Itinerari attorno ai Carnevali Barbaricini - Fonni

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Il carnevale di Fonni

Le antiche maschere di S'Urthos e sos Buttudos sono le protagoniste del Carnevale di Fonni. Esse rappresentano la lotta quotidiana dell’uomo contro gli elementi della  natura, identificati con S’Urthu vestito di pelli di montone o di caprone di color nero, con un grosso campanaccio legato al collo, con la faccia annerita dal sughero carbonizzato (s’inthiveddu), tenuto al guinzaglio con una rumorosa catena di ferro.

Sos Buttudos indossano un cappotto di orbace, sopra abiti di velluto, scarponi e gambali di cuoio e sulle spalle i sonaggias (campanacci).

S’Urhtu, l’orso, lotta continuamente tentando di liberarsi dalle catene, aggredendo uomini e cose che incontra sul suo cammino, arrampicandosi dappertutto sugli alberi o i balconi, aizzato ad avventarsi sulla gente e particolarmente sulle ragazze che dovevano subire le sue esuberanze, mentre Sos Buttudos tentano di domarlo.

Durante il Carnevale sfilano anche sas mascaras limpias, uomini e donne, mascherati da donna, accompagnati da su portadore, garante delle maschere che per non essere riconosciute non parlavano e si coprivano quasi completamente comprese le mani, per non rendere evidente il sesso della maschera stessa. Spesso sono accompagnati dai suonatori di organetto.  

In questi anni si è recuperato anche "Su Ceomo", il fantoccio imbottito di paglia, di stracci, con una maschera antropomorfa, scarpe e guanti, portato in giro per le vie cittadine durante la domenica di carnevale, legato ad una sedia per le vie cittadine, accompagnato da canti canzonatori di fatti che avevano coinvolto qualche paesano. Su Ceomo finiva inesorabilmente al rogo alla fine del Carnevale.  Le maschere predominanti sono quelle bestiarie: montone-toro, muflone, pecora e cavallo. 

 

 

Fonni

Nel cuore della Barbagia, ai piedi del Gennargentu, sorge il comune più alto della Sardegna, Fonni.

Il territorio che lo circonda è immerso in una natura incontaminata che offre una straordinaria varietà di paesaggi caratterizzati da una ricchissima vegetazione: prati di timo, ginestre, elicriso, esemplari secolari di tasso e agrifoglio, querce, roverella, boschi di leccio, noci, ciliegi e acero. La zona è caratterizzata anche da una gran varietà di specie animale fra cui: il muflone, simbolo delle montagne sarde, il cinghiale,il gatto selvatico  e la martora. Grande è anche la varietà d’uccelli: l'aquila reale, il corvo imperiale, il falco pellegrino, la poiana, l'astore, la pernice sarda e il gruccione. Fra anfibi e rettili vanno infine ricordati l'euproto sardo, la raganella sarda, e la biscia.

Una specie autoctona, le cui origini sono avvolte da un alone di mistero è il Cane Fonnese. Si racconta che nel 231 a.c. il console Marco Pomponio Matone sedò le rivolte nelle campagne con i suoi mastini; dall’incrocio di questa razza nacque il cane fonnese che ancora oggi, dopo circa 2000 anni, mantiene intatte le sue doti di guardiano dell’ovile e custode del gregge. Lodato dai poeti e rispettato dalle genti, rappresenta una risorsa, non solo animale, ma anche storico-culturale che si sta cercando di valorizzare e tutelare nel rispetto di un simbolo di Fonni e della Sardegna tutta.

Fonni è l’unico paese della Sardegna ad avere una stazione sciistica, il comprensorio Bruncuspina del Gennergentu. Si tratta di un vero e proprio polo sciistico, completamente attrezzato, con circa 3 Km di piste, una monovia di 200 metri per il campo scuola e uno skilift di 926 metri che arriva fino a 1825 mt.

Il ritrovamento di numerosi reperti nuragici nel territorio di Fonni ha permesso di dedurre che questa zona sia stata abitata sin dai tempi antichi; si presume che derivi da un insediamento romano di Sorabile. Nel periodo altomedioevale il paese ebbe uno straordinario sviluppo grazie alla presenza dei monaci francescani tanto da diventare il centro più importante della Barbagia di Ollolai.  L'attuale assetto urbano deriva da un'espansione intorno alla chiesa di San Giovanni Battista risalente al XVI secolo. Nei primi anni del 1700 si ebbe una seconda espansione intorno al Santuario della Vergine dei Martiri, intorno alla quale furono costruite le case dei fedeli (cumbessias).

