si trova il santuario della Madonna d'Itria. Prima dell'attuale chiesa esisteva da tempo immemorabile un'altra chiesetta della quale si ignora da chi e in quale epoca fu costruita. E' probabile che fosse opera dei monaci Benedettini i quali avrebbero, in quella zona, un eremitaggio del quale resta un tenue ricordo nella denominazione "S'eremu de sa mela". Della vecchia chiesa non fu conservato altro che la campana.

La costruzione dell'attuale chiesa ebbe inizio nel 1903 per iniziativa del parroco don Giovanni Daddi. Fu terminata l'anno successivo e consacrata il 19 giugno 1904 dal vescovo di Nuoro Mons. Luca Canepa, come risulta dall'iscrizione su una lapide di marmo posta all'interno della Chiesa.

Riserva di Pesca Sportiva del Lago di Gusana

Da segnalare la presenza della “Riserva di Pesca Sportiva” del Lago di Gusana, unica in Sardegna, gestita dalla Pro Loco di Gavoi, tramite la Società di Pesca Sportiva Gusana. L’invaso ha un perimetro di 14 Km e una superficie di 250 ha e una capacità di 63 milioni di metri cubi d’acqua. Sul bacino si versano le acque dei torrenti Gusana, Oratu e Riu Arbu. La fauna ittica che vive stabilmente nel bacino è costituita da trote fario, carpe, persico reale, tinche e anguille. Le rive sono coperte di boschi, facilmente accessibili tramite una strada asfaltata e due strade sterrrate. Sono fruibili ampi spazi per parcheggiare e trascorrere il tempo libero. Sulle sponde sono situati tre alberghi e un agriturismo, aperti tutto l’anno.

Nei dintorni di Gavoi

Aritzo
Aritzo è uno dei più importanti centri turistici montani della Sardegna. Situato a 800 metri sul livello del mare, è dotato di ottime strutture turistiche ed impianti sportivi all'avanguardia. Il paese ha fatto della bellezza dei suoi boschi alle pendici del Gennargentu e del suo centro storico ben conservato, i punti di forza della sua economia. Aritzo è stata famosa fino alla fine del secolo scorso per il commercio della neve.

Nei suoi dintorni, nei canaloni dove d’inverno la neve si ammassava per effetto del vento formandole famose bigas, erano state edificate le neviere[1] o case della neve, (domus de su nie) pozzi profondi diversi metri sovrastati da muretti a secco. La neve veniva raccolta dai nevieri (niargios) con secchi e ceste,  passata nella neviera con pali e ricoperta con paglia, felci e terra. Poi d’estate veniva raccolta sotto forma di blocchi di ghiaccio e trasportata nelle principali feste paesane in tutta la Sardegna destinata principalmente alla produzione di un sorbetto al limone antenato dell’attuale gelato chiamato sa carapigna[2]. Questa attività era talmente importante che veniva proibito il pascolo del bestiame ad una certa distanza  dalle neviere. Alla fine dell’800 la raccolta della neve venne sostituita dall’importazione del ghiaccio della Norvegia e poi dal 1920 dall’acquisto direttamente dalla fabbrica del ghiaccio aperta a  Cagliari.

I monumenti

Castello Arangino
L'edificio risale al 1917. Appartenente alla famiglia Arangino, estintasi nel 1954 per un tragico fatto di sangue, rientra nel modello del castello di tipo medioevale, ampiamente diffuso nelle abitazioni signorili e nelle ville costruite tra XIX e XX secolo, con riferimenti più o meno evidenti all'architettura storica. La costruzione ha una pianta asimmetrica, corrispondente all'aspetto esterno irregolare: l'uso della pietra a vista del prospetto principale è reso meno pesante dalle aperture e soprattutto dalla loggia retta da mensole e colonnine nell'angolo.

L'apertura principale ad arco a sesto acuto è affiancata da due colonne su mensole che reggono la cornice coperta con le tegole. Un bel cancello in ferro battuto immette nell'atrio scoperto dove sono visibili sia gli archi acuti che contengono piccole aperture rettangolari, sia i merli nella parte alta dei muri.  All'interno sono presenti decorazioni dipinte e a stucco.  Un tempo dietro l'edificio si apriva un parco con interessanti specie botaniche, ora smembrato e venduto per una lottizzazione.