 I monumenti

Santuario della Vergine dei Martiri

Preceduta da un ampio cortile, circondato da moderne cumbessìas, si erge la Basilica. Alla sua sinistra troviamo il convento francescano (1610) e l’oratorio di S. Michele (1760). La cupola fu affrescata da Gregorio Are. L’interno della Basilica è formato da diversi ambienti tutti articolati intorno alla struttura principale: la chiesa della SS. Trinità, iniziata nei primi anni del ‘600. Nella parte sinistra della navata si succedono tre cappelle: la prima, detta dell’Immacolata, fu affrescata nel 1757 da Gregorio Are; la seconda presenta un pulpito ligneo settecentesco e la terza, detta del Crocifisso, presenta un Cristo in Croce della fine del ‘500.

Sopra l’altare maggiore è esposta una grande tela di Antonio Todde che raffigura la SS. Trinità.

Nella parte destra della navata si apre il Santuario, completato tra il 1702 e il 1716 per volontà del francescano Pacifico Guiso Pirella; l’ambiente, decorato da Pietro Antonio Are, presenta un simulacro seicentesco della Madonna, una tela di Antonio Todde raffigurante la Vergine della Consolazione. Dall’altare maggiore si accede alla cappella delle Reliquie, contenente reliquiari d’argento risalenti ai sec. XVII e XVIII. Lungo una rampa di scale si può accedere al Santuario sotterraneo formato da un vestibolo e da due spazi di culto dedicati a S. Giorgio e S. Efisio.

 

Parrocchiale di San Giovanni Battista

Conserva tracce della struttura tardogotica nell’impianto planimetrico a cinque campate, su archi trasversali ogivali e nella volta stellare della cappella maggiore. L’arco trionfale e i capitelli recano interessanti decorazioni scolpite. Tra gli arredi è da segnalare un Crocifisso settecentesco dell’altare maggiore e alla destra di questo una statua lignea di S. Giovanni Battista.

 

 

Percorsi Archeologici

Un alfabeto di segni ci porta alla scoperta di un'archeologia squisitamente paleosarda, cui trae origine lo stile di vita di questo popolo. I reperti di Fonni abbracciano un periodo che va dall'ultima fase del III millennio a.C. fino al Nuragico e quindi

consentono di seguire, su uno spazio di terreno ristretto, l'intera evoluzione di una sagra megalitica. Le zone più ricche di tracce archeologiche occupano le pendici a Nord e a Ovest del paese e sono: tracce Fittas di Aratu, San Michele, Urrui, Ovostolai, Nostra Signora del Monte, Tramassunele, Calchinargios, Fiolo, Garunele, Serra Oddorai. Sono stati individuati 18 villaggi, con oltre 1000 capanne; 45 nuraghi di cui 4 del cosidetto tipo a corridoio, il nuraghe più noto è quello di Dronnoro, ben visibile dall' abitato; 25 tombe dei giganti; 55 domus de janas.

Ciò che colpisce sono i numerosi menhirs: in granito grigio chiaro, maculati di lichene, alcuni abbattuti a terra, alcuni mutilati da scalpellini moderni, ignari del loro inestimabile valore, alcuni ancora ritti verso cielo con un carico arcano di suggestione e di magia. Recentissime campagne di scavo nella parte

pedemontana del sito di Gremanu hanno portato alla luce tre edifici culturali, inglobati in un insediamento abitativo sviluppatosi su una superficie di circa 7 ettari lungo le sponde del Rio Gremanu e risalente all'età del bronzo medio (XV-XIV sec. a.C.), all'interno di un Temenos (recinto sacro) sono stati esplorati: un tempio a pianta circolare, un secondo tempio rettangolare con parte anteriore in antis (muri della cella prolungati ad anta in facciata) e muro di fondo absidato, un terzo tempio a megaron (forma rettangolare in antis). Indagini accurate all'interno della cella del tempio a megaron, insieme ad altri 

riscontri attestano un'attività fusoria legata al culto. Tale tempio è databile alla fine dell'età del bronzo recente e a tutto il bronzo finale.

 

Santuario Gremanu

Il complesso, tra i più significativi della Sardegna nuragica, si estende per oltre sette ettari su un declivio.
È costituito a monte da una serie di fonti e pozzi per la raccolta e la captazione delle acque, a valle da un villaggio con l'area sacra. Poco lontano è situata una necropoli di tombe di giganti.  Le fonti e i pozzi sono inseriti all'interno di un paramento murario semicircolare. Da una prima fonte, realizzata in opera isodoma, le acque venivano convogliate, attraverso una canaletta, nel complesso templare e abitativo ubicato più a valle.  Sul lato destro del paramento è presente una vasca rettangolare realizzata con blocchi in basalto a T collegati da grappe in piombo e in legno con fondo rivestito da lastre di trachite e di tufo; era probabilmente utilizzata per le abluzioni rituali.  Un pozzo è ubicato all'interno di un ambiente circolare adiacente alla vasca. L'edificio presenta una copertura a "tholos". All'interno sono stati rinvenuti spilloni e pugnali bronzei, elementi di collana e contenitori fittili per attingere l'acqua. I materiali si datano al Bronzo recente-finale (XII-IX sec. a.C.) A valle, all'interno di un grande "temenos" rettangolare (lungh. circa m 70,00), si trovano gli edifici di culto: particolarmente interessante un nuraghe monotorre utilizzato a scopo rituale in momenti successivi alla sua costruzione.  L'edificio presenta un ingresso architravato che immette in una camera circolare (diam. m 9,00) con pavimento lastricato da blocchi di scisto e granito. La camera è fornita di nicchia sul lato NO, e di sedile su quello SO. Sul lato opposto all'ingresso si sviluppa un paramento murario realizzato con nove ortostati di granito a formare una sorta di zoccolo: le tracce di fuoco e le scorie rinvenute sul pavimento antistante inducono ad ipotizzare che quest'area del vano fosse connessa all'attività fusoria. Il settore antistante è delimitato da un paramento murario che si sviluppava al centro dell'ambiente. Il muro è realizzato a filari alternati in trachite e basalto, con blocchi decorati da incisioni a zig-zag e protomi in rilievo; sulla sommità erano infisse delle spade votive in bronzo. Le strutture murarie e il diametro dell'ambiente hanno portato ad ipotizzare un tipo di copertura a "tholos", con un foro centrale come sfiatatoio per i fuochi di fusione. Non si può escludere che nell'edificio venisse fuso il piombo, ampiamente presente in filoni nell'area circostante. Il secondo edificio è un tempio "a megaron", con pianta rettangolare (lungh. m 11,50) e facciata rettilinea, al quale si accede attraverso un ingresso rettangolare che introduce nel vestibolo (lungh. m 2,00; largh. m 2,60). Un breve corridoio immette nel secondo vano rettangolare (lungh. m 4,80; largh. m 2,00). La struttura risale al Bronzo recente (XIII sec. a.C.).  Sia all'interno che all'esterno dei templi sono state rinvenute numerose basi in pietra con dei fori, dove, colandovi del bronzo fuso, venivano fissati bronzi figurati e spade votive. Il terzo tempio ha pianta rettangolare (lungh. m 10,00) e parete di fondo absidata. Un vestibolo quadrangolare introduce nella cella con pavimento lastricato. Si ritiene che l'intero complesso del Gremanu si sia sovrapposto ad un insediamento del Bronzo medio (XV sec. a.C.).

 

Nuraghe Logomache

Il complesso sorge su un terreno pianeggiante, in posizione dominante verso Ovest, in linea col nuraghe Lochirioe, situato a 200 m a Nord Ovest, nella Barbagia di Ollolai, regione della Sardegna centrale.
Il complesso comprende un nuraghe con annesso abitato e una struttura megalitica.
Il nuraghe si adatta ad un affioramento granitico attraverso dislivelli di strutture d'impianto e di vani. È un edificio complesso costituito da una torre centrale e da un bastione con tre torri secondarie raccordate da cortine murarie ad andamento concavo-convesso. Le strutture sono largamente svettate.
Le murature sono costruite alla base con grandi massi di granito appena sbozzati, posti in opera senza particolare cura; i blocchi divengono più piccoli, rifiniti e disposti su filari regolari nelle parti più alte dei paramenti.
Al bastione (m 18,60 x 12; h max residua m 2,60) si accede attraverso un ingresso monumentale a Sud, con retrostante andito strombato e architravato che sfocia in un piccolo cortile.
Sulle pareti del cortile si apre l'ingresso di due scalette che portano alle camere delle torri secondarie di prospetto: il vano della torre destra, circolare (diametro m 3), è provvisto di un'ampia nicchia con focolare, mentre quello della torre sinistra, a pianta circolare leggermente schiacciata (diametro m 2,50/2,80), presenta un piccolo vano sussidiario.  Un lungo corridoio curvilineo mette in comunicazione la camera della torre di sinistra con l'ambiente della torre di reprospetto: quest'ultimo è tondeggiante (diametro attuale m 1,70), ha il piano pavimentale ribassato di tre gradini rispetto al livello del corridoio di collegamento ed è fornito di uno stipetto sopraelevato. Del mastio, situato al centro del bastione, si conserva oggi ben poco (diametro m 9,00; altezza max. residua m 1,40). Vi si accede attraverso un corridoio strombato, con nicchia a destra, che immette in una camera di pianta circolare schiacciata (diametro m 3,70/2,80); la superficie del vano è ampliata da due nicchie irregolari in pianta aperte rispettivamente sulla parete di fondo e su quella
destra. Nella camera, come anche nell'andito d'ingresso si conservano i resti dell'antico lastricato. Attorno al nuraghe, per ampia superficie, si estende il villaggio di capanne, per lo più circolari. Il nuraghe è databile al 1400-1000 a.C.