Museo del Carcere Spagnolo “Sa Bovida”

Vecchia e massiccia costruzione del Seicento adibita, fino agli anni quaranta del secolo scorso, a carcere di massima sicurezza.  Nel 1793 vi furono tenuti prigionieri alcuni ufficiali francesi, catturati durante un tentativo di sbarco da parte di Napoleone. L'edificio, realizzato con pietra scistosa, fango e legno di castagno, è caratterizzato da un sottopassaggio a sesto acuto, di origine spagnola, chiamato "sa bovida" (la volta).  Gli ambienti interni, oggi completamente ristrutturati, comprendono quattro locali che anticamente erano utilizzati come postazione di sorveglianza e come celle femminili e maschili.

Uno di questi ambienti è privo di qualunque apertura alle pareti, tant'è che in tempi recenti è stato aggiunto un portone che ne permette l'utilizzo. Nel cortile interno si trova un'antica meridiana. Il percorso espositivo si sviluppa nei vari ambienti e comprende l'allestimento di una mostra permanente intitolata "Bruxas", dedicata alla magia e alla stregoneria in Sardegna tra XV e XVII secolo. Un'approfondita ricerca storica ha consentito di incentrare la scelta espositiva su oggetti rituali di tipo religioso, magico e stregonesco che coinvolgono emotivamente il visitatore e lo introducono al mondo delle credenze popolari e delle più terribili maledizioni.  Una parte della mostra è dedicata all'Inquisizione e comprende una collezione di strumenti di tortura, utilizzati per secoli su migliaia di innocenti, accusati di stregoneria e di malefici.

Museo della montagna sarda o del Gennargentu

La collezione museale è collocata provvisoriamente nei locali al pianterreno della scuola elementare di via Marconi, in un caseggiato degli anni cinquanta ubicato nel centro del paese. Le singole stanze ospitano un patrimonio straordinariamente ampio e variegato delle attività più rappresentative della cultura barbaricina. Il criterio scelto per la disposizione dei reperti, all'interno del museo, è stato quello per tematiche e mestieri.

Il percorso museale si articola in due sezioni. La prima ospita una rassegna di costumi tradizionali maschili e femminili e una collezione di maschere ferine locali quali "su mamutzone", "s'ulzu" (l'orso), "sa maltenica" (la scimmia) e "su boe", tutte realizzate con pelli di capra o di pecora. Nell'altro spazio il materiale esposto fa parte della tradizione agro-silvo-pastorale, e così troviamo gli attrezzi del contadino, del boscaiolo, del falegname-intagliatore, del pastore, del fabbro e del bottaio, ma anche gli oggetti relativi alla tessitura, all'artigianato e alla sfera magico-religiosa. Importanti anche gli strumenti destinati alla lavorazione e produzione delle candele e alla loro decorazione e un'intera raccolta di campanacci, dalle forme e sfumature sonore più varie. C'è poi un settore interamente dedicato alla produzione della "carapigna", sorbetto al limone che un tempo veniva confezionato con la neve raccolta sui monti e custodita nelle "neviere", profonde fosse ricoperte di paglia o arbusti. Aritzo, infatti, famosa per l'industria della neve, aveva ottenuto dal fisco spagnolo il monopolio della raccolta della neve e, per ben cinque secoli, rifornì di ghiaccio l'intera isola e il Palazzo reale di Cagliari. Chiude il percorso la ricostruzione della cucina tradizionale, con il camino a fuoco centrale e arredata con tutti gli attrezzi dell'epoca. Qui è documentata la catena operativa della panificazione e dell'essiccazione e lavorazione delle castagne e si trova esposta anche una collezione di giocattoli. Lungo il percorso museale è possibile vedere anche le opere del maestro di pittura e incisione Antonio Mura collocate, temporaneamente, nell'attuale Palazzo comunale. Oltre la quadreria, rivestono grande importanza la ricca collezione di casse lignee intagliate e i mobili di un'intera camera da letto, realizzati su disegno del pittore che li ha poi dipinti.

Tacco di Texile

Questo roccione di calcare di tipo dolomitico[3] si è formato nell'Era Mesozoica, Periodo Giurassico, circa 150 milioni di anni fa, come tutti gli altri tacchi e toneri caratteristici di questa zona. Quando i mari si ritirarono lasciando grossi depositi calcarei che poi si sollevarono, si formarono questi caratteristici monumenti naturali. Si trova sopra una collina, 4 km. a sud-ovest del paese, ha una forma inconfondibile, largo in cima e stretto alla base, che lo rende simile ad un enorme fungo, è alto 975 m. e tutto intorno è circondato da una folta vegetazione.