 

Tombe dei Giganti Madau

II sito, una vera necropoli di tombe di giganti, comprende quattro sepolture rivolte a Sud Est.
La sepoltura maggiore conserva il corpo tombale (lungh. m 22,20) preceduto da un'ampia esedra (corda m 24; freccia m 4,5) che delimita lo spazio destinato alle cerimonie funebri.
II corpo tombale presenta la struttura interna costituita da un sistema di setti murari paralleli che rincalzano il vano tombale. Questa struttura è coperta da un tumulo delimitato da una crepidine di lastroni lavorati: tra questi alcuni frammenti di una stele con coppella appartenente ad una tomba di giganti più antica.  La parte sommitale del corpo tombale termina con una struttura muraria a "naveta" formata da ortostati di base inclinati sui quali poggiano conci disposti su filari regolari in ritiro verso la sommità arcuata.  L'emiciclo dell'esedra - impostato su un basamento formato da lastroni con funzione di bancone per le offerte - è delimitato da ortostati sui quali si sovrappongono file orizzontali di conci di dimensioni decrescenti verso l’alto. Al centro dell'esedra è presente il portello d'ingresso architravato che ha per soglia un frammento della lunetta superiore di una stele di una tomba di giganti.
Sull'architrave poggiava, forse, il fregio a dentelli formato da due blocchi sovrapposti orizzontalmente: quello superiore è un concio di forma pentagonale che riproduce sulla faccia a vista i dentelli (largh. m 1,02, alt. 0,22); 1'elemento sottostante è un lastrone trapezoidale (largh. m 1,40/0,82, alt. 0,35) con dentelli collimanti con quelli della pietra sovrastante. Davanti all'ingresso si trova anche il chiusino del portello rettangolare con un incavo alla sommità per la presa (largh. m 0,57/0,52; alt. m 0,64).
L'ingresso immette nel vano funerario di pianta trapezoidale (lungh. m 9; largh. 1,20/1,10) che presenta pareti realizzate con blocchi ben lavorati e disposti su filari orizzontali aggettanti; la copertura è ad ogiva (alt. m 1,50). La pavimentazione è costituita da grandi lastroni con incavi, facenti parte della tomba più antica. Anche la Tomba III di Madau venne ricostruita sui resti di una tomba di giganti più antica.
La sepoltura presenta il corpo tombale (lungh. m 11,20; largh. m 5,10; alt. m 3) preceduto dall’esedra (arco m 12,50; freccia m 5,80) al centro della quale si apre 1'ingresso (largh. cm 54/44; alt. cm 60) che introduce nella camera funeraria (lungh. m 7; largh. m 1,03; alt. m 2,10). La ristrutturazione del monumento ha comportato l’ampliamento del vano tombale che presenta sulla parete d. e sul fondo una risega funzionale alla deposizione dei corredi.  Il rifacimento della camera è evidenziato dalla differente tecnica muraria della nuova struttura, realizzata con filari di conci ben lavorati poggianti sui più antichi ortostati di base.  Anche l'esedra venne ristrutturata con la riedificazione del bancone-sedile (sollevato rispetto al precedente). L'esedra inoltre presenta la particolarità di chiudere in tondo lo spazio antistante alla sepoltura. Come nella tomba maggiore, il prospetto presenta un paramento a filari poggianti su un basamento di ortostati, un portello con architrave, forse, sovrastato dai conci a dentelli (m 0,85 x 0,40 x l,44/97) e, nella parte terminale, una piccola stele a lunetta semicircolare (cm 84 x 57 x 31).  La sommità del corpo tombale culmina con una struttura a "naveta" documentata nella tomba maggiore
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